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Dio solo lo sa, quanto questo mondo abbia bisogno di rivoluzioni. E quindi di rivoluzionari. Altrimenti si va a finire male. Cambiamento climatico (tema a proposito del quale Naomi Klein ha appunto invocato la necessità di una rivoluzione), degrado ambientale, guerre in corso e guerre ancora più devastanti dietro l’angolo, come quelle che Obama vaticina con Russia e/o Cina, miseria dilagante, predominio della finanza, approfondimento delle diseguaglianze sociali, migrazioni bibliche cui troppi sprovveduti reagiscono con razzismo e indifferenza, ecc.

Solo nell’immaginario dei piccolo-borghesi terrorizzati e oggi condannati comunque, loro malgrado, a un inesorabile processo di proletarizzazione, rivoluzione significa violenza. La violenza, beninteso, può costituire, in alcune situazioni, un mezzo inevitabile cui far ricorso, ma mai il mezzo principale. Chiamiamola piuttosto forza, che necessariamente si abbina al consenso, all’egemonia e al convincimento.

Senza il ricorso alle armi, la rivoluzione non avrebbe trionfato a Cuba, cinquantasei anni fa, spazzando via un regime mostruoso, brutale e corrotto, totalmente asservito agli Stati Uniti e in particolare alla mafia statunitense, come quello di Batista. Dando vita a uno Stato di tipo nuovo che, nonostante sabotaggi, terrorismo sponsorizzato da Washington e bloqueos, ha saputo resistere fino ad oggi, ottenendo infine il riconoscimento da parte dell’antagonista di sempre.

Papa Francesco ha avuto com’è noto un ruolo centrale in questo riavvicinamento. Ma non si limita certo a fare da mediatore. Con due fondamentali documenti, un’esortazione apostolica, Evangelii gaudium,  e un’enciclica, Laudato sì, (sull’una e sull’altra sono qui intervenuto) ha tratteggiato l’alternativa necessaria per questo pianeta, disegnando un nuovo ruolo anche per la Chiesa cattolica, da rifondare completamente spazzando via pedofili e corrotti e mettendo disposizione dell’umanità il suo ingente patrimonio, oggi spesso sottoutilizzato. D’altronde, come insegna l’esperienza storica, solo perdendo potere materiale la Chiesa può acquistarne di spirituale. Questo Francesco, da vero rivoluzionario, l’ha capito, e dobbiamo essere al suo fianco nella difficile battaglia per rinnovare la Chiesa, rendendola una strumento a vantaggio degli umili e degli sfruttati.

Se la sua azione all’interno della Chiesa è stata importante e si sta scontrando con forti resistenze del clero reazionario, il messaggio di Francesco va ben al di là, fondendosi con quello di rivoluzionari di altra matrice. Per questo l’incontro privato che ha avuto con Fidel, uno degli ultimi superstiti di una generazione di leader che hanno cambiato il mondo, è stato davvero di importanza storica.

Così come di importanza storica saranno i discorsi che Francesco pronuncerà a New York e a Washington, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Congresso degli Stati Uniti, dopo quello altrettanto importante pronunciato all’Avana, che, se ha deluso, e meno male, i soliti anticubani e i movimenti ultraminoritari e di dubbia origine come le “Damas en blanco“, ha colto l’essenziale dei problemi: la politica e la vita come servizio, la necessità di una riconciliazione contro la guerra mondiale in corso “a tappe”, la necessità di abbattere i muri e di costruire ponti. Pensando ai muri si pensa a quelli oggi più tristemente famosi: fra Stati Uniti e Messico, intorno a Israele, nel Sahara occidentale, in Ungheria. Quello di Berlino fortunatamente è crollato, anche se c’è chi vorrebbe farlo risorgere scatenando una nuova guerra fredda. Tra gli artefici di questi muri, politici perversi come Orban e Donald Trump, una specie di incrocio tra zio Sam e Silvio Berlusconi, un presidente statunitense buono per l’Apocalisse.

Non resta molto tempo a questa umanità per cambiare il mondo prima di distruggerlo definitivamente. Per salvare il futuro occorre una nuova generazione di rivoluzionari che sappiano rimettere gli esseri umani al centro della storia, eliminando una volta per tutte guerrafondai e usurai, complesso militare-industriale e finanza parassitaria e disumana, raccogliendo il messaggio di Keynes, quando parlava di necessità di compiere l’eutanasia dei redditieri. Un’eutanasia, questa, sulla quale dovrebbe essere d’accordo anche la Chiesa cattolica.

Questi rivoluzionari del futuro dovranno essere un po’ Che Guevara e un po’ Gandhi, un po’ Fidel e un po’ Francesco.