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Attentati Parigi, perché spaventano più dell’11 settembre

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bataclan 675

Lo scopo dei terroristi, come vuole il loro nome, non è solo quello di uccidere, ma anche di terrorizzare il nemico. E’ per questo che, a differenza di chi ha l’unico scopo di uccidere, il terrorista non insabbia, non depista, ma rivendica. Soprattutto sui social network, dove una notizia diventa virale, con tanto di hashtag #Pariginfiamme.

Essendo questo il loro scopo, l’attentato di Parigi è ancora più efficace di quello di New York dell’11 settembre 2001.

Che l’Isis, come e più di Al Qaeda curi la propria comunicazione è ormai appurato. Ne parlò Renzi ai suoi e l’abbiamo già analizzato su questo blog. Anche l’attentato nel cuore dell’Europa segue precise ed efficaci tecniche di comunicazione.

La narrativa, sia essa letteraria o cinematografica ci insegna che la paura è creata non dalla sorpresa, ma dalla suspance.

Vedere due aerei schiantarsi sulle Torri Gemelle ci ha spaventato, certo, ma l’emozione predominate è stata la sorpresa, lo stupore. Nessuno se lo aspettava. L’attentato di ieri invece ha rivelato come giustificate le nostre più comuni paure: quella dell’attentato alla partita allo stadio, al concerto, all’evento di massa in generale. Dall’11 settembre abbiamo vissuto i grandi eventi con apprensione, ma non abbiamo mai salito un grattacielo o un palazzo con lo stesso sentimento. Eppure, alle grandi partite e ai concerti, clichè solo nella nostra immaginazione, non era mai avvenuto niente. Fino a ieri notte.

L’attentato a Parigi cambierà dunque il nostro modo di vivere i grandi eventi più di quanto abbiano fatto le Torri Gemelle, perché da oggi ce lo aspetteremo. Ecco il segreto dell’ansia, della suspance in senso narrativo.

Lo storytelling usato dallo Stato Islamico come da tutti i politici ha ovviamente gli stessi schemi di quello letterario e cinematografico, da cui quello politico proviene. Per capire il meccanismo usato, dunque, immaginiamo la scena di un film.

In questa scena vediamo il protagonista e il suo amico seduti a un tavolo, a parlare tranquillamente. All’improvviso scoppia una bomba sotto al tavolo e i due saltano in aria con tutto il locale. Un colpo di scena, una sorpresa.

Rimandiamo indietro la pellicola e immaginiamo la stessa scena raccontata in altro modo, con un’altra regia. Vediamo inquadrata una bomba sotto a un tavolo vuoto, in un locale. Il protagonista e l’amico si siedono casualmente proprio a quel tavolo. L’orologio della bomba inizia a scorrere verso lo zero, ma i due parlano tranquillamente e sembrano avere tutta l’intenzione di restare ancora a lungo. I due scherzano, ignari di tutto, ma come possiamo vedere dalla nuova inquadratura mancano ormai pochi secondi all’esplosione…

Vorreste avvisarli vero? Urlargli “ehi, ma cosa state facendo? Via da lì, c’è una bomba sotto al tavolo!” Vi state agitando?

A questo punto non ha importanza che la bomba scoppi o meno. Il sentimento di ansia l’avete già provato. Con una bomba e un tavolino possiamo avere un solo breve attimo di sorpresa – come nella prima scena -, oppure lunghi minuti di faticosa suspance.

Farci vivere nella suspance è lo scopo dei terroristi. Ieri, con l’attentato di Parigi, colpendo con successo proprio dove ci aspettavamo, l’hanno raggiunto in Francia e in tutta Europa. Compresa l’Italia.

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