Il caso delle capre utilizzate dalla Marina Militare per la manutenzione dei prati approda in Parlamento. Sel ha infatti presentato un’interrogazione e ha chiesto al governo spiegazioni dopo l’articolo de ilfattoquotidiano.it che racconta la strana richiesta del capo di Stato maggiore – presa subito sul serio dagli ufficiali – sull’impiego degli animali in due caserme, quella di Venezia e quella di Grottaglie, in Puglia, oltre che sulla punizione inflitta a un militare che aveva segnalato la singolarità della vicenda.

“Pare che tutto nasca – scrive Sel – da una ‘battuta’ dell’ammiraglio Giuseppe de Giorgi, che durante una visita alle basi si è lamentato della incuria in cui versavano i prati e di fronte alle osservazioni che sottolineavano la mancanza di fondi per le manutenzioni ordinarie ha replicato, ironizzando, ‘allora comprate delle capre'”. Detto, fatto.

“Al netto della assurdità della vicenda (sarebbe interessante capire in quale capitolo di spesa è stato inserito l’acquisto dei ruminanti) emergono due elementi gravissimi”, affermano gli esponenti di Sel Duranti, Scotto e Fratoianni. Il primo riguarda la gestione delle risorse per la Difesa, con “l’aumento a dismisura degli investimenti per gli armamenti (come gli F35) e, di contro, il taglio dei fondi per l’esercizio e le normali attività di gestione”. Il secondo elemento riguarda invece “la punizione comminata al militare che ha ‘denunciato’ con una lettera ai superiori la vicenda”, partendo “dalla difficoltà di gestione e di salute in cui versano gli animali acquistati (che evidentemente richiedono cure e attenzioni particolari). Per tutta risposta – sottolinea Sel – gli sono stati affibbiati tre giorni di consegna di rigore, punizione severissima, per ‘violazioni delle funzioni attinenti al grado’ e per ‘rivelazione di segreti militari‘”.

Sel – ricordando anche il caso della punizione inflitta a tre militari dell’Aeronautica per aver “divulgato informazioni” circa un volo effettuato dal premier Renzi – evidenzia che “tutto questo avviene perché la normativa sui provvedimenti disciplinari non è adeguata e spesso anche male applicata, lasciando piena libertà alla arbitrarietà gerarchica. Bisogna intervenire subito, dotando finalmente le Forze armate di una rappresentanza sindacale piena affinché il personale militare possa tutelarsi autonomamente, senza essere costantemente sotto ricatto”.