“Sarebbe stato prima colpito alla testa e poi buttato dalla finestra almeno da due persone”. È la tesi, sostenuta da tre perizie, rappresentata dall’avvocato Luca Goracci alla Procura di Siena, che ha deciso di riaprire il caso sulla morte di David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena deceduto il 6 marzo 2013 dopo essere volato giù dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni. L’istanza di riapertura era stata depositata dal legale della vedova di Rossi, Antonella Tognazzi, dieci giorni fa, e oggi il procuratore della Repubblica Salvatore Vitello, in accordo con il sostituto Andrea Boni, ha deciso di ricominciare a indagare sul caso che finora era sempre stato catalogato come suicidio. 

Invece secondo le perizie grafologica, medico legale e dinamico-fisica sulla caduta – già “oggetto di valutazione” da parte della Procura e che hanno portato alla decisione di ricominciare a indagare “sui temi di prova evidenziati” – la caduta di Rossi non sarebbe stata accidentale. Le indagini di parte, che saranno presentate alla stampa martedì a Roma, avrebbero evidenziato che i tre biglietti di addio alla moglie, ritrovati nel cestino dell’ufficio del capo comunicazione della banca senese, sarebbero stati scritti “sotto coercizione fisica o psichica”, sostiene la perizia del professor Giuseppe Sofia, già collaboratore di numerose procure italiane. E un ulteriore segno che dimostrerebbe come le lettere d’addio non siano state scritte da Rossi sarebbero le ecchimosi sulle braccia riscontrate nell’esame autoptico “chiaro segno di afferramento”. Oltre all’analisi dei filmati delle telecamere di sicurezza che confermerebbero, secondo i tecnici della difesa, come la prima analisi della caduta fosse errata.

Rossi fu ritrovato cadavere sul selciato del vicolo di Monte Pio, attorno alle 20 del 6 marzo di due anni fa, nel pieno della bufera per lo scandalo derivati che coinvolse il Monte dei Paschi fino agli ex vertici, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. L’indagine venne chiusa nel marzo 2014 catalogando come “suicidio” la morte del capo comunicazione della banca senese. E poco più di un anno fa, il 10 novembre 2014, la Procura generale aveva rigettato la prima richiesta dei famigliari per la riapertura dell’inchiesta. Nei giorni immediatamente successivi alla morte, i magistrati toscani avevano anche ricevuto un esposto dell’ex consigliere di amministrazione di Mps, Michele Briamonte, che chiedeva di verificare un’eventuale connessione tra la morte di Rossi e la pubblicazione da parte dell’agenzia di stampa Reuters, tra le 18.49 e le 18.58 di quel giorno, di due lanci riguardo la quantificazione del danno richiesto da Mps a Nomura e Deutsche Bank, oltre che a Mussari e Vigni. Una cifra (1,2 miliardi di euro) che in quel momento, secondo Briamonte, era nota a pochissime persone.