In una Bologna blindata da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, i primi ad accogliere Matteo Salvini, Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, che arriveranno in mattinata per fare comizio comune “contro il governo blocca Italia di Matteo Renzi, sono i partigiani dell’Anpi. Che assieme al fazzoletto rosso d’ordinanza, hanno deciso di rispondere all’ondata verde azzurra con uno slogan da portare in corteo: “Se il buongiorno si vede dal mattino, affoga Salvini nel cappuccino”. La scelta è ironica e non casuale: è stato Salvini, del resto, a lanciare l’idea di un raduno a partiti unificati, sia per manifestare contro Renzi, sia per presentare al capoluogo emiliano romagnolo la candidata a sindaco leghista Lucia Borgonzoni, che a maggio se la vedrà alle urne con l’attuale sindaco bolognese in quota Pd, Virginio Merola.  Sempre Salvini, poi, ha telefonato a Berlusconi e alla Meloni per chiedere al centrodestra nazionale di unire le forze per portare in città almeno 100.000 persone, al grido “Liberiamoci e ripartiamo”. E di nuovo il leader del Carroccio è colui che ha definito “zecche rosse” i collettivi e i partigiani bolognesi, insorti all’idea di avere piazza Maggiore invasa da leghisti e forzisti.

“Il raduno di oggi, che porterà a Bologna, medaglia d’oro per la Resistenza, fascisti, razzisti, omofobi e individui che diffondono l’odio sociale, è un insulto – attacca l’Anpi – soprattutto perché proprio ieri qui si commemorava la battaglia di Porta Lame, uno dei principali momenti dell’antifascismo bolognese. Ed è uno scandalo che a queste persone sia stata concessa piazza Maggiore, cuore pulsante della città, dove si trova il sacrario dei Caduti partigiani”.

L’Anpi, quindi, ha deciso di riprendersi Bologna a modo suo, prima partecipando alla colazione R’Esistente organizzata dal Pratello, quartiere simbolo dell’antifascismo cittadino “addobbato” per l’occasione con bandiere della Pace, per “infestare Bologna”, in riferimento al nomignolo salviniano. E poi dividendosi per andare a dare man forte ai cortei che partiranno in mattinata da piazza XX Settembre, il ponte di Stalingrado e piazza Medaglie d’Oro, capitanati dai collettivi e da Rifondazione Comunista.

“Siamo pronti a rispondere a tono a Salvini e Berlusconi – sottolinea Serena Sorbino, presidente dell’Anpi del Pratello – che credono di poter venire qui a offendere ciò che questa città rappresenta”.  L’associazione, ricordano i partigiani, “non porta bandiere di partito, non rappresenta alcuna fazione politica, però si è assunta il compito di difendere e tramandare la memoria storica di questo paese. Ebbene, con la manifestazione di oggi, gli istigatori d’odio vogliono infangarla, e noi non lo permetteremo. E’ un tentativo becero e vergognoso contro il quale siamo pronti a batterci, e lo faremo pacificamente”.

L’invito, infatti, è alla non violenza, in una città blindata dove il livello di tensione è alto da giorni. Proprio ieri anche il sindaco Merola aveva lanciato un appello alla manifestazione pacifica: “Non concediamo alla Lega quello che qui sono venuti a cercare – diceva dal palco della commemorazione della battaglia di Porta Lame, alla presenza di partigiani e collettivi – ma dimostriamo tutti insieme che Bologna porta avanti i valori della nostra democrazia, attraverso la convivenza civile e il rispetto della nostra Costituzione”. Però è stato fischiato.

Così anche Roberto Romagnoli, presidente dell’Anpi bolognese, ha deciso di riprovarci. “Sono partiti regolarmente riconosciuti e possono fare il loro raduno – spiega – è chiaro che venire a Bologna, dove non contano niente, è una provocazione. Ma trattiamoli da provocatori, perché quello che vogliono è che qualcuno perda la pazienza”.

L’obiettivo della manifestazione, sottolineano i partigiani, è uno solo: “Salvini vuole piantare una bandierina in una piazza che non gli appartiene per dire che dobbiamo essere tutti razzisti – sottolinea l’Anpi – e noi siamo qui per dimostrargli che questo non accadrà mai. Perché sono nemici della Costituzione, dell’antifascismo, del movimento partigiano e di quella stessa libertà che rivendicano con la loro presenza qui. La libertà che il movimento partigiano ha permesso a loro”.