CasaPound è pronta per una svolta pop? Grazie alla luce riflessa emanata da un Sole delle Alpi a propulsione salviniana, l’associazione politico culturale di destra vorrebbe sfatare il cliché che la vede legata all’immagine di una destra macista e manganellara. Così, per riuscire nell’intento, i prossimi 11, 12 e 13 settembre propone l’ottava edizione della festa “Direzione rivoluzione” con chiare aspirazioni nazionalpopolari. A tenere a battesimo l’evento è arrivato un testimonial come Vittorio Feltri, sperando forse di essere traghettati nel mondo del possibile; al grido di meno ‘moschetti e più giarrettiere’ propongono addirittura una cena con spettacolo burlesque, decisamente poco affine ad un raduno di ultradestra. Non mancano torneo di calcetto, banchetti di associazioni, pranzo comunitario, dj set, concerti. Il tutto condito da dibattiti su marò, immigrazione e scuola in compagnia di relatori come Gianluca Buonanno, Raffaele Volpi e Paolo Grimoldi della Lega Nord, Giulio Gallera e Lara Comi di Forza Italia e Stefano Dambruoso di Scelta Civica.

RAPPORTO CON LA LEGA

Ed è proprio il rapporto con le altre forze politiche a destare la curiosità dei cronisti alla presentazione dell’evento. In particolare quello che li vede camminare a braccetto con la Lega di Salvini: “Noi ci chiamiamo CasaPound Italia, siamo fervidi patrioti, non abbiamo mai avuto in passato rapporti con la Lega, in questo momento storico affrontiamo un percorso comune perché la Lega dice quello che CPI dice da sempre”. Se CasaPound soffre di “mancanza di visibilità”, e di “spazi dove dire la sua”, viene messa fuori “perché dice cose che altri non dicono”, quindi sicuramente “siamo sempre quelli di sempre” ma “va dato atto che il percorso fatto insieme con Salvini ci ha aiutato” ad uscire dall’ombra.

POLEMICHE A SINISTRA

Sul palco di Castano Primo non saliranno esponenti delle forze di centrosinistra, non per volontà degli organizzatori: “Avevamo chiesto anche alle altre forze politiche – spiega il presidente nazionale di CPI Gianluca Iannone – ma non hanno voluto aderire al nostro invito”. Il più accanito detrattore dell’evento è stato il deputato dem Emanuele Fiano, che da giorni non perde occasione pubblica e privata per ribadire la sua contrarietà, capitanando il coro di polemiche seguito all’annuncio della festa, “Il raduno dei neofascisti di Casapound a Milano non sia permesso, senza se e senza ma – ha scritto ancora qualche ora fa su Facebook -. La Costituzione e la legge parlano chiaro: nel nostro Paese il fascismo non può e non deve rinascere in nessuna forma; tutti coloro che lo intendono propagandare, evocare o anche solo simboleggiare calpestano la nostra storia”. 

Nei giorni scorsi numerose associazioni avevano chiesto che la festa nazionale di CasaPound non si tenesse nel Comune di Milano ed effettivamente l’evento verrà ospitato fuori dal capoluogo lombardo, a Castano Primo, una cittadina dell’alto milanese: “Non ha vinto Milano – ha puntualizzato però Iannone -, non ha vinto nessuno. Riteniamo che decidere chi può parlare o non può parlare sia brutalità”. E su Fiano, ha aggiunto: “Sarebbe stato bello sapere che cosa ne pensa l’onorevole Fiano, invece impegnato a creare cortine fumogene per cercare di isolare e mettere all’angolo CasaPound. Non ce la farà Fiano come non ce la farà nessun altro perché a stravincere sarà la nostra volontà politica e la voce dei militanti”.

CASAPOUND CHIEDE RISPETTO

L’Anpi ha espresso nelle scorse ore “profonda preoccupazione per l’annunciato Festival nazionale di CasaPound” e annuncia un presidio antifascista per venerdì alle 17 davanti alla Loggia dei Mercanti (a Milano). All’iniziativa dei Partigiani si aggiunge la presa di distanza della presidente della Camera Laura Boldrini, che dice di ribadire “Sul piano politico la massima distanza culturale con i movimenti che non mancano di richiamarsi in varie forme ad un passato di sofferenze e privazione della libertà, quale è stato il ventennio fascista”. Il responsabile di CasaPound, Iannone, chiede rispetto: “Il fatto che si decida chi può parlare e chi non parla, è meschino. Noi veniamo continuamente discriminati perché si crea un clima di terrore soft, che non fa bene a nessuno. Casapound non è nata questa mattina, è un movimento nazionale dal 2008 e siamo uomini liberi. Forse diamo fastidio proprio per questo”.

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