“Ora la Capitale, a meno di due mesi dall’inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie”. Sulle dimissioni di Ignazio Marino interviene con un’insolita durezza anche L’Osservatore Romano. Mentre nei sacri palazzi si lavora già a una possibile candidatura dell’eurodeputato del Nuovo Centrodestra, Alfredo Antoniozzi, alla guida del Campidoglio, il quotidiano della Santa Sede non risparmia un durissimo affondo al sindaco uscente dopo le recenti polemiche con Papa Francesco per il mancato invito all’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia.

In un articolo intitolato “La grande certezza”, che riprende il nome del film Premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, Marco Bellizi scrive su L’Osservatore che “nelle analisi compiute dagli organi di informazione italiani, si nota la pressoché inedita unanimità nel considerare come inevitabile l’epilogo al quale si è giunti. Marino è caduto sotto i colpi di un’inesorabile serie di episodi che, a seconda dei casi, sono stati quanto meno qualificati come gaffes, gesti francamente inopportuni o superficialità. Lo stesso Renzi era intervenuto nei mesi scorsi per sollecitare un cambio di passo e cominciare a ricostruire”.

Il quotidiano della Santa Sede torna anche sulla vicenda di Mafia Capitale. “Di certo, – si legge ancora su L’Osservatore Romano – c’erano le infiltrazioni mafiose anche nel sistema degli appalti, forti dell’appoggio di funzionari amministrativi fino a qualche mese fa intoccabili. Di sicuro c’è stato un velo oscuro sopra la gestione e la raccolta dei rifiuti e delle discariche mentre è evidente quanto i monumenti di Roma siano stati deturpati dai chioschi dei venditori ambulanti. A Roma non si riescono a liberalizzare e a rendere efficienti alcuni servizi essenziali, a partire dai trasporti pubblici. E la manutenzione delle strade fa sospettare che ci sia molto da indagare anche lì. Ma, sopra a tutto, c’è una sola grande certezza: Roma davvero non merita tutto questo”.

Per il quotidiano vaticano le dimissioni di Marino erano l’unico epilogo possibile anche per evitare un “drammatico redde rationem nel corso di una seduta dell’assemblea capitolina che ne avrebbe comunque votato l’allontanamento”. L’Osservatore guarda al futuro e sottolinea che “lo scenario che ora si apre è in parte segnato dalle norme in vigore. Passati i venti giorni cui ha fatto riferimento Marino, qualora non fossero ritirate le dimissioni, il prefetto Franco Gabrielli, nominato nell’aprile scorso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, dovrebbe scegliere un commissario che rimarrebbe in carica fino alle elezioni da tenersi nella prima finestra utile, vale a dire, in questo caso, nella prossima primavera”. Anche se in Vaticano trapela chiaramente un alto gradimento per Gabrielli che in molti nei palazzi vedrebbero bene come commissario in vista dell’Anno Santo che aprirà le porte tra appena due mesi.

Francesco Antonio Grana
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