La conferenza stampa in strada per chiedere di porre fine alle violenze tra le autorità di Ankara e i ribelli curdi, scoppiate nel luglio scorso dopo una fragile tregua. Le telecamere e i giornalisti. Poi gli spari in diretta e il cadavere di un uomo che resta a terra. E’ quello di Tahir Elci, 49 anni, avvocato molto noto in Turchia per le sue battaglie per i diritti umani e capo dell’associazione dei legali curdi di Diyarbakir, che un mese fa aveva affermato di non considerare il Pkk un’organizzazione terroristica, nonostante ne denunciasse le violenze. Il suo omicidio ha scatenato la rabbia della comunità curda, che poche ore dopo è scesa in piazza a Istanbul e nella stessa Diyarbakir. E in entrambe le città sono scoppiati incidenti tra manifestanti e polizia.

Sparatoria in strada: uccisi l’avvocato e due poliziotti
La sparatoria è avvenuta intorno alle 11 di sabato 28 novembre nella città del sud-est del Paese a maggioranza curda, subito dopo un incontro con la stampa organizzato nel distretto storico di Sur. Le riprese televisive hanno mostrato agenti in borghese sparare ripetutamente contro una persona che correva verso Elci. Poi, nel filmato si vedono l’avvocato steso a terra e il sangue. I testimoni hanno raccontato che è stato colpito da un unico proiettile. Durante il conflitto a fuoco è morto anche un poliziotto e altre sei persone sono rimaste ferite. Si tratta di tre giornalisti e tre agenti, uno dei quali è morto in serata. La dinamica resta ancora tutta da chiarire, così come la matrice dell’agguato. Tahir Elci il mese scorso era stato arrestato e poi rilasciato in attesa di giudizio per le sue parole sul Partito dei lavoratori curdi pronunciate durante una trasmissione tv.

Scontri a Istanbul e Diyarbakir. Hdp: “Assassinio pianificato”
Il suo omicidio riaccende la tensione in Turchia tra il governo turco e la minoranza curda. A Diyarbakir, dove è stato imposto il coprifuoco, la polizia turca ha respinto con cannoni ad acqua gruppi di manifestanti che protestavano lanciando pietre. Anche a Istanbul sono scoppiati incidenti nel centro della città. Circa duemila persone si sono radunate in piazza Taksim: la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e gli idranti per disperderle. “Spalla a spalla contro il fascismo”, hanno urlato i dimostranti, e “Tahir Elci è immortale”. In piazza anche il partito filocurdo Hdp che ha definito l’uccisione un “assassinio pianificato“. L’avvocato, secondo il gruppo politico, era stato preso di mira dal partito Akp al governo e dai suoi media. 

Erdogan: “Giusta la nostra guerra al terrorismo”
Il presidente Recep Tayyip Erdogan, invece, ha subito puntato il dito contro il Pkk. Ha definito l’omicidio un “incidente” che “mostra quanto sia nel giusto la Turchia nella sua lotta determinata contro il terrorismo”. L’ambasciatore Usa ad Ankara, John Bass, in un tweet si è detto “scioccato e profondamente addolorato” per la morte di quello che il diplomatico definisce un “campione di quanti cercano un futuro in cui i cittadini possano vivere in pace e dignità”. Per il premier Ahmet Davutoglu non è chiaro se Elci sia stato assassinato oppure se sia stato colpito nel fuoco incrociato. Ha però assicurato che “su questo incidente verrà fatta luce. Non permetteremo che ci siano degli omicidi senza nome. Mi rivolgo a quelli che cercano di provocare il nostro popolo e i nostri cittadini a Diyarbakir pensando che l’episodio sarà insabbiato”. Perché, ha aggiunto, l’omicidio di Elci “è un attacco alla pace e all’armonia in Turchia”. Gli scontri tra Ankara e i militanti curdi del Pkk sono ripresi a luglio dopo due anni di cessate il fuoco. E’ così naufragata la trattativa per un accordo di pace per mettere fine al conflitto che dura da trent’anni. E che ha provocato 40mila morti.