Passata senza particolari problemi la tre giorni di Festa di CasaPound, restano le polemiche. L’amministrazione comunale di Castano Primo, cittadina a nord di Milano, ha emesso due comunicati per mettere in fila i fatti e ribadire le proprie ragioni contro l’evento dello scorso fine settimana. Il sindaco Giuseppe Pignatiello mette in fila concetti come democrazia, legalità, antifascismo, ringraziando chi, nella buriana, si è speso per fargli sentire vicinanza e sostegno. “Nei prossimi giorni – annuncia il primo cittadino – attiveremo le opportune azioni legali a tutela dell’amministrazione”

L’amministrazione comunale, invece, ha riordinato i fatti. Raccontando, data per data, delibera per delibera, tutti i passi dell’iter dell’autorizzazione della festa, prima concessa poi ritirata. La richiesta è stata presentata l’11 maggio scorso a nome dell’associazione La Focosa, che ha chiesto di poter utilizzare la tensostruttura tra l’8 e il 14 settembre. Il 3 di agosto, verificato il programma di massima dell’evento, il Comune ha rilasciato l’autorizzazione.  Un mese più tardi, il 4 di settembre, l’amministrazione chiede un supplemento di documentazione, con il programma dettagliato dell’evento. Il 7 settembre il comune sospende l’autorizzazione in quanto gli atti consegnati dall’associazione La Focosa non erano completi. Intanto emerge che nelle stesse date in zona ci sarebbe stato l’evento di CasaPound, sospettando che potesse esserci un collegamento tra i due eventi, l’amministrazione comunale ha chiesto un incontro con la Prefettura di Milano, che ha avuto luogo il 10 settembre, a poche ore dal via della festa. Nel frattempo l’Asd La Focosa ha integrato la documentazione mancante e la sospensione dell’autorizzazione è stata revocata, con la raccomandazione da parte del comune di attenersi al programma indicato. Nelle stesse ore Casapound ha tenuto una conferenza stampa, durante la quale ha ufficializzato la location della propria festa. Prima della consegna delle chiavi della tensostruttura la polizia locale di Castano Primo ha effettuato un sopralluogo ed ha rilevato che all’interno lo spazio era stato allestito in difformità con quanto dichiarato nella richiesta. L’11 settembre, giorno dell’inizio della festa, è stata quindi revocata ufficialmente l’autorizzazione e le chiavi della tensostruttura non sono state consegnate. Nella stessa giornata l’amministrazione comunale ha inviato una relazione dettagliata alla procura di Busto Arsizio: “affinché potesse attivare tutti gli opportuni interventi”. L’amministrazione comunale di Castano Primo e il sindaco Pignatiello dicono di aver “giocato a carte scoperte”, in nome della trasparenza e della correttezza formale. “Se Casapound non aveva niente da nascondere – chiede il sindaco – perché ha avuto bisogno di coprirsi dietro il vessillo di un’associazione sportiva? Dichiarare la propria identità e il programma che si intende svolgere in un luogo pubblico ritengo sia elemento imprescindibile per chi voglia farsi portavoce di correttezza e serietà”.

Dall’altro lato della barricata CasaPound che, in barba al regolamento comunale e alle indicazioni di Comune e Prefettura, ha comunque dato vita alla tre giorni di festa:”Ora che anche Direzione Rivoluzione 2015 è finita, ci sentiamo di ringraziare chiunque abbia partecipato e abbia contribuito a farne un nuovo successo di CasaPound, primi fra tutti i militanti che sono venuti da tutta Italia”. Tra i ringraziamenti che hanno messo in fila nel post di Facebook ce ne sono alcuni che hanno il sapore della beffa: “Un ringraziamento ovviamente ai simpatizzanti e ai cittadini di Castano Primo, che non si sono lasciati spaventare e sono venuti a trovarci nonostante le intimidazioni”, e anche “al sindaco di Castano, a Fiano, a Pisapia e a chiunque abbia cercato di impedire lo svolgimento della festa e abbia provato a gettarci fango addosso, riuscendo infine solo a farci una straordinaria pubblicità“. Tanto da alimentare il sospetto che i disguidi burocratici siano stati cercati e alimentati ad arte, proprio per poter sfruttare l’effetto mediatico.