La Regione Emilia Romagna cancella la Tirreno Brennero dalle opere da realizzare. Il secondo lotto del raccordo autostradale che dovrebbe collegare il parmense con la A22 a Nogarole Rocca è stato stralciato dall’elenco delle infrastrutture strategiche che saranno messe sul tavolo del governo insieme alla Romea, che avrebbe dovuto unire Ravenna a Mestre. Dopo anni di proteste dei comitati che si oppongono al progetto, nel mirino per gli alti costi (stimati a oltre 3 miliardi di euro) e per i rischi legati all’impatto dell’arteria stradale su zone prevalentemente agricole, il cambio di marcia è arrivato nei giorni scorsi da via Aldo Moro. Ad annunciarlo l’assessore ai Trasporti Raffaele Donini, che ha rivelato la programmazione degli investimenti: “Abbiamo scelto di tagliare il trasporto su gomma e non quello su ferro – ha dichiarato – rinunciando a due autostrade, ma non alle ferrovie, che saranno tutte a carico nostro”. L’operazione consentirà un risparmio di 10 miliardi di euro, per un costo sceso per la Regione da 21,7 a 10,6 miliardi di euro, e sarà inserita nel documento pluriennale di programmazione del Governo.

I comitati e gli amministratori che lo scorso aprile avevano marciato insieme contro la grande opera, considerata l’ennesima colata di cemento, ora cominciano a sperare nella revisione dell’intero progetto. “La giunta ha fatto un passo importante: continui su questa strada e resista alla forza del partito del cemento. Dopo le scelte simboliche come quelle fatte dal Comune di San Lazzaro, le recenti dichiarazioni della Regione mostrano che il vento sta cambiando in Emilia-Romagna: non prevale più solo il verbo dei grandi gruppi di costruttori intriso di calce e cemento – ha commentato Legambiente – Per la prima volta in sedi istituzionali e riunioni ufficiali si comincia a ventilare la cancellazione di opere altamente impattanti”.

Tuttavia di Ti-Bre si continuerà a parlare ancora. Perché se il secondo stralcio è sparito da ogni pianificazione, nel parmense una prima mini bretella di 9 chilometri, affidata all’impresa Pizzarotti, è già in cantiere per gennaio 2016. Anche se ora, ricorda Legambiente, la strada potrebbe realmente non avere possibilità di altri collegamenti: “Saltando il secondo lotto della Ti-bre – spiega l’associazione – diventa ancora più assurdo aprire i cantieri del primo lotto: 10 chilometri da Ponte Taro a Trecasali, un’autostrada che da sempre è chiaro terminerà in aperta campagna”.

Non c’è da dimenticare inoltre che l’opera completa del corridoio Tirreno Brennero riguarda anche il Veneto e impatta per oltre 50 chilometri sulla Lombardia, dove la Regione è invece focalizzata a portare avanti il collegamento autostradale Brennero-La Spezia. Per questo la scelta dell’Emilia Romagna è stata fortemente criticata dalla Lega Nord, che ha ricordato come l’infrastruttura fosse inserita nelle linee di mandato della giunta di Stefano Bonaccini. “Vorrei capire quale è la ratio che ha portato a questa scelta” ha chiesto Fabio Rainieri, segretario nazionale della Lega Nord Emilia, secondo il quale il parmense verrebbe danneggiato dalla mancanza dell’arteria. “Il completamento della Ti-Bre è strategico sia per i residenti che per l’indotto. Questa infrastruttura collegherà le coste liguri con il Veneto passando per l’interporto e tutto il territorio parmense, dando alle nostre imprese quell’ossigeno che ancora manca. Se si vuole risparmiare davvero bisogna avere il coraggio di guardare avanti e di fare degli investimenti. Non tagliare quello che costa e puntare sul resto. Tra l’altro – conclude il leghista – stralciare la Ti-Bre va contro la stessa linea di Renzi che con lo Sblocca Italia aveva promesso di rilanciare le infrastrutture”.