Quando un amministratore locale è colpito dalla sospensione per la legge Severino “non è attribuita alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione; la sospensione opera di diritto al solo verificarsi delle condizioni legislativamente previste e per il tempo previsto dal legislatore”. Lo scrivono i giudici di Cassazione in una sentenza che, pur pronunciandosi su un ricorso relativo al caso De Magistris, complica ulteriormente il caso De Luca in Campania. Su cui, ieri sera a Virus, il premier Matteo Renzi ha espresso un parere nettissimo: “La legge Severino è stata applicata due volte e in entrambi i casi i politici sono stati rimessi in ruolo. È normale che De Luca dica ‘se vinco avrò lo stesso trattamento’. De Luca è candidabile e eleggibile dopo di che sono i campani a dover decidere. De Luca è stato un sindaco straordinario”.

La sezione unite civili hanno depositato le motivazioni della sentenza che sancisce l’incompetenza del Tar a decidere sui provvedimenti di sospensione per gli amministratori condannati in primo grado per determinati reati, così come previsto dalla legge su incandidabilità e decadenza approvata nel 2012 quando Paola Severino era ministro della Giustizia. I ricorsi dovranno quindi essere presentati al tribunale ordinario, competente per legge “per le controversie concernenti l’ineleggibilità, la decadenza e l’incompatibilità”.

I supremi giudici fissano un principio ancora più forte: le norme su incandidabilità e decadenza dei politici condannati hanno effetto automatico, e gli organi della pubblica amministrazione (i prefetti, nel caso di amministratori locali), non possono fare altro che prenderne atto e scrivere i relativi provvedimenti. Si tratta, precisano i giudici, di un provvedimento amministrativo “di carattere vincolato”. In realtà la legge Severino, approvata con celere e unanime consenso allo scadere della legislatura in nome delle “liste pulite”, sull’onda dello scandalo Fiorito, è chiarissima e non prevede alcuna valutazione intermedia fra condanna e sospensione. Oggi la Cassazione ribadisce il punto. E il governatore uscente Stefano Caldoro, ricandidato dal centrodestra, torna alla carica: “La decisione della Cassazione aggrava di molto la situazione: non c’è alcuna possibilità di avere un presidente qualora fosse eletto De Luca”.

I GIUDICI: “IL PREFETTO? NESSUNA VALUTAZIONE AUTONOMA”. “Nella valutazione della incidenza di una sopravvenuta sentenza non definitiva di condanna” per i reati indicati dalla legge Severino, “l’opzione del legislatore – afferma la Cassazione – è chiaramente orientata nel senso di una temporanea compressione del diritto soggettivo dell’eletto, allo svolgimento del mandato, per un tempo predefinito e secondo modalità del pari interamente delineate dalla legge”. Sicché “le controversie sulla sospensione” disposta dalla Severino “sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”. Resta comunque il fatto che “al prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione e non è consentito di modularne la decorrenza o la durata sulla base della ponderazione di concorrenti interessi pubblici”.

In pratica, ad avviso della Suprema Corte, il “bilanciamento” tra “il diritto di elettorato passivo e il principio di buon andamento della pubblica amministrazione“, risulta “effettuato dal legislatore nel senso della chiara prevalenza della riferibilità del provvedimento (di sospensione) alla sfera dell’elettorato passivo”. Con la conseguenza che la competenza è della magistratura ordinaria e non di quella amministrativa, come invece ha sostenuto la difesa del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che insisteva sulla necessità di dare preponderanza all’obiettivo “del buon andamento dell’ente locale”, una finalità alla quale è più ‘sensibile’ la giurisprudenza dei Tar e dei Consigli di Stato.

DE LUCA: “DAL PRIMO GIUGNO SEVERINO NON SARA’ PIU’ UN PROBLEMA”. Così, a tre giorni dalle elezioni Regionali, la grana De Luca si complica sempre di più. Una grana tutta per il Pd e per il premier-segretario Matteo Renzi. Da un lato, il candidato presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ribadisce oggi “la vaga sensazione che dal primo giugno” l’articolo della Severino che impone la sospensione degli amministratori locali condannati anche solo in primo grado “non esisterà più”, afferma in un’intervista  Repubblica. Dall’altro, trovano conferme le indiscrezioni sulla strategia renziana, che passerebbe per il salvataggio della nuova giunta campana più che di De Luca in persona. “Se De Luca domenica prossima vincesse le elezioni, la legge consente di avere i passaggi necessari e poi sarà il governo che deciderà di applicare la legge Severino”, afferma il deputato del Pd, Walter Verini, intervistato a Radio Città Futura. “In questo lasso di tempo, De Luca potrebbe nominare la sua giunta prima di decadere con il provvedimento del governo”. Uno scenario condiviso dallo stesso De Luca nella citata intervista: “Prima di un’eventuale stop – avrei comunque il tempo di nominare la giunta e un vicepresidente”. Poi il candidato presidente aggiunge un nuovo elemento: “La legge non è applicabile per chi viene eletto per la prima volta, questa è la mia opinione suffragata da giuristi”. Resta aperta una questione non da poco: i cittadini campani non avrebbero il diritto di conoscere in anticipo il nome del futuro vice di De Luca, visto che in questo disegno sarebbe di fatto il governatore vero, almeno per un buon lasso di tempo?

Ettore Rosato, capogruppo vicario Pd alla Camera, nel corso di una manifestazione elettorale a Caivano (Napoli), premettendo che “alla gente interessano i problemi quotidiani”, ha affermato: “De Luca vincerà e governerà poi sulla legge Severino sarà la Corte Costituzionale a dire l’ultima parola. Nessun dubbio su De Luca: se ne avessimo avuti, le scelte sarebbero state diverse”. Ma sono tutte considerazioni distillate prima che la Cassazione depositasse la sua sentenza, che a una prima lettura complica la strategia del prendere tempo tra elezione e sospensione.

DE MAGISTRIS: “ANCHE IL GIUDICE ORDINARIO MI DARA’ RAGIONE”. Intanto la prima reazione alla sentenza arriva da De Magistris: “Sono assolutamente sereno e convinto di portare le ragioni che sono state ritenute fondate dal Tar e dal Consiglio di Stato anche davanti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione, infatti – spiega de Magistris – riconosce che la potenziale lesione riguarda un diritto soggettivo del Sindaco, quello dell’elettorato passivo che mi è stato sottratto per il periodo della sospensione”. Nel frattempo, conclude de Magistris, “auspico che anche la magistratura penale, in appello, possa, al più presto, riconoscere la profonda ingiustizia che ho subito con la condanna di primo grado”.

CANTONE: “SEVERINO? SERVE TAGLIANDO, MA NORMA E’ CHIARA”. La legge Severino “è utilissima”, ma ha bisogno di “un tagliando a 360 gradi”, afferma il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Un tagliando che riguarda in particolare le norme “sull’inconferibilità e sull’incompatibilità”, che “non sono chiare”, quindi la legge “va rinforzata e migliorata in una logica di sistema”. Il presidente annuncia per i prossimi fiorni “una relazione sulle discrasie delle norme”, ma che a quanto pare non dovrebbe riguardare i casi alla De Luca: “Non sono io che mi devo esprimere”, chiarisce l’ex magisrrato, “mi pare che la Severino sia chiara: quando e se sarà eletto, il premier farà le valutazioni”.

E BERLUSCONI CI PROVA. Nel frattempo, sul carro lanciato all’attacco della Severino cerca di salire anche Silvio Berlusconi, che pure è stato dichiarato decaduto da senatore su basi molto diverse (dopo una condanna definitiva per frode fiscale) rispetto alle sospensioni dei sindaci di Salerno e Napoli (dopo una condanna in primo grado, entrambi per abuso d’ufficio, De Luca per questioni legate alla realizzazione di un termovalorizzatore, De Magistris per vicende risalenti al suo ruolo di pm nell’inchiesta Why Not). “Renzi può intervenire con una modifica alla legge Severino, cosa che non ha ritenuto di fare quando si è trattato di Silvio Berlusconi”, ha affermato il leader di Fi a Radio anch’io.