Risarcimento per i familiari delle vittime. Il ministro agli Affari regionali Graziano Delrio, l’atteso rappresentante del governo in Consiglio comunale a Bologna, ricorda la strage del 2 agosto 1980 con poche risposte, ma una promessa. “Contiamo di garantire nel prossimo Decreto sicurezza alcuni provvedimenti sui risarcimenti, i tempi potranno essere pochi mesi”. Una conferma a lungo attesa dall’Associazione dei familiari delle vittime affinché fosse pienamente applicabile la legge 206 del 2004. “Finalmente va a compimento un atto dovuto – ha aggiunto Delrio – un concreto riconoscimento per i parenti delle vittime e dei feriti“.

Laura Boldrini conquista Bologna
“Verità e giustizia per la strage alla stazione”. Lo urla, invece, il presidente della Camera, Laura Boldrini, davanti a più di 5mila persone riunite nel piazzale della stazione ferroviaria per commemorare la strage del 2 Agosto del 1980, accolta dagli applausi in un contesto dove in passato ci sono stati i fischi. “Non sono qui a offrire parole di circostanza. Sono qui per stare vicina alle vittime, ai sopravvissuti e all’intera comunità di Bologna”, spiega la terza carica dello Stato, “Solidarietà è una parola a cui ho dedicato molti anni della mia vita. La domanda di giustizia sale da tanti luoghi del nostro Paese i feriti della strategia del terrore: Milano, Portella della Ginestra, Palermo e ora Bologna. Non è un caso. Qui siamo ancora costretti a chiedere che sia rimosso ogni velo su quegli eventi. Chiediamo la cosa più semplice e vale anche per Bologna. Mandanti, burattinai, strateghi, quelli che hanno pensato alla carneficina”.

Video di Giulia Zaccariello

La Boldrini trascina la folla, raccoglie applausi ad ogni passaggio del suo discorso, dona quel qualcosa che mescola passione e impegno, dolore e memoria, che questa piazza chiede da anni alle istituzioni, sempre così lontane e mute, mai convintamente presenti sul palco della stazione: “Avevo 19 anni e quella mattina era a Bologna. Da studentessa marchigiana cercavo una stanza in affitto. Poi la bomba, le urla e infine il silenzio. Seguì il dolore dei bolognesi, il disorientamento. Eravamo troppo giovani per comprendere piazza Fontana, piazza della Loggia, l’Italicus”, continua, “ma poi i fatti successivi – il rapimento di Moro, Ustica e Bologna – ci portarono a forza dentro una dimensione che ha segnato la nostra vita. Questa incapacità di dirsi tutto, di dire la verità, sta alla base del disamore delle istituzioni. E allora come si fa a tornare ad innamorarsene? Ci vogliono chiarezza e trasparenza e solo in questo modo si avrà completa giustizia”.

Poi la chiosa sul disegno di destabilizzazione con la strategia della tensione: “Eversione neofascista, apparati dello Stato e certa politica hanno tentato di destabilizzare il paese perché temevano risposte di progresso e libertà. Questo faceva paura e allora bisognava creare paura, chiudere le stanze in cui si discutevano le tendenze libertarie”.

Bologna dedica le sue strade alle vittime della strage
E’ stato un lungo applauso quando il corteo è partito da piazza del Nettuno verso la stazione. I nomi delle vittime, stampati di cartoncino bianco plastificato, sono stati portati dai cittadini, come se a sfilare ci fossero anche quegli 85 uomini, donne e bambini che il 2 agosto 1980 morirono. Tra chi ha manifestato in questo modo, c’erano anche personaggi celebri, come Ivano Marescotti, per il quale l’antifascismo, il rifiuto del terrorismo stragista, si fa anche qui, in questo giorno”.

Questo anniversario, il 33esimo, è riuscito a compiere un’operazione nuova rispetto ai precedenti: ridare un’identità alle vittime togliendole dal contesto delle statistiche a cui erano state relegate. Dunque per un giorno una serie di vie del centro perdono la loro denominazione e assumono quella di chi morì nella strage. Ecco che così, grazie all’iniziativa dell’associazione Piantiamo La Memoria e di Mattia Fontanella, scorrendo lungo piazza delle Medaglie d’Oro, il piazzale che dà sulla stazione, si leggeranno sulle targhe via Angela Fresu, via Francesco Gomez Martinez, via Manuela Gallon, via Natalia Agostini, via Sonia Burri, via Mauro Di Vittorio, via Kai ed Eckhardt Mader, via Sergio Secci, via Vincenzina Sala. In questo modo, strada dopo strada, dal centro ai viali, le 85 vittime “hanno accompagnato” le persone che sfilavano. Con la promessa, confermata dal sindaco di Bologna Virginio Merola nei giorni scorsi, che in almeno sedici casi – e poi si proseguirà nel corso del tempo – l’intitolazione di una giornata diventerà definitiva.

Epifani in corteo. Bolognesi: “Indispensabile puntare ai mandanti” 
Il segretario del Partito Democratico, Guglielmo Epifani, è rimasto sotto i portici di via Indipendenza preferendo rimandare le dichiarazioni politiche, comprese quelle legate alla stretta attualità, a un altro momento. È sotto il sole di Piazzale delle Medaglie d’Oro che, come da tradizione, prende la parola Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione vittime, che inizia sottolineando “il tristissimo calvario, l’ergastolo del valore deciso da altri” che i familiari dei morti e i sopravvissuti vivono da 33 anni. E ripercorrendo le sentenze che hanno condannato esecutori e depistatori, torna sulla ricerca dei mandanti e degli ispiratori politici della strage.

“Le memorie e gli atti che l’associazione ha presentato alla procura di Bologna”, dice Bolognesi, “ci raccontano una storia non solo di depistaggio, ma di pieno concorso alla strage. Pensiamo ad alcuni documenti di Gelli su movimenti di denaro da 10 milioni di dollari che seguono di poche settimane la bomba di Bologna. Soldi del Banco Ambrosiano” la cui analisi, interpolate con altre fonti documentali, conduce a tante organizzazioni, da Ordine Nuovo ad altri apparati di sicurezza rispetto a quelli già coinvolti nelle indagini fino alla mafia. “Ci sono stati poi personaggi a vocazione stragista”, ha aggiunto Bolognesi, “che hanno portato fino a oggi un depistaggio della memoria volto a un’assoluzione morale di chi invece è stato condannato. Oblio e mistificazione della realtà, fino a oggi, sono in carico sempre agli stessi”.

Virginio Merola, che ha preso la parola in piazza delle Medaglie d’Oro, ha esordito facendo un rifemento all’alta velocità e per questo una parte della folla ha indirizzato qualche fischio alla volta del sindaco di Bologna. La protesta è rientrata nel giro di poco e si è placata del tutto quando la parola è passata a Laura Boldrini. Intanto il procuratore di Bologna Roberto Alfonso, interpellato sulle frasi critiche pronunciate dal palco della commemorazione e rivolte alla magistratura da parte di Paolo Bolognesi, ha preferito non fare commenti. Alfonso, titolare del fascicolo sulla strage con il pm Enrico Cieri, ha affidato il pensiero dell’ufficio a una breve dichiarazione diffusa dal procuratore aggiunto e portavoce della Procura, Valter Giovannini: “La Procura – ha detto – non replica a chi rappresenta le vittime della strage. Stiamo solo tentando di individuare i mandanti di quel fatto orribile, a ben 33 anni di distanza, seppur con straordinarie difficoltà, ma in assoluta serenità”.

di Davide Turrini e Antonella Beccaria