“Se qualcuno immagina di risolvere il problema della Siria dicendo stamattina mi alzo e facciamo bombardamenti lì, auguri e in bocca al lupo, ma non risolverà il problema”. Queste le parole di Matteo Renzi, intervenendo alla Camera con un’informativa sul Consiglio europeo di domani e venerdì sulla guerra in Medio Oriente e fenomeno migratorio. Nessun appoggio incondizionato all’interventismo di Vladimir Putin in favore di Damasco: “Commette un errore chi immagina, dopo aver teorizzato l’esclusione della Russia da tutti i formati, di appaltare totalmente la questione della Siria a Mosca e ai suoi alleati. Non si risolvono le questioni internazionali con interventi spot”.

Il premier, tra i ministri Maria Elena Boschi e Angelino Alfano, rivendica il ruolo dell’Italia sull’immigrazione, dicendo “con chiarezza e senza giri di parole che sul tema migranti il nostro Paese aveva ragione, il resto dell’Europa no. Non rivendico una scelta del governo ma dico che l’Italia aveva colto la complessità del problema immigrazione e un approccio non legato all’isteria del momento ma a una visione strategica. Tanti nostri amici e alleati – continua Renzi – hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi, momenti anche emozionanti, circostanze destinate per loro natura a produrre un effetto sull’immediato ma non una strategia sul lungo periodo. Noi abbiamo detto che era il momento di cambiare la politica dell’Unione europea“.

Sui migranti il presidente del Consiglio ha precisato che “gli hotspot hanno senso solo assieme alla ricollocazione e alla politica di rimpatri. I primi diciannove ragazzi eritrei che hanno lasciato Lampedusa non sono 19 numeri in meno nelle statistiche ma sono l’inizio di un grande progetto politico”. Sulle politiche di accoglienza dei migranti che devono essere intraprese da tutta l’Europa, “che non può dedicarsi a rincorrere le emozioni del momento e non può basarsi sulle priorità che ogni giorno ha la redazione di un giornale”, Renzi sostiene che “ora assistiamo all’assunzione di un principio per mesi negato e adesso autorevolmente riportato da Angela Merkel e Francois Hollande nel loro ultimo intervento congiunto al Parlamento europeo, un principio semplice: il trattato di Dublino è finito. Non lo è tecnicamente, ma politicamente” sottolinea il capo del governo italiano.

Renzi ha spiegato inoltre che il terrorismo deve essere combattuto attraverso la formazione di alleanze il più larghe possibili: “Dall’Afghanistan alla Nigeria, esiste un blocco molto frammentato di fanatismo, contro il quale una grande coalizione internazionale è assolutamente necessaria in termini di intervento culturale, aiuto allo sviluppo e lotta contro l’estremismo e gli atti di terrore. Bisogna riconoscere che il problema è più vasto” e non può essere affrontato e risolto da un solo Paese o in maniera unilaterale. Fautore dell’allargamento dell’Ue con l’adesione di altri stati, il premier ha sottolineato la necessità di “aprirsi” all’area dei Balcani, in questi ultimi mesi protagonisti del fenomeno migratorio.