“Mettiamo in mora lo Stato”, questa la pazza idea del piccolo comune di Morazzone, in provincia di Varese. A sostenerla è il sindaco Matteo Bianchi, segretario provinciale del Carroccio, che mette le mani avanti e spiega: “Non vogliamo fare una pagliacciata, la nostra è un’iniziativa seria e vogliamo convincere anche altri comuni a seguire la strada che stiamo preparando”.

Effettivamente, fermandosi alla superficie, potrebbe sembrare una di quelle boutade fatte tanto per sollevare un po’ di polvere e conquistare qualche titolo di giornale. Ma la questione è troppo seria per non cercare di comprendere cosa ci sia sotto, soprattutto in questi giorni, caratterizzati dagli annunci del premier Matteo Renzi che promette di tagliare le tasse e rifondere i comuni dei mancati introiti: “L’idea – spiega il sindaco – è scaturita dalla magra constatazione fatta al rientro delle ferie, quando ho incontrato il responsabile della ragioneria del comune e abbiamo visto che la liquidità di cassa era in sofferenza”. Una difficoltà non dovuta alla mala gestione delle finanze da parte dell’ente locale: “I nostri incassi sono in linea con le previsioni e i nostri pagamenti sono tutti in regola. A mancare sono i trasferimenti dello Stato: dei circa 600 mila euro che ci sono stati promessi all’inizio dell’anno, ad oggi abbiamo ricevuto solo 4 mila euro“.

I trasferimenti dello Stato, come facilmente immaginabile, sono essenziali per la vita di questo come degli enti locali: “Abbiamo un bilancio da 4 milioni, ovviamente 600 mila euro sono una cifra vitale per noi, tant’è che essendoci stati promessi ufficialmente, sono stati iscritti a bilancio e abbiamo già iniziato a spenderli“. Soldi virtuali, che lo Stato non ha ancora fisicamente trasferito ai comuni: “In passato questi soldi arrivavano in due o tre tranches, quest’anno invece nulla e quando chiamiamo il ministero non riceviamo mai una risposta concreta”. Da qui l’idea di scrivere una lettera con cui sollecitare il trasferimento dei fondi, pena la messa in mora: “Abbiamo dato sette giorni di tempo al ministero, dopodiché daremo incarico a dei legali per formulare una proposta seria”.

Non è (ancora) il caso di Morazzone, ma ci sono comuni che hanno già dovuto attingere a fidi bancari per sostenere i pagamenti: “Non voglio arrivare a dover pagare interessi passivi per colpa dello Stato che non mi restituisce soldi dovuti – continua Bianchi – ecco perché proporremo di trattenerci l’Iva”. I comuni, infatti, sono tenuti al pagamento dell’Iva sulle forniture, cifre consistenti che ogni anno transitano dalle casse comunali a quelle dello Stato. Da qui la strategia di Matteo Bianchi: “La compensazione tra Comune e Stato non è ammessa se non in caso di comprovate difficoltà. Noi vorremmo ovviamente evitare di ricevere un accertamento dell’Agenzia delle entrate (e il conseguente danno erariale) ecco perché ci siamo affidati a dei legali che cercheranno di rendere concreta questa possibilità”.

“Nella nostra battaglia vorremmo coinvolgere tutti i comuni a guida leghista in Lombardia” ha detto Bianchi, lamentando poi la latitanza dell’Anci: “Nelle nostre condizioni ci sono tutti i comuni, di tutti i colori politici, ma l’Anci non sta facendo quasi nulla per tutelarci da questo punto di vista”