Il mondo FQ

L’Iran ha inviato agli Usa le proprie condizioni per riaprire Hormuz. “Washington pronta a rimandare i diplomatici nelle ambasciate del Golfo”

Dopo l'annuncio di Bessent, Washington vara già le prime misure della sua offensiva commerciale contro Teheran. Ma arriva subito la replica del ministero degli Esteri cinese
L’Iran ha inviato agli Usa le proprie condizioni per riaprire Hormuz. “Washington pronta a rimandare i diplomatici nelle ambasciate del Golfo”
Icona dei commenti Commenti
In Evidenza

Piano Iran-Oman per riaprire Hormuz: corridoio temporaneo a guida congiunta

Un corridoio marittimo temporaneo a guida congiunta e un’operazione congiunta per rimuovere le mine. E’ il piano discusso da Iran e Oman per consentire “la ripresa della navigazione sicura” nello Stretto di Hormuz, secondo una dichiarazione congiunta diffusa dal ministero degli Esteri di Muscat dopo i colloqui a Teheran tra i ministri degli Esteri dei due Paesi, Badr Albusaidi e Abbas Araghchi. Il piano, si legge nella nota, prevede “un percorso in più fasi”. La prima riguarda l’istituzione di un corridoio marittimo temporaneo attraverso lo Stretto e un progetto congiunto per lo sminamento delle acque. L’obiettivo è creare le condizioni per riaprire la rotta marittima in sicurezza, “preservando al tempo stesso la sovranità e i diritti dei Paesi costieri”. Secondo Iran e Oman, “negoziati tecnici” proseguiranno per definire “un corridoio marittimo permanente” e stabilire le future modalità di gestione dello Stretto. Tra i temi da affrontare ci sono la condivisione delle informazioni, il coordinamento del traffico marittimo e la fornitura dei servizi di navigazione e sicurezza. Oman e Iran chiedono inoltre il coinvolgimento degli altri Paesi regionali che si affacciano sulle acque del Golfo e ribadiscono la necessità di rispettare il diritto internazionale e i diritti sovrani degli Stati costieri.

  • 18:10

    Piano Iran-Oman per riaprire Hormuz: corridoio temporaneo a guida congiunta

    Un corridoio marittimo temporaneo a guida congiunta e un’operazione congiunta per rimuovere le mine. E’ il piano discusso da Iran e Oman per consentire “la ripresa della navigazione sicura” nello Stretto di Hormuz, secondo una dichiarazione congiunta diffusa dal ministero degli Esteri di Muscat dopo i colloqui a Teheran tra i ministri degli Esteri dei due Paesi, Badr Albusaidi e Abbas Araghchi. Il piano, si legge nella nota, prevede “un percorso in più fasi”. La prima riguarda l’istituzione di un corridoio marittimo temporaneo attraverso lo Stretto e un progetto congiunto per lo sminamento delle acque. L’obiettivo è creare le condizioni per riaprire la rotta marittima in sicurezza, “preservando al tempo stesso la sovranità e i diritti dei Paesi costieri”. Secondo Iran e Oman, “negoziati tecnici” proseguiranno per definire “un corridoio marittimo permanente” e stabilire le future modalità di gestione dello Stretto. Tra i temi da affrontare ci sono la condivisione delle informazioni, il coordinamento del traffico marittimo e la fornitura dei servizi di navigazione e sicurezza. Oman e Iran chiedono inoltre il coinvolgimento degli altri Paesi regionali che si affacciano sulle acque del Golfo e ribadiscono la necessità di rispettare il diritto internazionale e i diritti sovrani degli Stati costieri.

  • 17:56

    L’Iran ha comunicato agli Usa le sue condizioni su Hormuz

    “L’Iran ha chiaramente comunicato al capo dell’esercito pakistano in visita, Asim Munir, la sua posizione e le sue condizioni sullo Stretto di Hormuz, nonché quelle relative al ritorno degli Stati Uniti alle disposizioni relative allo Stretto, previste dal Memorandum d’intesa di Islamabad”: lo ha dichiarato oggi all’agenzia Tasnim una fonte informata. “Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, Munir non stava portando un messaggio di minaccia da parte degli Stati Uniti. Piuttosto, stava cercando di aprire un margine di negoziazione e di comunicare agli Stati Uniti le condizioni dell’Iran”, ha aggiunto la fonte, vicina al team negoziale iraniano.

  • 16:48

    Trump: “Tutte le mine a Hormuz rimosse o fatte brillare”

    Donald Trump annuncia che tutte le mine nello Stretto di Hormuz sono state rimosse o fatte brillare. “La Marina americana mi ha appena comunicato che tutte le mine presenti nelle acque internazionali dello Stretto di Hormuz sono state rimosse e/o fatte brillare. L’Iran è stato avvertito che qualsiasi nave o imbarcazione che dovesse posizionare nuove mine verrà immediatamente e sistematicamente distrutta”, ha scritto Trump sul suo social Truth, sottolineando che “è in vigore una politica di tolleranza zero assoluta riguardo al posizionamento di mine”.

  • 15:07

    Sanzioni Usa contro società di Singapore legata a Teheran

    Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la società Wellbred Capital, con sede a Singapore, e le sue società di intermediazione commerciale negli Emirati Arabi Uniti e in Svizzera. Il provvedimento rientra nella stretta di Washington volta a colpire i canali finanziari internazionali della Repubblica Islamica. Come comunicato dall’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro americano, il gruppo è accusato di avere legami con Mohammad Hossein Shamkhani, magnate iraniano del trasporto marittimo di petrolio. L’intervento punta a bloccare i flussi economici e le reti logistiche estere utilizzate da Teheran per aggirare le restrizioni sul commercio di greggio.

  • 14:51

    “Usa pronti a rimandare i propri diplomatici nel Golfo”

    Il Dipartimento di Stato Usa si prepara a far tornare diplomatici statunitensi nelle ambasciate in Medio Oriente che erano state evacuate prima e durante il conflitto con l’Iran, iniziato con le operazioni avviate il 28 febbraio scorso da Usa e Israele contro la Repubblica islamica a cui Teheran non ha mancato di ‘risponderè. Lo riferisce il New York Times, sulla base di un documento interno del Dipartimento di Stato e delle informazioni ottenute da tre funzionari americani, sottolineando come la decisione suggerisca che l’Amministrazione Trump non prevede un ritorno alle ostilità su vasta scala.
    Secondo il testo visionato dal quotidiano, potrebbe iniziare già in settimana il ritorno dei funzionari del servizio diplomatico e la riduzione delle misure d’emergenza adottate nelle missioni Usa in Medio Oriente e fra le ambasciate in cui si prevede di ripristinare livelli di personale più elevati ci sono quelle di Israele, Libano, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Oman, Iraq e Kuwait. Il Dipartimento di Stato ha evidenziato di “rivedere in modo costante il livello di sicurezza” delle rappresentanze diplomatiche e come “sulla base della nostra ultima valutazione” si stia “adeguando” la distribuzione del personale in “alcune sedi in Medio Oriente per garantire di poter continuare a promuovere gli obiettivi di politica estera degli Usa, tutelando al contempo sicurezza e incolumità del personale”. Secondo il documento, i primi diplomatici a rientrare saranno quelli dell’ambasciata Usa in Libano, ma inizialmente con livelli di organico all’85% (così come per le sedi negli Emirati arabi uniti, in Arabia Saudita e Qatar). Si tornerà al pieno organico nelle ambasciate in Israele, Giordania e Oman. Al 75% in Iraq, Kuwait e Bahrein. Il documento prevede restrizioni per i parenti dei diplomatici nel Paese dei Cedri e nei sei Paesi del Golfo. A fine febbraio, alla vigilia dell’avvio delle operazioni militari di Usa e Israele contro l’Iran, a tutto lo staff con mansioni non essenziali a Gerusalemme e ai parenti venne offerta la possibilità di lasciare Israele a spese del governo, ricorda il New York Times, ricostruendo come poi nelle settimane successive dal Dipartimento di Stato siano arrivate disposizioni per le rappresentanze diplomatiche in Medio Oriente con obiettivi Usa in quei Paesi nel mirino della ‘risposta’ iraniana. In alcuni Paesi i diplomatici iniziarono a lavorare da casa, come forma di precauzione. “Il ritorno di personale nelle missioni parzialmente evacuate suggerisce l’Amministrazione creda che la guerra stia volgendo al termine”, ha osservato Dan Shapiro, che è stato ambasciatore Usa in Israele durante l’era Obama e poi al Dipartimento della Difesa durante l’epoca Biden. Ma per John R. Bass, che ha lavorato nell’Amministrazione Biden, “le restrizioni imposte ai familiari nei Paesi del Golfo indicano che il governo ritiene ancora elevato il rischio” per la sicurezza, che “il livello di minaccia è inferiore rispetto a 30, 60 o 90 giorni fa, ma superiore a quello precedente all’inizio del conflitto”. E, ha evidenziato Robert Danin, con un passato al Dipartimento di Stato, “il ritorno di personale delle ambasciate non impedisce di intraprendere azioni contro l’Iran in futuro”. “Lo hanno già fatto una volta – ha rimarcato – Possono farlo di nuovo”.

  • 14:48

    Qatar: “Sanzioni Usa all’Iran sono unilaterali, serve mediazione”

    “Le sanzioni statunitensi contro l’Iran sono unilaterali e sosteniamo gli sforzi di mediazione volti a risolvere la crisi”: lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri del Qatar, Majid Al-Ansari, citato da al Jazeera. “La situazione nello Stretto di Ormuz dovrebbe tornare a quella precedente alla crisi, e sottolineiamo la necessità della libertà di navigazione”. Il responsabile ha poi aggiunto che “se Israele vuole diventare parte integrante della regione, deve adempiere ai propri obblighi”. Mentre Doha respinge “il tentativo dell’Iran di coinvolgere i paesi della regione ogni volta che viene attaccato da una terza parte”.

  • 11:14

    Wsj: “Gabbard avvertì Trump dei rischi di un attacco all’Iran”

    Tulsi Gabbard, ex direttrice dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, aveva avvertito il presidente Donald Trump pochi giorni prima dell’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio, che l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei avrebbe probabilmente portato all’instaurazione di un regime più intransigente e più propenso a perseguire il programma nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui Gabbard aveva anche previsto che Teheran avrebbe chiuso lo Stretto di Hormuz e attaccato le forze statunitensi e i loro alleati nella regione. Anche alti funzionari, tra cui il vicepresidente, avevano avvertito Trump dei rischi di una guerra, ma che alla fine il presidente si era convinto, grazie ai vertici del Pentagono, che la superiorità militare statunitense avrebbe prevalso. Gabbard si è dimessa dal suo incarico a maggio, circa tre mesi dopo l’inizio della guerra, adducendo motivi di salute del marito.

  • 10:51

    Aereo diretto verso Teheran dichiara stato di emergenza

    Un aereo Airbus A310 della compagnia Taban Airlines in volo da Istanbul a Teheran ha dichiarato lo stato di emergenza mentre si trovava sopra la Turchia. È quanto riporta Flightradar24. L’aereo ha trasmesso il codice di emergenza 7700 durante la fase di discesa nei pressi di Ankara, indicando una possibile deviazione dalla rotta prevista. La natura dell’emergenza non è stata chiarita.

  • 10:12

    Capo polizia iraniana: “Nemico cerca pretesti per creare il caos”

    “Il nemico è ancora intenzionato a colpire l’Iran e dobbiamo essere cauti al riguardo”: è quanto dichiarato martedì dal capo della polizia iraniana, Ahmadreza Radan, secondo cui Usa e Israele “cercano pretesti per creare il caos in una parte dell’Iran o in tutto il Paese, al fine di raggiungere i propri obiettivi”.

    “Dobbiamo pianificare le nostre azioni in modo da non permettere al nemico di sfruttare la situazione attuale per provocare insicurezza nel Paese», ha proseguito Radan, citato dall’agenzia Irna.
    Le autorità iraniane hanno espresso preoccupazione per il fatto che la crisi economica e politica nel Paese possa alimentare una nuova rivolta.

DEMOCRAZIA DEVIATA

di Alessandro Di Battista 17.00€ Acquista