Parcheggia sulle strisce, scende dalla macchina, entra e tenta una rapina in un supermercato di Sambuceto (Chieti), minacciando la cassiera con un taglierino. Lei gli comunica di avere già chiuso la cassa, e lui a quel punto sgattaiola via, con passo svelto. Tutta la scena avviene però davanti alle telecamere di sorveglianza, che riprendono perfettamente ogni dettaglio. A cominciare dalle sue fattezze, visto che il colpo l’aveva provato spavaldamente a volto scoperto. Telecamere che dovrebbe conoscere come le sue tasche, visto che Daniele Lanetta nella vita fa il giornalista e ha cominciato proprio dalla redazione di una nota emittente televisiva abruzzese. Solo che questo non era un servizio di cronaca nera a sua firma, ma una sequenza di immagini che lo trasforma in una brutta notizia.

Rintracciato poco dopo dai carabinieri nel parcheggio di un altro supermercato (gli inquirenti sospettano che volesse riprovarci), il 35enne ha rapidamente confessato. In macchina gli è stata trovata anche della cocaina. Arrestato e rimesso in libertà con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, adesso andrà a processo. Daniele Lanetta è un giornalista (professionista) molto conosciuto in Abruzzo. Per otto anni, dal 2003 al 2011, è stato responsabile dell’ufficio stampa del Comune di Lanciano, e alle elezioni regionali del 2014 è stato uno dei candidati di punta di Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Chieti, portando a casa quasi duecento voti. Subito dopo è arrivata per lui la nomina a portavoce del partito di Giorgia Meloni a Lanciano, la città in cui risiede. Un partito che fa di “legge e ordine” la sua cifra. “Stare accanto alle persone non è solo una questione politica – disse Lanetta al momento del suo insediamento -, ma uno stile di vita”. Il giornalista sembrava ormai lanciato sulla strada della politica. L’uomo nuovo della destra lancianese. Ma poi, d’improvviso, ufficialmente per ragioni di lavoro, nel febbraio di quest’anno si è dimesso: “Un’esperienza che credo di aver onorato con grande impegno, passione e spirito di servizio – c’era scritto nelle sua lettera di congedo – Mio malgrado però, riconsegno il mio incarico”. Ed è finito a occupare le pagine di cronaca, quella criminale, e non da cronista.