Una nuova stella azzurra nell’anno nero del ciclismo italiano: Fabio Aru può vincere la Vuelta di Spagna 2015. A questo punto, arrivati a metà della corsa, è qualcosa più di un sogno o di un semplice pronostico: Chris Froome abbattuto dalle cadute, Nairo Quintana staccato, Alberto Contador a casa per le troppe fatiche stagionali. Davanti a tutti i big del ciclismo mondiale c’è lui, lo scalatore sardo di Santu ‘Engiu, che tre anni fa correva ancora fra i dilettanti e adesso, a soli 25 anni, può diventare uno dei più giovani vincitori di un Grande giro nell’ultimo decennio.

Aru ha gettato le basi dell’impresa nell’undicesima tappa, sulle rampe delle montagne di Andorra: primo del gruppo dei migliori, alle spalle solo del compagno di squadra dell’Astana Mikel Landa. Ha rifilato distacchi importanti a tutti i rivali: l’inglese Froome, vincitore dell’ultimo Tour de France, è caduto ed è arrivato al traguardo con quasi 9 minuti, scivolando irreparabilmente fuori classifica. Il colombiano Quintana, febbricitante, ha accusato oltre 4 minuti di ritardo. E ancora: 40 secondi a Joaquim Rodriguez, un minuto al polacco Majka, quasi due minuti a Valverde. Abbastanza per indossare subito la maglia rossa, il segno del primato in terra spagnola. E coltivare l’ambizione di non mollarla più fino a Madrid.

La Vuelta è ancora lunga: mancano ancora dieci tappe, tre arrivi in salita e una temibile cronometro di 40 chilometri. L’ultima settimana, però, sarà relativamente tranquilla: la corsa si deciderà nei prossimi giorni, l’azzurro ha dimostrato di essere in gran forma e gli avversari più pericolosi sono ormai fuorigioco. Dovrà guardarsi soprattutto dai padroni di casa: Rodriguez e Valverde hanno dalla loro l’esperienza, il tifo del pubblico e l’abitudine a correre per certi traguardi. Entrambi sono già saliti sul podio alla Vuelta, Valverde nel 2009 l’ha anche vinta e specie nella prova contro il tempo potrebbe far soffrire l’azzurro. Ma su di lui il margine è già importante (quasi due minuti), mentre Rodriguez (che è più vicino, a 27 secondi) un Grande giro in carriera per un motivo o per l’altro non lo ha mai vinto.

Neanche Aru in realtà, ma l’anagrafe gioca tutta a suo favore. Classe ’90, è già arrivato terzo al Giro 2014 e secondo al Giro 2015. Questa può essere la corsa della consacrazione. Sarebbe un risultato straordinario: negli anni Duemila si contano sulle dita di una mano i ciclisti under 25 che hanno trionfato in una grande corsa a tappe. Quintana al Giro 2014, Andy Schleck al Tour 2010 (ma a tavolino per la squalifica di Contador), Nibali alla Vuelta 2010. Poi bisogna tornare indietro fino al 2004, alla famosa vittoria di Damiano Cunego al Giro ad appena 22 anni. Ma il veronese non è mai stato in grado di ripetersi, per Aru potrebbe essere solo il primo successo di una lunga serie. Ci spera tutta l’Italia del ciclismo, che quest’anno ha vissuto una delle più cupe stagioni recenti. La sintesi è nell’annus horribilis di Vincenzo Nibali, l’atleta di punta del movimento, che ha fallito l’appuntamento col Tour (solo quarto, nonostante il crescendo finale) e alla Vuelta è stato squalificato per irregolarità in gara.

Senza di lui l’Italia è praticamente scomparsa dal calendario internazionale: solo una vittoria a marzo alla Gand-Wevelgem con Luca Paolini, risultato a luglio positivo alla cocaina. Poi neanche un podio. Adesso Aru può salvare la stagione azzurra, riportando a casa un trofeo vinto l’ultima volta proprio da Nibali nel 2010 alla sua stessa età. E magari lanciare la nazionale verso i Mondiali di Richmond del prossimo 27 settembre (anche se lì il percorso non sarà proprio da scalatori). Saranno decisive le prossime tappe. E per farlo Aru, scalatore vero dal grande coraggio, dovrà attaccare ancora. L’Italia lo aspetta in rosso a Madrid.

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