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Garlasco, Garofano: “Attacco mediatico senza precedenti. Conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia Stasi”

"Se ci fossero stati dati che inficiavano l’accertamento che sui pedali della bici di Stasi c’era il Dna di Chiara lo avremmo sicuramente comunicato" ha spiegato in una intervista. La pm del caso all'epoca Rosa Muscio respinse il 27 settembre un'eccezione di nullità della difesa dell'allora indagato
Garlasco, Garofano: “Attacco mediatico senza precedenti. Conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia Stasi”
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Nel dibattito sulle nuove verifiche investigative sul delitto di Garlasco, l’ex comandante del Ris Luciano Garofano torna a difendere gli accertamenti eseguiti all’epoca sull’omicidio di Chiara Poggi e ribadisce la propria convinzione sulla responsabilità di Alberto Stasi, condannato in via definitiva. “Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui”.

Uno dei punti contestati riguarda i dati relativi alle analisi effettuate il 20 e 21 settembre, che secondo la Procura non sarebbero stati rinvenuti, ma che erano stati sottoposti alla difesa già il 24 settembre come anticipato dal FattoQuotidiano. Garofano – in una intervista al Corriere della Sera – respinge l’ipotesi che siano stati occultati e sottolinea che il materiale era stato successivamente prodotto dal Ris su richiesta dell’autorità giudiziaria. Garofano, ricordando che, secondo la sua ricostruzione, “nella relazione dei periti con la quale la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo, i consulenti di Stasi fanno riferimento alle analisi fatte il 20 e il 21 settembre. Ciò dimostra che tutto è stato messo a disposizione delle parti”. Sulle polemiche sui carabinieri di Ris Garofano risponde: “È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro. Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris”

La nota della pm Muscio

Sul punto proprio ieri è intervenuta con una nota ufficiale anche l’allora pm Rosa Muscio in cui viene spiegato che il 27 settembre 2007 la difesa di Alberto Stasi aveva presentato un’eccezione di nullità – ritenuta infondata – sostenendo che i consulenti Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri – incaricati di assistere agli esami sui pedali della bicicletta dell’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi – non fossero stati messi a conoscenza della ‘relazione preliminare sugli accertamenti biologici’ svolta nei laboratori del Ris di Parma, ma solo di aver ricevuto copia di due verbali e copia dei profili dei Dna acquisiti.

Per l’allora titolare dell’indagine, “i consulenti hanno partecipato regolarmente alle operazioni compiute o comunque sono stati messi nelle condizioni di partecipare alle stesse come risulta da tutti i verbali delle operazioni tecniche”. Con particolare riferimento al campione ‘bu_p’ sui pedali della bici, in questi giorni tornati di attualità, “dal verbale delle operazioni tecniche del 17 settembre 2007 risulta che lo stesso Fabbri, consulente della difesa, ha dato atto e quindi ha partecipato alla quantificazione attraverso Real Time degli estratti purificati del suddetto campione e, stante la sua impossibilità a comparire il giorno 18 settembre 2007, ha acconsentito a che le operazioni proseguissero senza soluzione di continuità e senza ulteriori avvisi“. Quanto al fatto che il professor Avato non avesse conoscenza della relazione preliminare del 24 settembre 2007 – che porta al fermo (non convalidato) di Stasi vista la presenta del Dna della vittima sui pedali – la pm Muscio spiega che quella mattina “i consulenti presenti alle operazioni tecniche sono stati informati dal consulente tecnico del pm dei risultati tecnici acquisti” come risulta dal verbale di operazioni tecniche e che la norma che disciplina gli accertamenti tecnici non ripetibili “non prevede affatto la consegna ai consulenti di parte di copia dell’elaborato peritale” che deve essere chiesto dai difensori alla Procura.

L’ex generale e il Dna di Chiara Poggi

L’ex comandante del Ris torna anche sul Dna di Chiara Poggi individuato sui pedali della bicicletta di Stasi, dato “processualmente accertato” dai pertiti del gup Stefano Vitelli che assolse Alberto Stati che aveva disposto una perizia. “Se ci fossero stati dati che inficiavano l’accertamento che sui pedali della bici di Stasi c’era il Dna di Chiara lo avremmo sicuramente comunicato”, sostiene. E aggiunge che “qualunque analisi successiva non cancella la presenza di Dna di Chiara sui pedali”, dato che, secondo Garofano, fu confermato anche dai consulenti della Procura.

Il riferimento è alla seconda analisi che avrebbe dato esito negativo. Per Garofano, tuttavia, questo risultato non cancellerebbe quello precedente: “Ma comunque il dato del Dna di Chiara sui pedali è rimasto tale”. L’ex comandante precisa inoltre che il Ris non avrebbe mai sostenuto con certezza che si trattasse di sangue: “Attenzione, non abbiamo mai detto che fosse di sicuro sangue”. I periti di Vitelli, infatti stabilirono, che non era possibile capire quale fosse la natura della traccia – sangue, sudore o pelle – ma soltanto che il profilo era certamente attribuibile.

Sul piano delle responsabilità, Garofano mantiene invece una posizione netta. Alla domanda se Stasi resti il colpevole, risponde: “Sì”. E precisa: “Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi“. La conclusione dell’ex comandante del Ris è altrettanto esplicita: “Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui”. Garofano, che fu consulente della difesa Sempio, “Aggiungo che tutto quello che sto subendo è frutto di una narrazione volutamente di parte, secondo la quale Stasi deve essere per forza innocente. Tutti coloro che contrastano questa ricostruzione, che poi è basata su una sentenza definitiva, vanno demoliti. Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’arma dei carabinieri”.

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