Quanto deve essere forte la botta per far vacillare un gigante? Volkswagen è un gruppo estremamente solido, poco indebitato e con una liquidità di circa 25 miliardi di euro. Ma qualche domanda sulla capacità di resistenza della casa tedesca alle conseguenze del diesel gate inizia a circolare. Dallo scorso 18 settembre ha bruciato 30 miliardi di capitalizzazione di borsa e accantonato 6,5 miliardi per far fronte alle prime sanzioni. E si appresta a richiamare 11 milioni di veicoli con un costo che gli analisti stimano in almeno 6 miliardi di euro. Dovrà inoltre fronteggiare oltre una ventina di class action negli Stati Uniti dove il giudice può comminare multe anche punitive, ossia che eccedono il puro e semplice risarcimento del danno. Non per niente martedì il gruppo ha annunciato che effettuerà “tagli massicci” per fronteggiare i costi dello scandalo, cancellando o rimandando ogni investimento non indispensabile. E il nuovo numero uno Matthias Mueller ha affermato che Volkswagen supererà lo scandalo solo attraverso un “percorso doloroso“.

Basandosi esclusivamente sui dati dell’ultimo bilancio annuale del gruppo un team di analisti della società di consulenza finanziaria Ambromobiliare ha provato a stimare la perdita massima che la casa di Wolfsburg è in grado di assorbire. Lo scenario ipotizzato è quello in cui non si verifica un crollo delle vendite e pertanto i ricavi non subiscono riduzioni drastiche rispetto ai circa 200 miliardi di euro attuali. La conclusione è che la casa automobilistica sarebbe in grado di reggere, senza stravolgimenti della sua struttura finanziaria, perdite per circa 50 miliardi di euro. Cerchiamo di capire perché.

La posizione finanziaria netta del gruppo, ossia le attività finanziarie e i soldi che ha in cassa meno i debiti, è negativa per circa 12 miliardi di euro. L’Ebitda (acronimo inglese che indica in sostanza l’utile prima che vengano pagate interessi sul debiti, tasse e ammortamenti) è di 29,4 miliardi di euro. Secondo parametri finanziari comunemente accettati un rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda inferiore a 4 indica una situazione di rischio accettabile. Da questo punto di vista il gruppo tedesco potrebbe portare la sua posizione finanziaria in negativo fino a 117 miliardi, in sostanza potrebbe sobbarcarsi altri 100 miliardi di euro di debito senza eccessivi squilibri. C’è però anche un altro parametro da tenere in considerazione per valutare la tenuta di un’azienda, ed è il rapporto tra posizione finanziaria netta e patrimonio. Per il comparto industriale valori al di sotto di 3 sono indici di relativa sicurezza. Il patrimonio di VW ammonta a 90 miliardi di euro. Visto che la posizione finanziaria è di -12,5 miliardi, il patrimonio potrebbe ridursi fino a 39 miliardi e rimanere entro limiti tollerabili. Esiste quindi un cuscinetto di circa 50 miliardi di euro per assorbire le perdite.

Nelle ultime settimane il costo dei credit default swap su Volkswagen, strumenti finanziari che permettono di assicurarsi contro il default di una società o di un paese, è balzato da 75 a oltre 240 punti. Si tratta di livelli ancora non critici, considerato che un valore di 400 indicherebbe una possibilità su quattro di fallimento nel giro di cinque anni. Per avere un ulteriore termine di paragone, i Cds su un gruppo effettivamente in grave difficoltà come il colosso petrolifero brasiliano Petrobras superano i 1000 punti. Al momento, quindi, il gruppo tedesco non sembra eccessivamente sotto pressione. Ma le incognite ovviamente ci sono, a cominciare dall’impatto sulle vendite future che al momento è davvero difficile da prevedere.

E’ possibile che in tempi relativamente brevi la società possa procedere a un aumento di capitale allo scopo di mettere più fieno in cascina. Gli analisti di Credit Suisse la considerano un’ipotesi plausibile, anche perché ritengono che la liquidità di cui dispone il gruppo sarà alla fine insufficiente per far fronte a tutte le conseguenze economiche dello scandalo.