luciano d'alfonso 675

Esce il giorno 7 Agosto 2015 il decreto con cui il Ministero dell’Ambiente rilascia la compatibilità ambientale per Ombrina Mare, il complesso di 4-6 pozzi, una piattaforma, condutture sottomarine, una nave desolforante con fumi, torce, termodistruttori, in azione 24 ore su 24 nei mari d’Abruzzo, a due passi dal tormentato Parco Nazionale della Costa Teatina.

E’ dal 2008 che eroicamente noi abruzzesi ci opponiamo a questo progetto. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, sono cambiati i governi, gli interlocutori, è cambiata anche la ditta proponente. Non è cambiata la nostra testardaggine e lo spirito con cui ci si è opposti con ogni mezzo a Ombrina. Dopo la vittoria di Bomba, e del Centro Oli di Ortona, anche loro progetti di pozzi e desolforatori, sarebbe stata una bella tripletta di democrazia trionfante da parte di gente forte e gentile.

Per adesso, non è così. A Matteo Renzi e a questo governo piacciono le trivelle, e non c’è democrazia, o intelligenza o buon senso che tenga. Nessuno mette navi desolforanti così vicino a riva nel mondo civile, ma in Italia sì. Il decreto ministeriale è qui. Fa un po’ ridere. Ci sono prescrizioni tanto perché ci devono essere, ti dicono quante cifre significative devi scrivere nei rapporti, che devi far riferimento ai gradi Kelvin, che devi fare una campionatura fotografica dello strato di fondo e che occorre archiviare tutte le bolle di accompagnamento. C’è pure una sezione che si intitola “autocontrollo”.

Fa anche ridere che dicano che siano assolutamente vietati i fanghi a base di oli, senonché questi siano già stati usati nelle prove del 2008, quando parlavano anche dell’uso di acidi e di possibile fratturazione. C’è tutto l’iter burocratico, ma ci si dimentica della bocciatura del 2010 sotto la Prestigiacomo. Si parla di 6.5 chilometri da riva, mentre nel punto più vicino alla costa le coordinate indicano una distanza di 5.5 chilometri.

Cosa posso dire?

Se ci penso è veramente folle. A neanche dieci chilometri da riva, nel bel mezzo di un mare chiuso, vicino alle spiagge, vicino a un parco nazionale. Ma che razza di ministero dell’Ambiente è uno che approva queste cose? Mistero.

In tutta questa faccenda, la figura più oscena l’hanno fatta i politici della regione. E siccome è lui adesso il governatore, la responsabilità maggiore ce l’ha Luciano D’Alfonso. Purtroppo nell’anno di tempo che ha avuto per difendere l’Abruzzo dagli UFO, come li chiamava lui riferendosi alle piattaforme petrolifere di Ombrina, non ha fatto granché. Mi sarei aspettata incontri risolutivi a Roma, con D’Alfonso che va a parlare con Renzi, Galletti, o che va in televisione, a dire a tutta l’Italia che non ci stiamo a farci trivellare. Dopotutto, l’aveva promesso in campagna elettorale. Dopotutto è un’intera regione che glielo chiede. E invece, ha giocato a nascondino. E’ stato come gli altri prima di lui al trainoe non ha neanche partecipato quando sono stati i cittadini normali a tenere alta l’attenzione.

E adesso? Adesso ci sono sessanta giorni per la regione Abruzzo per presentare ricorso al TAR. Speriamo, che almeno in extremis Luciano D’Alfonso si svegli.

Lo aspetto sempre, sulla TV nazionale – a ripetere davanti al resto d’Italia e a Matteo Renzi le parole pronunciate in campagna elettorale su Ombrina, se ne ha il coraggio.

Qui sull’uso di fanghi ora “assolutamente” vietati su Ombrina ma che evidentemente nel 2008 andavano bene.