cinghiali 675Dopo l’aggressione a Salvatore da parte di un gruppo di cinghiali a Cefalù e una serie di articoli usciti sull’argomento, ho deciso di contattare il Prof. Carlo Consiglio, zoologo e presidente onorario della Lega Abolizione Caccia (Lac) per commentare, insieme a lui, cosa realmente potrebbero e dovrebbero fare le istituzioni.

Sono ovviamente dispiaciuta per la morte dell’uomo e vicina alla famiglia, ma credo sia giusto ricordare a tutti che i primi responsabili della sua morte non sono i cinghiali, ma gli uomini, i cacciatori e le istituzioni, che spesso adottano scelte leggere, irresponsabili e dettate da motivazioni economiche e politiche.

Angelo Pizzuto, presidente del Parco delle Madonie, ha definito la morte dell’uomo come un disastro annunciato. Dice di aver chiesto più volte aiuto ma il legislatore non ha ancora preso provvedimenti. Il sindaco di Cefalù, Rosario Lampuzina e il sindaco di Pollina, Magda Culotta, hanno chiesto l’abbattimento degli animali perché “si trovano ovunque, anche vicino alle abitazioni”.

Cosa si potrebbe dire a tutti loro? “Esprimo la mia solidarietà al presidente del Parco delle Madonie, ma preciso anche che, se come ‘aiuto’ intende l’abbattimento, non riuscirà mai a risolvere i problemi del parco, anzi, essi si aggraveranno sempre di più. Nel comprensorio delle Madonie c’è da molti anni un fenomeno di pascolo brado di maiali, che si sono incrociati con i cinghiali, dando luogo a ibridi che hanno caratteri intermedi tra cinghiali e maiali. Questi ibridi, probabilmente, sono più prolifici dei veri cinghiali e, inoltre, hanno meno paura dell’uomo. Comunque è probabile che, se si abbattono, i danni aumentino” spiega il Prof. Consiglio.

Sentiamo, spesso, parlare di cinghiali autoctoni e alloctoni. Quanto ha colpa l’uomo? Quanto hanno colpa le Regioni? “Enormi colpe. Basti pensare che un secolo fa il cinghiale era assente dall’Italia settentrionale; nell’Italia centrale e meridionale il cinghiale era presente ma in misura molto ridotta. Ancora 30 anni fa, l’areale del cinghiale in Italia (cioè l’area da esso occupata) era appena un quinto di quella attuale. Le cause di questa enorme esplosione di popolazione sono legate sia all’abbandono delle campagne per opera dell’uomo che alle immissioni fatte a scopo venatorio dalle Regioni, dalle Province e dalle associazioni venatorie, in parte con esemplari di razze estranee, di maggiore statura, spesso provenienti da allevamenti, talvolta addirittura ibridati con maiali domestici. Va rilevato che gli animali di allevamento sono in genere più prolifici di quelli allo stato naturale, perché in natura la selezione favorisce gli individui che producono il giusto numero di figli, mentre nell’allevamento vengono favoriti i più prolifici, perché il cibo è disponibile in misura illimitata, in quanto è fornito dall’uomo.

Per lo stesso motivo gli animali domestici tendono ad essere più prolifici dei loro antenati selvatici. Quindi è probabile che queste immissioni abbiano causato un aumento della prolificità dei cinghiali. Possiamo, dunque, ben dire che la caccia in Italia è stata la causa della grande diffusione dei cinghiali e quindi dei danni da essi prodotti. Basti pensare che dei fondi a disposizione delle Amministrazioni provinciali, per far fronte all’impatto causato dalla fauna selvatica sulle attività antropiche di interesse economico, l’80% viene annualmente destinato al risarcimento dei danni causati dal cinghiale; il restante 20%, invece, va a rimborsare i danni causati da tutte le altre specie. In tutta Europa il cinghiale arreca danni all’agricoltura per oltre 80 milioni di euro all’anno, ma gli abbattimenti non sono un metodo efficace per evitare o limitare i danni, anzi, potrebbero incrementarli” dice il Prof. Consiglio. Uccidere gli animali per contenerne il numero è la scappatoia spesso adottata dalle Regioni e dalle Province, le stesse istituzioni che prima avallano l’immissione degli animali e subito dopo decidono di risolvere l’emergenza abbattendoli.

E’ questa la soluzione? “No, non solo da un punto di vista animalista, ma anche da quello tecnico, questa soluzione è rozza e semplicistica. Per trovare la giusta soluzione bisogna prima di tutto conoscere la struttura di popolazione ed il comportamento degli animali, cose che i nostri governanti naturalmente ignorano. Bisogna sapere che i cinghiali vivono in gruppi di sole femmine più i piccoli dell’anno, chiamati “compagnie”, nel cui ambito esiste la sincronizzazione dell’estro (periodo in cui una femmina è recettiva all’accoppiamento), cioè tutte le femmine di una stessa compagnia vanno in estro nello stesso momento, e per conseguenza anche tutti i parti delle femmine della stessa compagnia avvengono in un breve periodo di tempo. Quando le nascite sono così regolate, le femmine hanno in genere una sola gravidanza all’anno, incominciando con il secondo anno di vita.

Ma quando i cinghiali sono pesantemente cacciati, le compagnie si disperdono, le femmine diventano feconde già nel primo anno di vita e tendono ad avere due gravidanze all’anno. Di conseguenza, le popolazioni di cinghiali si accrescono invece di diminuire, così come i danni da loro causati. Infatti, nonostante in Italia da tanti anni si facciano abbattimenti di cinghiali, i danni aumentano sempre“. Altra questione che non digerisco – non senza ragione – è la scelta di demandare ai cacciatori la gestione degli animali selvatici ed è della stessa mia opinione il Prof. Consiglio: “E’ un gravissimo errore, per la semplice ragione che i cacciatori hanno tutto l’interesse a modificare i dati.

Prendiamo per esempio i censimenti, che sono alla base di qualsiasi gestione. I cacciatori hanno interesse a mostrare che ci sono molti animali, per convincere le amministrazioni regionali e provinciali e gli ambiti territoriali di caccia a mantenere aperta la caccia alle specie relative e per farsi assegnare carnieri più alti. Inoltre, essi saranno favorevoli a fissare carnieri che massimizzino la rendita e non la grandezza delle popolazioni interessate”. Gli abbattimenti vengono fatti in tutta Europa, in ogni stato con metodi diversi che possono variare localmente. Uscendo dall’Europa ci sono paesi, come gli Stati Uniti, per esempio, che adottano altri metodi per contenerli, come i contraccettivi. E’ naturale chiedersi se funziona, se è costoso e soprattutto perché in Italia non viene utilizzato questo metodo! “Esiste il vaccino GonaCon che viene definito come “efficace, umano e sicuro”. È contenuto in una siringa che viene sparata con un apposito fucile; l’effetto secondo alcuni autori durerebbe più anni.

Ma ci sono metodi ancora più semplici, i migliori sono le recinzioni elettriche unite alla pasturazione in foresta. Le recinzioni elettriche costano pochissimo e, per questo motivo, sono molto usate anche dai pastori in montagna. Vanno però disposte intorno all’insieme dei campi coltivati e non intorno ad ogni singolo terreno. Inoltre, devono essere combinate con la pasturazione, perché i cinghiali devono trovare qualcosa da mangiare, altrimenti saranno portati a forzare le recinzioni. Le pasturazioni con mais devono essere situate in foresta ad almeno un chilometro dalle colture da proteggere. Si dice che le recinzioni elettriche permettano di conseguire risultati “davvero eccezionali” nella prevenzione dei danni, raggiungendo perfino il loro azzeramento”.

Cosa possiamo fare se dovessimo imbatterci in un cinghiale con prole, come dobbiamo comportarci? “Come con qualsiasi animale di grande mole e potenzialmente pericoloso: allontanarsi cercando di non mostrare di avere paura” conclude il Prof. Consiglio. Il caso di Cefalù, come quello di Daniza e dell’orso KJ2 (di cui parlerò a breve), è un esempio di malagestione della fauna selvatica da parte delle istituzioni. Esse dovrebbero dedicare e investire maggiormente denaro sull’educazione ambientale, anche nelle scuole, per insegnare il corretto rapporto uomo-animale. Tanti casi di animali “killer” – come vengono definiti da istituzioni e giornali – non esisterebbero, se gli uomini fossero in grado di rispettare il loro ambiente, adottando i giusti comportamenti.