Annalisa Scarrone, classe 1985, arrivata seconda a Amici 10, dietro Virginio, quattro album pubblicati, tra i quali l’ultimo Splende, uno dei più fortunati presentati all’ultimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo, è una sfinge. Dopo cinque anni sotto la lente d’ingrandimento nel mondo dello spettacolo è davvero difficile inquadrarla. Sappiamo tutti, perché questo era un tassello importante della narrazione del suo personaggio nel talen defilippiano, che è laureata in Fisica, perché i genitori le hanno imposto di finire gli studi, e che studi, prima di tentare il tutto per tutto col canto. Sappiamo che oltre che essere una studiosa vera, quindi, è anche un talento, una, se non l’unica insieme a Marco Mengoni, vera voce capace di trasmettere emozioni passata da un talent in Italia, almeno fin qui. Sappiamo che la sua voce, profonda e matura, da interprete di altri tempi, a volte è più capace di trasmettere emozioni delle sue stesse canzoni: con una voce così potrebbe cantare anche una pagina della Guida telefonica. Sappiamo quindi tanto, ma Annalisa resta una sfinge, indecifrabile, imperscrutabile, quindi capace di stupire, già a partire dal modo in cui risponde alle domande, senza costringere poi l’intervistatore a ricorre al traduttore per riportare le frasi nero su bianco e senza la necessità di estorcere qualcosa di più di un monosillabo a ogni domanda.

Iniziamo dalla classica domanda con cui si chiudono le interviste: prossimi impegni? Dopo tanta musica è arrivato anche l’esordio al cinema, come attrice…
Sì, a novembre uscirà Babbo Natale non viene dal nord, una commedia diretta da Maurizio Casagrande in cui io interpreto sua figlia. Una storia leggera, che gioca su contrapposizioni nord-sud, ma che parla anche d’altro, della necessità di accettare se stessi per come si è, le incomprensioni tra figli e genitori. Il mio personaggio, India, piomba nella vita del protagonista all’improvviso, figlia avuta da una donna del nord, e gliela scombussola. Maurizio ha detto di aver scritto la parte pensando proprio a me, è stata una bella sfida, un modo per confrontarsi con altri limiti.

La prima domanda da fare, però, è: perché te? Non sei un’attrice, che c’entri la tua popolarità?
Immagino che sia entrata in ballo anche quella. Il mio personaggio è quello di una ragazza che vorrebbe vivere cantando, di qui l’idea di affidarmi il personaggio.

Passiamo allora alla musica. Sei uscita da un talent, e nel corso di quattro album hai presentato sfaccettature di te differenti, mettendo sul piatto un repertorio disomogeneo, che trovava nella tua voce il suo fil rouge. Quale di queste Nali sei? E quanto hai gestito fin qui il tuo percorso musicale?
Domanda complicata. Io canto praticamente da sempre. Il mio sogno era di riuscire a farcela con la musica e per questo ho anche dovuto lottare, arrivando a conseguire una laurea non semplice come quella in Fisica per potermi permettere la chance di affrontare Amici, questi i patti coi miei genitori. Ovvio quindi che la musica non sia stata un semplice diversivo. Sin dal primo album ho cercato di mettere me stessa, nel modo più sincero dentro ogni singola canzone. Ma fare musica e fare dischi non è la stessa cosa, nel fare dischi entrano in ballo anche altre professionalità. Ecco, diciamo che devo ringraziare tutte le persone con cui ho avuto modo di lavorare, perché mi hanno permesso di imparare da loro, di apprendere, di studiare. Ogni disco è un passo avanti in questa presa di coscienza.

Ma quindi tu non ti senti una semplice interprete?
No, io mi vedo di più come una cantautrice. Ho contribuito alla scrittura dei brani. Magari partendo con un’idea, o partendo dalle idee degli autori con cui ho collaborato. Chiaramente se viene da me un autore che ha finito un brano in cui mi sento a mio agio, che capisco mi rappresenti, non mi tiro certo indietro. Ma l’essere sincera in quel che canto per me è fondamentale. Penso sia alla base del rapporto tra artista e pubblico, la falsità prima o poi si paga.

Quindi ti chiedessi quale album ti rappresenta di più, tra il primo che in qualche modo occhieggiava al mondo degli anni Sessanta e l’ultimo, decisamente più pop contemporaneo…
Diciamo che dovessi entrare oggi in studio ne farei un altro, proprio perché ogni album rappresenta un passo in avanti, o da qualche parte. Splende è decisamente il lavoro più vicino, fin qui, a quello che è la mia capacità di esprimermi in musica. Ho assistito, grazie proprio alla cortesia dei miei collaboratori, come dicevo prima, a ogni singolo passaggio del disco, anche quelli che avrei potuto tranquillamente evitare, come la registrazione dei singoli strumenti. Voglio che tutto mi rappresenti, che sia io.

Quindi una domanda come quella che sto per farti non ti stupirà. Non so se hai avuto modo di ascoltare Un giorno di sole, l’album di Chiara Galiazzo, vincitrice dell’edizione 2012 di X-Factor e come te a Sanremo quest’anno. Questo lavoro ha sicuramente molti punti in comune col tuo mondo musicale, al punto che, ascoltandolo distrattamente, si potrebbe pensare che sia tu a cantare, o almeno la tu di qualche anno fa, diciamo fino a Non so ballare…
Non ho ascoltato il lavoro. E non l’ho ascoltato apposta. Perché diverse persone mi hanno detto questa cosa, e ho voluto evitare di confrontarmi con questa ipotesi. Io non giudico il lavoro degli altri. Ripeto quanto ti ho già detto, penso che nella musica la sincerità sia tutto, il cantare il proprio mondo, metterlo nelle canzoni. La sincerità paga. Credo di averti risposto.

Allora torniamo all’inizio del tuo percorso artistico, Amici. Tu, che decisamente non rispondi ai canoni della partecipante di quel programma, sei uscita vincitrice morale dell’edizione forse più anomala del programma, quella vinta da Virginio, a sua volta personaggio non proprio in linea con l’immaginario del programma di Maria De Filippi.
Per me Amici è stata la possibilità di far diventare la musica la mia vita. Avevo fatto il mio percorso di studi, facendo anche tutta una serie di passaggi musicali anche importanti, studiando, esibendomi in giro da solista ma anche con tutta una serie di band locali. Solo che io vengo dalla provincia di Savona, che non è esattamente centralissima, se ci si vuole far notare nell’ambito del mondo della musica, mentre Amici è sotto la lente di ingrandimento. Certo che la parte televisiva è stata la più difficile per me. Mi sentivo impacciata, vivevo con difficoltà quel tipo di esposizione, ma quando potevo cantare cantavo, e credo che quello abbia in qualche modo permesso tutto il resto.

Ultima domanda, duplice, nei giorni scorsi sono girate due voci che ti riguardano. Che tu avessi scritto una canzone per Laura Pausini, poi smentita dalla stessa cantante di Solarolo, e che sei tra i nomi del classico listone di ipotetici partecipanti a Sanremo 2016.
Parto da Sanremo. Al momento non ho risposte da dare. Ho da poco chiuso il tour di Splende, che è stato bellissimo, capace di darmi grandissime soddisfazioni, ma anche stancante. Nel mentre ho continuato ininterrottamente a scrivere, e ci sono anche canzoni che potrebbero diventare brani da presentare al Festival, ma nulla è chiaro. Riguardo invece al brano per Laura si è trattato solo di una coincidenza. Lei ha pubblicato la tracklist del suo nuovo cd e dentro c’era una canzone con lo stesso titolo di un brano che avevo da poco depositato in SIAE. Se mi serebbe piaciuto? Proprio pensando alla SIAE come potrei mai dire di no?