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Caro Beppino, ho appreso ieri della morte di sua moglie. Ovviamente ho trovato la notizia su Internet. Penso che in molti si siano sempre chiesti come mai, mentre lei cercava di sensibilizzare l’opinione pubblica (divisa sull’importanza del testamento biologico) e chiedeva allo Stato che venissero rispettate le volontà di Eluana, di sua moglie non facesse mai parola. Solo ieri, ne ho scoperto il motivo.

Beppino, ho conosciuto il suo dramma e il suo lungo calvario giudiziario (perché per lei un calvario deve essere stato) dai giornali e dalla tv. La fotografia di Eluana che lei portava con sé alle trasmissioni in cui veniva invitato. L’immagine di una ragazza con una grande vitalità.

Non nascondo che ho sempre sostenuto, da semplice spettatore, le sue ragioni. Si trattava di scegliere se lasciarla alimentare da una macchina, in stato vegetativo per il resto dei suoi giorni, o liberarla da quel bozzolo e lasciarla volare via.

Da padre di una splendida bambina oggi ho provato a immaginare che cosa dovesse essere per lei vedere la propria creatura diventare improvvisamente, nel pieno della sua giovinezza e della sua bellezza, un corpo inerme su un letto d’ospedale per una tragica fatalità. Non sentire più il suono incantato della sua voce e il calore del suo abbraccio. Ho provato poi ad immaginare quello che avrebbe provato Eluana a parti invertite. Non poter più trovare conforto nelle sue parole e non avere più una figura di riferimento per il resto della sua vita.

Ma non è bastata tutta questa sofferenza. Per diciassette anni ha dovuto subire gli attacchi violenti di chi l’accusava di voler togliere la vita ad Eluana. L’ipocrisia della Chiesa, la sua influenza nei confronti di uno Stato laico che di laico ha ben poco.

Per diciassette anni lei ha sopportato senza scomporsi attacchi durissimi da quella che io chiamo catto-politica: l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, raccontò di aver saputo che Eluana avesse ancora “un bell’aspetto”, mentre il suo fisico si deteriorava ogni giorno che passava. Addirittura che potesse ancora procreare. Lei non si scompose e lo invitò a visitarla per poter constatare lo stato comatoso e fisico di Eluana.

Vi furono iniziative politiche, perfino un decreto legge, per impedirle di sospendere l’alimentazione assistita.

Penso che solo l’amore per sua figlia le potesse dare la forza di continuare a far valere le ragioni di Eluana. Diciasette lunghi anni per ottenere giustizia.

Per lei fu “un tormento senza fine”.

Eluana smise di respirare artificialmente il 9 febbraio 2009 e da quel giorno forse ricominciò a vivere.