“Non ho mai utilizzato denaro pubblico a scopo privato, semmai il contrario”. Ignazio Marino va all’attacco. In una conferenza stampa convocata in Campidoglio, il sindaco dimissionario di Roma è tornato sul cosiddetto “caso scontrini“: “Sono stato ascoltato come persona informata sui fatti e non sono indagato”, ha detto il primo cittadino facendo riferimento alle sue dichiarazioni spontanee rese lunedì al pm che indaga sugli scontrini. “Mi sono dimesso da sindaco per un estremo rispetto dell’autorità giudiziaria, dinanzi alla quale volevo presentarmi da dimissionario, per spiegare i fatti relativi agli esposti che mi riguardano”, ha detto Marino che quindi è passato al contrattacco: “Gli esposti presentati da M5s e Fdi sono vergognosi, fatti da persone ignoranti o in malafede. Uno degli esposti parlava di spese di lavanderia: basta informarsi meglio per comprendere che non si tratta di spese personali, ma per lavare gli abiti storici di Vitorchiano che il Comune utilizza per ricevere gli ospiti illustri” .

“Mi sono recato per due giorni a New York il 1 settembre per confrontare il lavoro fatto per l’housing sociale di New York e la gestione del patrimonio pubblico – ha spiegato il primo cittadino, che rimarrà in carica fino al 2 novembre – il giorno dopo ho avuto un lungo incontro con il sindaco Bill de Blasio. Era un viaggio istituzionale, ma visto che ero reduce da una vacanza negli Stati Uniti decisi di pagare l’albergo, circa 700 euro, a mie spese”. Il sindaco ha lasciato la porta aperta a un ripensamento: “Così come prevede la legge, e come detto nella mia lettera di dimissioni, pensavo e penso che ho 20 giorni per fare opportune riflessioni e verifiche sulle mie dimissioni”. D’altra parte l’esistenza di una maggioranza in Assemblea Capitolina pronta a sostenere ancora Marino “fa parte delle verifiche che bisognerà fare”, ha spiegato ancora Marino. Ma per il Partito Democratico la partita è chiusa: “Non ci sono le condizioni politiche per andare avanti”, è la linea ribadita durante un incontro tra Matteo Orfini, commissario del Pd romano, e i consiglieri dem.

Che in conferenza stampa non è voluto entrare nel merito degli scontrini contestati. Argomento affrontato, invece, dall’avvocato del sindaco, Enzo Musco: “Gli scontrini venivano registrati a distanza di tempo. Coloro i quali registravano gli scontrini non commettevano nessun tipo di falsità, perché non facevano altro che seguire una prassi che il Comune di Roma segue da tanto tempo, convalidata anche dal regolamento Anci, in merito alla restituzione dei rimborsi per l’attività svolta” – ha detto il legale – chi di voi ricorda con chi ha cenato 5 mesi fa? Io personalmente no. Figuratevi come potrebbe il sindaco con i suoi numerosi impegni. Il sindaco ha dato una motivazione più che convincente, che riabilita la sua figura. Non è peculatore ma gran galantuomo”.

“Un altro merito del sindaco Marino – ha proseguito Musco – è quello di aver raccolto una quantità enorme di soldi per il restauro di beni archeologici. Ha dimostrato ai magistrati di aver raccolto 10 milioni di euro per attività di restauro di beni culturali e, con orgoglio, ha rivendicato questa sua funzione e capacità di trovare questi fondi”.

Nella questione interviene a gamba tesa anche il ministro dell’Interno: “E’ un thriller sulla pelle della città”, ha detto Angelino Alfano, secondo cui Marino “sta dando un ultimo aiutino al Pd”.