Si scrive Luigi De Magistris e si legge Vincenzo De Luca. Ma la posta in gioco è ancora più ampia: la modifica della legge Severino sull’incandidabilità. Oggi, su ricorso di De Magistris, la Consulta discute sulla costituzionalità della norma che sospende gli amministratori condannati. Se la Corte giudicherà la legge anche solo parzialmente incostituzionale, il premier Renzi sarà costretto a rimediare contravvenendo a quel che ha sempre dichiarato: “Nessuna modifica alla legge Severino”. Se la legge sarà giudicata costituzionale crollerà invece la difesa del governatore campano De Luca, cui a quel punto resterebbero poche carte da giocare contro la sospensione della sua carica. In entrambi i casi, per il governo e il Pd, una bella gatta da pelare.

Sono due, infatti, gli scenari possibili. Se la Consulta decide che la legge Severino sull’incandidabilità non presenta alcun profilo di incostituzionalità, sia il sindaco di Napoli De Magistris (che intanto dovrebbe però vedere prescritto il suo reato) che il governatore campano De Luca verranno sospesi. Viceversa si aprirà la strada alla modifica della legge Severino. Con gli esiti che questo parlamento e queste alleanze di governo saranno in grado di garantire.

Il governo formalmente difende la legge Severino sull’incandidabilità, anche contro De Magistris di fronte alla Consulta. Gli avvocati dello Stato Gabriella Palmieri e Agnese Soldani hanno presentato due memorie per sostenere in giudizio la costituzionalità della norma. “Noi interveniamo perché ce lo chiede la presidenza del consiglio” spiega al fattoquotidiano.it l’avvocato Palmieri, che facendo un confronto con altri casi simili ammette anche che si tratta di una prassi consolidata: “Può capitare che sul parere su qualche legge non ci chiedano di intervenire ma è molto raro”.

Dunque una scelta obbligata per chi, come Renzi, in occasione delle ultime elezioni regionali diceva di “non prendere lezioni di legalità da nessuno” e intanto dava il pieno sostegno, suo e del Pd, all’“impresentabile” Vincenzo De Luca, finito nella black list della commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi. Aspettare la Consulta è una strada obbligata per non finire nel tritacarne della polemica politica e mediatica. Ne è convinto il giurista Gianluigi Pellegrino, cui si deve il ricorso in Cassazione che ha sottratto al Tar la competenza in materia di incandidabilità: “Un intervento della Consulta darebbe alla politica quello spunto per modificare la legge che non ha la forza di assumere autonomamente perché teme lo sfavore popolare”.

Nelle memorie dell’avvocatura di Stato viene chiesto il rigetto della questione di legittimità essenzialmente per due ordini di ragioni. La prima riguarda l’origine del ricorso: “Abbiamo chiesto alla corte di valutare il fatto che il giudice che ha sollevato la questione nel frattempo è diventato privo di giurisdizione” spiega l’avvocato Palmieri. Ossia, visto che la questione è stata sollevata dal Tar, ma poco tempo dopo la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza sulla materia è dei giudici ordinari, la Consulta potrebbe rigettare il ricorso considerandolo inammissibile, con l’effetto di rimandare la questione sulla legittimità costituzionale che intanto è stata sollevata dal Tribunale civile di Napoli sull’altro ricorso, quello di De Luca. Nel merito invece, gli avvocati negano la violazione del principio di irretroattività, che impedisce l’applicazione di una sanzione per reati compiuti prima dell’approvazione della legge, data la natura “non sanzionatoria” della sospensione.

Il punto dolente potrebbe riguardare invece la disparità di trattamento tra amministratori locali e parlamentari nazionali ed europei, punto che è stato sollevato anche dall’Autorità Anticorruzione all’interno delle 25 proposte di modifica della legge sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. Nel documento l’Anac suggeriva un’armonizzazione delle norme che tenesse conto della gravità dei reati, che se venisse attuata escluderebbe l’abuso d’ufficio dall’elenco di quelli per cui adesso scatta la sospensione. Proprio il reato per cui De Luca e De Magistris hanno ricevuto il provvedimento di sospensione, prima che questo fosse a sua volta sospeso in attesa della sentenza della Corte Costituzionale.