La procura di Catanzaro ha sequestrato 361 mila euro a Pasqualino Ruberto, l’ex presidente di Calabria Etica, la società in house della Regione che si sarebbe dovuta occupare di assistenza alle famiglie disagiate e che, secondo gli inquirenti, era diventata un “assumificio” funzionale alle aspirazioni politiche del suo vertice. Indagato per abuso d’ufficio e peculato, infatti, Pasqualino Ruberto (nominato presidente di “Calabria Etica” dall’ex governatore Scopelliti) si era candidato a sindaco di Lamezia Terme alle ultime amministrative.

Pochi giorni prima delle regionali e in vista delle comunali della città in provincia di Catanzaro, Ruberto aveva proceduto all’assunzione di 251 lavoratori nell’ambito di quattro progetti. A questi poi se ne sono aggiunti altri 450 sui cui contratti stanno ancora indagando gli investigatori che nei mesi scorsi hanno acquisito tutta la documentazione nella sede della società in house e negli uffici della Regione Calabria.
I 361 mila euro sequestrati, per equivalente, a Pasqualino Ruberto sono, stando agli accertamenti dei carabinieri, la cifra complessiva di due mensilità degli stipendi pagati ai primi 251 lavoratori assunti.

Il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il pm Graziella Viscomi hanno iscritto nel registro degli indagati anche Vincenzo Caserta, l’ex dg del dipartimento lavoro della Regione Calabria, a cui vengono contestate due ipotesi di abuso d’ufficio. Nei suoi confronti, la Procura ha chiesto la sospesione dai pubblici uffici. Adesso il giudice per le indagini preliminari dovrà fissare l’interrogatorio e decidere se applicare il provvedimento interdittivo. La Procura sta cercando di capire come mai, tranne pochi casi, tutti gli assunti da Calabria Etica (società adesso commissariata) sono residenti a Lamezia Terme, nella stessa città in cui Ruberto si è candidato a sindaco ed è oggi consigliere comunale di opposizione.

Membro dell’assemblea nazionale del Nuovo Centrodestra, inoltre, Ruberto aveva firmato un co.co.pro. da 114 mila euro all’anno alla fidanzata Bianca Maria Vitalone che poi si è dimessa dopo che è scoppiata la polemica. Tra gli assunti c’erano anche la sorella della fidanzata, alcuni parenti stretti del socio del suo studio professionale e alcuni animatori dell’associazione politica Labor (motore della sua campagna elettorale) che avrebbero beneficiato di contratti che vanno da 24 a 71 mila euro all’anno.

Spacciandosi per progetti in favore delle famiglie disagiate, secondo gli inquirenti, Calabria Etica era diventata un “assumificio” sul quale adesso la procura vuole vederci chiaro. Il sequestro eseguito stamattina dai carabinieri, infatti, copre solo una parte del costo dei 700 contratti firmati da Ruberto tra la fine del 2014 e le prime settimane del 2015. Contratti che, complessivamente, impegnavano Calabria Etica (e quindi la Regione Calabria) per un milione e 300mila euro.