Cinque accadimenti che meritano forse qualche commento.
– Non smetterò mai di provare sgomento al pensiero che siamo passati da Calamandrei alla Boschi come Padri Costituenti. Do però atto alla ministra di avere a cuore, almeno mediaticamente, il tema dei diritti civili. Oltretutto il ddl Cirinnà garantirebbe cose basilari, tipo la Stepchild Adoption che hanno praticamente tutti tranne noi: approvarlo è il minimo. Certo, la Boschi è la Boschi, e per lei avere a cuore i diritti civili significa andare a vedere un concerto di Mika (vedi tweet dell’11 agosto), ma il livello è quello che è. La Boschi, se non altro, ci ha provato. Così, andando contro la sua natura di fervente cattolica fanfaniana, si è spinta – perdincibacco – oltre la Cei e Alfano. Un bel gesto, che però – ahilei – pare le sia valso una telefonata di fuoco di Renzi: “Maria Elena, datti una calmata”. Sarebbe stato divertente ascoltare la telefonata. Me la immagino come un litigio tra Jerry Cala e Karina Huff in una scena tagliata di Vacanze di Natale: roba forte. Resta il dato più sconfortante: in Italia, su temi dirimenti come i diritti civili, dobbiamo dipendere da uno come Alfano, che ha più capelli che elettori. Auguri.

A Marino non stai proprio dietro. Non ce la fai, e probabilmente neanche lui riesce a seguire se stesso. Ormai siamo oltre il situazionismo, il comico, il surreale. “Mi dimetto? Ma sì. Anzi no. Boh, intanto ci penso”. Roba da matti, anzi da Pd. Già, il Pd. Ieri grandi scene a Roma. Marino fa questa conferenza in cui dice che lui è Mazinga e sconfiggerà le forze del Male. Subito Orfini, con la sua bella faccia da mattatore triste in uno spot delle patatine Amica Chips, tuona contro i consiglieri comunali. Una cosa tipo: “Dovete giurarmi che, se questo qua ci riprova, voi votate compatti la mozione di sfiducia contro di lui”. A quel punto: il gelo. Nessuno lo segue, e c’è da capirli: obbedire a Orfini è come essere un masochista e avere per mistress la Serracchiani in ciabatte fucsia. Marino ci farà sognare ancora: c’mon Ignazio.

– Ogni tanto Renzi ne indovina una. Ieri, per esempio, in un piccato e barboso post su Facebook ha fatto sapere che l’abolizione della tassa sulla prima casa non varrà per ville e castelli. E bravo il nostro Pacioccone Mannaro: alla fine ci sei arrivato. Solo che, anche quando ne fa una giusta, proprio non ci riesce ad ammettere di avere sbagliato in precedenza. Così ha scritto che lui non aveva mai pensato a cancellare la tassa su ville e castelli. Eccome se ci aveva pensato: le bozze dei testi lo smentiscono. E poi c’è la strepitosa prima pagina de L’Unità (o quel che ne resta) che gridava garrula giorni fa: “Il ballo del mattone. La verità sulla Tasi”. La verità (cit) è che Renzi è stato stanato da quei gran rompiballe dei gufi e a quel punto ha fatto retromarcia. Non è reato dire: “Ho sbagliato e ci ho ripensato”. Pensate: ho imparato anch’io. Provaci ancora, Matteo.

– Sempre su Renzi. Ogni volta che l’opposizione chiede in Comune a Firenze chiarimenti sulle spese pazze dell’ex sindaco nonché Presidente della Provincia (600mila euro in pasti dal 2004 al 2009), la maggioranza nardelliana fa finta di niente e continua spedita la sua marcia verso il gattopardismo 2.0. Ah, la trasparenza. Ah, gli scontrini. Ah, la spending review. Tutte cose che vengono in mente anche per l’esborso esoso (e pubblico) che servirà per sublimare la megalomania di Renzi: spendere un mutuo per un aereo di Stato sfarzosissimo. Renzi è pure un po’ bischero, e lo si dice qui col consueto rispetto: per avere il wifi in cielo e la gazzosa in frigo, ha scelto un semi-scarto Ethiad del 2006. Usato di quasi dieci anni. Un po’ come fare il figo con gli amici dicendo che hai comprato una Jaguar, e poi ti presenti al parcheggio con una Polo crema di seconda mano. Vamos.

– Un gigante si staglia all’orizzonte: è Fabrizio Cicchitto. L’ex tutto ha fatto sapere che Renzi è riuscito a fare quello che non avevano fatto né Craxi né Berlusconi. Cosa? Uccidere i comunisti. Ohibò. Cicchitto ha anche annunciato che intende sciogliere Ncd, e questo di per sé è facile: ormai sono rimasti in sei, compresi forse gli acari che bivaccano festanti sul capino lisergico di Giovanardi. Cicchitto ha quindi aggiunto che i centristi devono confluire in una nuova formazione di appoggio al Premier: “Moderati per Renzi”, o qualcosa del genere. Non vedo l’ora che ciò accada. Come non vedo l’ora che, a quel punto, il prode Bersani corra in tivù per lamentarsi a reti unificate, ora dicendo “Cicchitto è un problema” e ora asserendo “Verdini non fa parte della nostra storia”. Salvo poi, puntualmente, ingoiare anche quel rospo. In nome della “ditta”.