Ci siamo stancati delle parole cadute nel vuoto e per questo chiediamo aiuto ai cittadini a cui chiediamo di firmare una petizione rivolta al presidente del consiglio Matteo Renzi affinché rispetti le promesse. Perché queste promesse sono tante e sembrano accanirsi contro le vittime. Le vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, ma non solo: pensiamo a Piazza Fontana, Piazza della Loggia (con le sue recentissime condanne all’ergastolo), treno Italicus, Rapido 904, via dei Georgofili. Tutte le vittime, un concetto da estendere anche ai feriti e ai familiari di morti e sopravvissuti. Ho provato a fare un elenco, delle promesse mancate, e sono davvero tante.

2 agosto 2013: risarcimenti e indennizzi mai visti

Era il 2 agosto 2013 quando il ministro Graziano Delrio assicurò che, entro settembre, la legge 206/2004 (Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice) sarebbe stata completamente attuata. Per agevolare questa operazione, avevamo sottoposto 10 punti che avrebbero permesso il completamento. Di lì è iniziata la pantomima.

Delrio, un mese dopo, mi informò che non si poteva fare e che occorreva aspettare la legge di stabilità. A me, in quanto deputato, l’onere di presentare un emendamento e a fronte di ciò il governo l’avrebbe fatto suo. Ovviamente l’emendamento l’ho presentato, ma è stato respinto. Ma c’è di più. Un emendamento è stato presentato anche da altri della maggioranza e riguardava i vitalizi (uno dei 10 punti che avevamo avanzato). Lo aveva elaborato l’Inps, ma era scritto talmente male che ci sono voluti 8 mesi per l’interpretazione corretta. Risultato: la proposta non era adeguatamente coperta dalle risorse stanziate (e ancora oggi le coperture non sono adeguate).

A questo punto dobbiamo saltare all’aprile 2014. È allora che vengono inseriti altri 3 emendamenti all’interno di un provvedimento sulle pensioni. Allora il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti assicurò che nella successiva legge di stabilità avremmo completato tutti i 10 punti. Peccato che l’Inps, dipendente dal suo ministero, confeziona una relazione tecnica assurda poi respinta dalla Ragioneria.

Passa l’estate e, dopo un’elaborazione delle associazioni delle vittime in cui ribadiamo l’assurdità della relazione dell’Inps, si ottiene l’inserimento dei 3 emendamenti nella legge di stabilità 2014-15. C’è anche la copertura stavolta, molto superiore al necessario. A posto allora? Macché. A luglio 2015 non c’è ancora traccia di nulla.

Il reato di depistaggio che non s’ha da fare

In questi anni in parlamento ho lavorato perché fosse inserito il reato di depistaggio nel codice penale. Sempre il 2 agosto 2013 il solito ministro Delrio assicurò che vi sarebbe stata una corsia preferenziale per questa legge. Non solo non è avvenuto, ma per farlo approvare alla Camera abbiamo dovuto penare e nell’ottobre 2014 la legge è passata con i voti favorevoli del Pd e del Movimento 5 Stelle. E al Senato? La legge – valida che prevede pene per tutti i cittadini che si macchiano di questi reati e che si aggrava nel caso di pubblici ufficiali – ‘è bloccata senza alcun apparente motivo. A me viene da pensare che, vista la situazione in Sicilia, i depistaggi che ancora oggi emergono nelle indagini in molte zone d’Italia e le frodi processuali che si ravvisano ogni giorni, ci sia chi ancora oggi abbia interesse a far sì che questo provvedimento rimanga lettera morta. Lettera morta che deve rimanere anche – o forse soprattutto – nel caso in cui qualcuno decida di collaborare facendo i nomi di chi ordisce il depistaggio con lo sconto di pena, per il collaboratore, fino a metà.

La direttiva Renzi sul segreto di Stato e sull’apertura degli archivi

Ecco, nell’aprile 2014 arriva la direttiva con cui si vuole fare luce (a parole, viene da dire) sui fatti di terrorismo e di stragi in questo Paese con l’apertura degli archivi e il loro versamento all’Archivio di Stato. Cos’è accaduto in tutto questo tempo? Ve lo racconto io.

Innanzitutto è accaduto che, partendo dal principio corretto della direttiva, le persone che hanno coperto crimini tanto gravi oggi sono chiamati a collaborare con questa farlocca operazione di disclosure che niente ha dischiuso, al momento. Difficile poi capire se e cosa viene versato all’Archivio di Stato se manca un elenco delle carte.

Inoltre è bene che i cittadini sappiano che il ministero degli Esteri con la scusa che non ha documenti con la dicitura “strage di ….” (Bologna, Italicus, Ustica, Brescia o qualsiasi altra) non verserà nulla. Forse dimenticano che sicuramente hanno tutti i rapporti delle ambasciate di Grecia, Spagna, Portogallo e America Latina, dove ci sono state dittature. E che quei rapporti che dovrebbero descrivere i rapporti con i terroristi e Gelli con quei Paesi.

Non meglio è andata al ministero degli Interni che candidamente ci ha avvertito che deve preselezionare i documenti: preselezionare vuol dire che, se va bene, consegnano solo le carte che ritengono opportuno consegnare. Inoltre non hanno naturalmente indicato i documenti del famigerato l’Ufficio affari riservati che tanta parte ha avuto della strategia della tensione.

Dal canto suo, invece, la Difesa deposita un po’ di documenti non digitalizzati e un altro po’ carte in digitale, ma senza gli originali rendendo così grandiose le possibilità di mettere in circolazione un falso.

Che fare? Ci aiutino i cittadini

Per uscire da questa pazzesca situazione, solo i cittadini ci possono aiutare. Innanzitutto firmando la petizione che abbiamo pubblicato in rete per supportarci nella richiesta a Renzi di rispettare gli impegni. Una richiesta, me ne rendo conto, che in molti tentano di ostacolare.

Matteo Renzi, presidente del Consiglio, deve rendersi conto che ne va della credibilità di questo governo continuare su una simile strada. E glielo ripeto: nessuno può utilizzare l’anniversario del 2 agosto per fare promesse vane senza pagare dazio.