Dissero, e scrissero, che il Coisp, il giorno del sit-in davanti al municipio di Ferrara dove lavorava la madre di Federico Aldrovandi, faceva “stalking istituzionale”, “autentico sciacallaggio”, rendendosi colpevole di “femminicidio morale” nei confronti di Patrizia Moretti.
Era il 27 marzo 2013 e di lì a poco il Coisp consegnò ai tribunali di mezza Italia la sua lista nera di querele che chiamava in causa un centinaio di persone tra giornalisti, politici e comuni cittadini. Nel caso specifico la querela era diretta contro Ilaria Cucchi, Domenica Ferrulli, Lucia Uva e Checchino Antonini, giornalista di Popoff.

Ora il gip di Roma archivia l’accusa di diffamazione aggravata, scagionando gli indagati in base alla scriminante del diritto di critica.
Nelle tre pagine di motivazioni il giudice Giulia Proto parte dalla posizione della Cucchi che, intervenendo a Radio Città Fujiko di Bologna, definì l’atteggiamento del Coisp “un femminicidio morale”. “Credo che quelle persone – aggiunse – che si trovano lì sotto a in difesa dei loro colleghi che sono in carcere perché sono dei criminali, adesso sono esattamente come loro”. Parole che per il gip rientrano nella sfera del diritto di critica. Critica sì “caratterizzata da toni particolarmente forti”, ma “né volgare né gratuita”. Specie in considerazione della “reazione emotiva preponderante della Cucchi – recita l’ordinanza di archiviazione – a causa del suo imprescindibile legame con la Moretti”, dal momento che “ha perso il fratello in una situazione equiparabile al caso Aldrovandi”. Per questo le parole della sorella di Stefano devono considerarsi “proporzionate e funzionali all’opinione, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritenevano compromessi”.

Lo stesso vale per la lettera a sei mani che la Cucchi, insieme a Domenica Ferrulli e Lucia Uva, consegnò all’Huffington Post, nella quale chiedevano di fermare lo “stalking istituzionale contro mamma Aldrovandi” e tacciavano l’azione del sindacato di Polizia come “violenza tipicamente maschile su quella madre”. Frasi che “non travalicano il limite della continenza, non ledendo la sfera morale altrui, ma esprimendo un parere critico nei confronti della condotta attuata dal Maccari e dal Coisp”.

Un cenno merita anche Checchino Antonini, giornalista di Popoff e di Liberazione. Il cronista fu il primo a far conoscere il caso Aldrovandi sui media nazionali, facendo pubblicare a tutta pagina su Liberazione la foto che Patrizia Moretti mostrò ai manifestanti del Coisp, quella del figlio morto all’obitorio. Antonini aveva bollato la “provocazione del sindacatino di ultradestra” come “autentico sciacallaggio”. Per il giudice si tratta di giudizi che “devono essere letti alla luce del caos mediatico seguente alla manifestazione e alla luce della volontà di Antonini di manifestare la propria solidarietà, espressione della maggior parte della società civile e anche di vari esponenti delle istituzioni”.