Il governo sulla riforma del Senato non torna indietro: l’articolo 2 che prevede che i componenti di Palazzo Madama non siano eletti direttamente dai cittadini non si tocca nonostante le polemiche della minoranza Pd, nonostante i 513mila emendamenti che bloccano il provvedimento e nonostante gli annunci di ostruzionismo. A mettere in chiaro il concetto è stato Matteo Renzi durante l’assemblea con i senatori democratici: “La grande parte dell’impianto”, ha detto, “è profondamente condivisa. Avvertiamo la responsabilità di superare finalmente il bicameralismo paritario. Le riforme ridanno credibilità al Paese in Europa”. Il segretario ha detto di essere disposto a parlare di modifiche (“Pronti a discutere se le proposte sono condivise”), ma ha comunque blindato il pilastro del provvedimento: “Non si tocca, altrimenti salta tutto”.

In mattinata a protestare era stato l’ex segretario Pierluigi Bersani che aveva chiesto si aprisse una trattativa con la minoranza: “Non si può chiedere disciplina di partito”, ha detto a Radio Anch’io, “davanti alla Costituzione”. E Renzi in assemblea gli ha risposto: “Parliamo di responsabilità, non di discplina”. Ma nemmeno i numeri sembrano preoccupare il governo: “La maggioranza c’è”, ha detto il ministro Maria Elena Boschi su La7, “speriamo ci sia anche il Partito democratico. Ci sono state 134 modifiche in tutto, abbiamo fatto 24 riunioni di Direzione in 18 mesi di segreteria Renzi, Bersani ne aveva fatte 9″. La minoranza Pd non è convinta e ha confermato che chiederà il voto su 17 emendamenti all’articolo 2 per l’elezione diretta dei futuri senatori. Resta da vedere se sarà possibile farlo tecnicamente e a decidere sarà il presidente Pietro Grasso che oggi ha chiesto alla politica di evitare “i messaggi cifrati sui giornali e cercare una mediazione”. Il ddl di revisione costituzionale ha una procedura diversa dai normali provvedimenti perché ha bisogno di due approvazioni di Camera e Senato (e non solo una). Il testo arriva ora al secondo passaggio e le eventuali modifiche rischierebbero di far ricominciare l’iter da capo. Per questo motivo Anna Finocchiaro e Luciano Pizzetti in commissione prima, Boschi e Renzi poi, pur ribadendo l’apertura ad allargare le competenze del Senato e modificare il meccanismo di scelta dei senatori (“Concordate le modifiche anche con i deputati”, ha proposto il segretario Pd), hanno tenuto fermo il no a cambiare l’articolo 2.

Le opposizioni però non hanno intenzione di rinunciare alle barricate. Se il senatore leghista Roberto Calderoli ha detto di essere pronto a ritirare i suoi emendamenti (da solo ne ha presentati 500mila) in cambio di un’apertura sull’elettività del nuovo Senato, Forza Italia ha confermato il no alla riforma sottolineando che Renzi non ha i numeri per farla passare (avrebbe 183 senatori, da cui sottrarre i 28 della minoranza), anche perché starebbero aumentando i mal di pancia dentro Ncd. Critico anche il Movimento 5 Stelle: “Il provvedimento per noi è inaccettabile”. Il presidente del Consiglio resta a guardare: non chiude le porte, ma nemmeno si mette a trattare. La resa dei conti è appena iniziata.

Renzi ai senatori: “Riforme ridanno credibilità al Paese”
Il presidente del Consiglio ha incontrato in serata i senatori per l’assemblea Pd cercando di ricompattare il gruppo in vista del voto finale sul testo a Palazzo Madama. “Le riforme che il Parlamento ha fatto hanno ridato credibilità all’Italia”, ha detto. “In questo anno avete fatto qualcosa che nel tempo durerà. Può piacere o meno, ma alcuni risultati stanno arrivando dalle riforme per l’economia italiana. Se il Pd che guida il governo fa leggi che danno buoni risultati, se poi non le valorizza fa male al Pd e all’Italia”. Il segretario ha ribadito come il provvedimento sia non solo condiviso ma anche ispirato a temi già proposti in passato dalla sinistra: “Ciò che stiamo proponendo è la versione soft di quello propone la sinistra da 70 anni. La tesi numero quattro dell’Ulivo prevedeva un Senato delle autonomie non elettivo. A voi chiedo non disciplina, ma responsabilità“. E sull’ipotesi di rivedere il testo ha detto: “Faccio una proposta: le modifiche alla riforma devono essere concordate anche con i deputati del Pd. Non vorrei che una parte del partito dica una cosa alla Camera e un’altra al Senato. Mi pare una cosa di buonsenso”. Il presidente del Consiglio ha infine anticipato che l’orientamento per la prossima manovra è che sia di circa 25 miliardi di euro.

La presidente Pd in commissione Finocchiaro: “Articolo 2 non si tocca”
Al termine dell’ufficio di presidenza, la senatrice Pd Anna Finocchiaro ha garantito che sulle riforme si voterà solo quando ci sarà “l’accordo politico”, ma senza stravolgere la struttura del testo che prevede che i futuri inquilini di Palazzo Madama siano scelti dai consigli regionali. “Capovolgere”, ha detto la presidente della commissione Affari costituzionali, “l’impostazione degli articoli 1 e 2 non è possibile da un punto di vista regolamentare e rischia di disperdere la possibilità di raggiungere il traguardo”. La presidente ha sottolineato, inoltre, che “la composizione del Senato fatta da consiglieri regionali ma con un decisivo coinvolgimento degli elettori e che al Senato vadano restituite competenze sulle istituzioni di garanzia sono punti ampiamente condivisi in commissione”. I lavori proseguiranno secondo il calendario definito per questa settimana con le audizioni dei presidenti delle Regioni, mentre da martedì 15 settembre inizierà l’illustrazione degli emendamenti.

Il presidente Grasso deciderà in Aula sugli emendamenti all’art.2
In Aula c’è stato anche un botta e risposta tra il presidente Pietro Grasso e il senatore M5S Vito Crimi. Il grillino ha sollecitato in apertura dei lavori una posizione della presidenza sulla controversa questione della emendabilità dell’art.2 della riforma, citando le dichiarazioni della seconda carica dello Stato durante la Cerimonia del Ventaglio a luglio. “In quella occasione”, ha detto Crimi, “lei si è espresso favorevolmente a un eventuale ripensamento politico su tutte le parti del disegno di legge costituzionale, aprendo peraltro alla possibilità integralmente emendativa”. Grasso ha però replicato e smentito la posizione: “Le conclusioni che Crimi ha attribuito al mio intervento sono difformi da quelle che si possono ricavare, ancora oggi, da una lettura del mio intervento”. E ha concluso chiedendo alla politica di evitare “messaggi cifrati sui giornali”: “Ogni giorno che passa senza un confronto vero tra le parti, a tavolino e non sui giornali, è un giorno sprecato. Io mi potrò pronunciare solo in aula, quando avrò gli emendamenti da valutare. Invece di aspettare le decisioni, solo tecniche, del presidente o di lanciare messaggi cifrati a mezzo stampa, la politica affermi il suo primato nella ricerca di una mediazione su alcuni punti della riforma, soprattutto funzioni del Senato e sua composizione”.