Mentre nelle filiali delle quattro banche oggetto del “piano di salvataggio messo a punto dal resto del sistema vanno in scena le proteste di azionisti e obbligazionisti, la Banca centrale europea ha messo a punto le pagelle definitive sui patrimoni degli istituti italiani. Il risultato del processo di revisione e valutazione prudenziale (Srep), secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, è una promozione per Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Bpm, a cui viene riconosciuto un basso livello di rischio, mentre risultano bocciate Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Che però hanno già in cantiere aumenti di capitale sufficienti, sulla carta, per riportarle in carreggiata: fino a 1,5 miliardi per l’istituto da cui ha appena dato le dimissioni il presidente Gianni Zonin, indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, e fino a 1 miliardo per la banca di Montebelluna. Che venerdì ha comunicato lo stop alla vendita di Banca Intermobiliare alla svizzera Bsi, acquisita a luglio dalla Btg Pactual di André Esteves. Due giorni fa il banchiere brasiliano è stato arrestato perché coinvolto nell’ambito dell’inchiesta per corruzione incentrata sulla compagnia petrolifera Petrobras. Di conseguenza Bsi ha fatto sapere di non poter portare avanti le trattative per l’acquisizione.

Ubi, Bper, Popolare di Sondrio, Banco Popolare e Unicredit sarebbero, secondo Il Sole, in terza classe, corrispondente a un livello di rischio medio. Per queste banche il requisito minimo di capitale è compreso tra 9,25 e 9,75%. Quanto a Carige e Monte dei Paschi di Siena, che in base ai risultati preliminari comunicati a settembre erano anch’esse nella retroguardia (quarta fascia), secondo il quotidiano di Confindustria “non è escluso” che dopo le nuove ricapitalizzazioni siano state promosse in terza classe. Mps, che giovedì sera ha reso note le indicazioni ricevute da Francoforte, ha fatto sapere che il proprio patrimonio è già oltre i livelli imposti dall’Eurotower: il Cet 1 ratio, cioè il capitale di qualità primaria rapportato alle attività ponderate per il rischio, al 30 settembre era al 12% contro il 10,75% richiesto dal 31 dicembre 2016.

Le richieste della Bce a Rocca Salimbeni, però, non si fermano qui: ai vertici della banca vengono imposte “restrizioni ai pagamenti di dividendi e distribuzioni su azioni e altri strumenti finanziari di propria emissione” e “la prosecuzione attiva delle iniziative volte a fronteggiare le non-performing exposures (crediti deteriorati, ndr), insieme ad iniziative di ristrutturazione, ivi incluse operazioni di aggregazione“. Non solo: l’istituzione guidata da Mario Draghi auspica “la messa in atto di iniziative finalizzate a monitorare efficacemente, e a garantire su base continuativa, l’adeguatezza patrimoniale delle controllate Mps Capital Services e Mps Leasing &Factoring, nonché l’attuazione di misure correttive per il rispetto dei limiti regolamentari previsti in materia di Grandi Esposizioni”.