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Eni, Descalzi: “Sotto giacimento egiziano di gas probabilmente ce n’è un altro”

L'amministratore delegato del Cane a sei zampe ha stimato i costi di sviluppo del nuovo pozzo, ritenuto il più grande del Mediterraneo, in meno di 10 miliardi: la qualità degli idrocarburi scoperti è "incredibile", "quasi non deve essere trattato". Oltre a soddisfare la domanda interna del Paese, la produzione di metano che ne deriverà potrebbe consentire di riprendere l’export verso Spagna e Italia "a prezzi interessanti"
Eni, Descalzi: “Sotto giacimento egiziano di gas probabilmente ce n’è un altro”
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Costerà fino a 10 miliardi di euro sviluppare il maxi giacimento di gas scoperto dall’Eni al largo dell’Egitto. Lo ha detto in audizione al Senato l’amministratore delegato del gruppo Claudio Descalzi, che ha anche rivelato che sotto il campo offshore di Zohr, di cui il Cane a sei zampe ha il 100%, “probabilmente ce n’è un altro, forse di condensati o olio“. Il prossimo obiettivo, quindi, è “verificare” questa possibilità: “La speranza è che i volumi possano aumentare” rispetto agli 850 miliardi di metri cubi di gas dichiarati, “anche se siamo già contentissimi così”. La produzione del giacimento è stimata attualmente “tra i 70 e gli 80 milioni di metri cubi al giorno e tra i 30 e i 35 miliardi di metri cubi all’anno”. L’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (Opec) ha commentato con l’AdnKronos dicendo che si tratta di “una delle scoperte destinate a incidere di più sul mercato dell’energia mondiale”, in una fase in cui le quotazioni del barile sono su livelli storicamente molto bassi.

Le caratteristiche del gas trovato, secondo il manager, sono “incredibili”, perché “non c’è Co2, non c’è zolfo, è praticamente metano, quasi non deve essere trattato, c’è una grande pressione e una temperatura bassa”. Si tratta di condizioni che “incidono sui costi. Ma la cosa importante è che è a poche decine di km dalla nostra installazione, e praticamente di fronte, c’è Al Gamil, il nostro centro di trattamento del gas”. Tutte condizioni che contribuiscono ad abbassare i costi da sostenere per estrarre gli idrocarburi. “Costi e investimenti – ha precisato Descalzi – li stiamo affinando ed è prematuro dare un numero, ma si può fornire un ordine di grandezza. Sono pozzi semplici. Il ministro egiziano ha parlato di 6-7 miliardi, possiamo pensare un ordine di grandezza di questo tipo. Si può rimanere al di sotto dei 10 miliardi”.

Quanto ai tempi, il governo egiziano vuole sviluppare la scoperta di Zohr “in termini rapidi, cioè nel 2017”. Nelle prossime settimane sarà presentato al governo del Cairo il piano di sviluppo, poi il numero uno del Cane a sei zampe presenterà al consiglio di amministrazione l’investimento finale. Questo “dovrei farlo a dicembre”, ha detto Descalzi.

Considerando le grandi quantità di gas trovato, il giacimento “oltre a soddisfare la domanda di gas interna dell’Egitto potrebbe dare la possibilità di riprendere l’export di gnl (metano liquefatto, ndr) in Spagna e Italia a prezzi anche interessanti”. Per l’Europa, quindi, “ci potrebbero essere impatti indiretti”. Quanto alle possibilità che si possa realizzare un gasdotto dedicato, Descalzi ha specificato che “in questo momento” il sistema “più probabile sono i rigassificatori“, ma se si trovano altri giacimenti di questo tipo, in Egitto ma anche a Cipro, “si potrebbe giustificare anche un tubo”.

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