Non è la prima volta che un libro di Gianluigi Nuzzi, giornalista e scrittore, fa infuriare il Vaticano, ma stavolta l’uscita di Via Crucis (Chiarelettere) è addirittura preceduta dagli arresti.

Perché il Vaticano teme così tanto il libro?
Racconto per la prima volta la “Via Crucis” di Francesco iniziata appena divenuto Papa per portare avanti le riforme, cambiare la Curia, allontanare i mercanti dal tempio. Il libro svela la situazione drammatica che Jorge Mario Bergoglio eredita da Joseph Ratzinger, fatta di affari opachi, privilegi, angherie. Si temono i libri che raccontano i fatti ricostruendoli con documenti incontrovertibili, che vogliono far conoscere quelle realtà che nulla hanno a che vedere con il vangelo, che testimoniano i continui ostacoli che frappongono questo pontefice dal raggiungere gli obiettivi che annuncia. Bergoglio non fa marketing, è se stesso, ma si confronta con una Curia dove il cambiamento nei dicasteri, nei posti di comando avviene lentamente per non creare fratture.

Queste relazioni segrete sui bilanci e sulla finanza vaticana cosa dimostrano?
Che i cardinali hanno lasciato le berline in garage, ma continuano a vivere in appartamenti di 500 metri quadrati mentre l’unico che vuole cambiare davvero, Bergoglio appunto, vive in soli 50 metri quadrati. È un esempio banale che spiega bene le contraddizioni ancora fortissime del Vaticano.

Il libro contiene anche registrazioni del Papa, cosa dice?
Sono riunioni alle quali partecipano cardinali e monsignori. Il Papa è stato appena eletto, ma già mostra di conoscere bene le drammatiche criticità della curia. Dice che la spesa, i conti sono fuori controllo e fa una disamina impietosa della situazione, di chi se ne approfitta e di chi agisce da incompetente. Il solo fatto che un pontefice debba occuparsi – e controllare, come ho scoperto – persino i lavori edili e gli acquisti indica quale sia la reale situazione d’Oltretevere.

Cosa pensa degli arresti di Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, accusati di aver trafugato documenti riservati?
Cosa si può pensare di chi risponde a un libro con le manette? Poi certo, sfogliando il libro – capitolo per capitolo – trovo tante risposte a questi arresti, a chi ha paura che gli scandali emergano, che si sappia quanti soldi dati per la beneficenza vengano invece sottratti alle opere di bene previste dall’Obolo di San Pietro o la storia dei 400 conti correnti bloccati nottetempo allo Ior per tutte le pratiche che riguardavano le santificazioni e le beatificazioni.

Crede che il Vaticano possa in qualche modo ostacolare la pubblicazione del suo libro?
Lo sta già facendo, cercando di trascinare noi giornalisti nella telenovela di corvi, cornacchie, fagiani, gossip e chissà cos’altro, tentando di distrarre dal contenuto di un libro che si basa sui fatti, gli unici che importano a me che faccio il cronista.

Da il Fatto Quotidiano di martedì 3 novembre 2015