“Ha ritirato la figlia dall’asilo nido perché una delle assistenti ausiliarie ha la sindrome di down”. La denuncia è della dirigente di una struttura a Ferrara che infastidita dalle motivazioni della madre ha deciso di raccontare la storia a La Nuova Ferrara. “La dipendente ha tutte le carte in regola per svolgere quel lavoro e gode di tutta la nostra fiducia”, ha spiegato.

La mamma ha iniziato il percorso di inserimento della figlia nella scuola lunedì 5 ottobre. Il terzo giorno però non si è presentata. “La signora mi ha telefonato alle 8”, ha detto la responsabile dell’asilo, “per chiedermi, con tono piuttosto alterato, perché non le avevo comunicato che nel nido lavorava, come mi ha detto la signora al telefono, ‘quella ragazza lì’ (cosa di cui era invece al corrente). Si tratta di un’assistente di 37 anni, che ha prestato servizio per otto anni in una scuola della città e per sei in questo nido, dove è arrivata dopo che un centro specializzato nell’inserimento lavorativo delle persone con sindrome di Down, il Cepim di Genova, ha approvato il mio progetto”. L’ausiliaria, aggiunge la referente, assiste le tre educatrici nella cura dei piccoli (ad esempio quando devono cambiare i bimbi che hanno fra 0 e 3 anni) e pulisce i locali. “Non gestisce i bambini (7 gli iscritti, ndr) che sono seguiti direttamente dalle educatrici”.

Dopo il contatto telefonico, la dirigente del nido ha chiesto alla mamma di poterla incontrare a quattr’occhi per poter rispondere in modo più completo ai dubbi espressi dalla cliente. “Ci siamo viste alle 9.30”, ha raccontato, “e quando le ho chiesto di spiegarmi qual era il problema la signora mi ha detto che non voleva che sua figlia stesse nell’asilo con ‘quella ragazza'”. Nessun insulto o aggettivo sarebbe stato aggiunto a quella espressione, “ma ritengo – conclude la responsabile – che quelle parole esprimano un atteggiamento inaccettabile verso una persona autonoma, preparata per svolgere i compiti che le sono stati assegnati e della quale nessuno, da quando è qui, si è lamentato. Fra l’altro quando l’assistente ha sentito che era lei il motivo dell’incontro se n’è andata a casa, era molto agitata. Ma tornerà qui a lavorare, ha tutta la nostra fiducia. La sua famiglia valuterà eventuali danni morali, noi, penso, interpelleremo un legale”.