La leggerezza e noncuranza con la quale Matteo Renzi e Tito Boeri (nella foto in alto) continuano ad annunciare riforme e riformette sui trattamenti pensionistici di milioni di italiani rivela una attitudine al cinismo sociale quantomeno sconcertante.

Il premier fiorentino dice di volere ritoccare meccanismi e requisiti delle pensioni anticipate, le vecchie pensioni di anzianità; il presidente dell’Inps di ricalcolare tutti gli assegni con il metodo contributivo. Assestando va da sè un colpo micidiale ai valori delle pensioni maturate.

Il cinismo di questi due lucidi signori si manifesta con nettezza rispetto ad almeno due ordini di problemi.

Il primo connesso alla delicatezza di un tema, quello della pensione, che il lavoratore si è costruito faticosamente nel corso di decenni e che solo per questo meriterebbe di essere trattato con delicatezza e rispetto senza cambiare continuamente le regole del gioco, mettendo a repentaglio la serenità degli anni finali di una vita nei quali, dopo aver versato corposi contributi,  quello stesso lavoratore finalmente avrebbe diritto alla sicurezza e alla stabilità dell’introito.

Il secondo ordine di problemi tocca invece il tema terroristicamente agitato per introdurre le continue novita che da oltre venti anni sconvolgono il mondo pensionistico: quello della insostenibilità economica dei trattamenti in corso soprattutto per  la precaria situazione delle casse dell’Inps.

A Renzi e Boeri vorremmo dire che se davvero hanno a cuore le sorti dei pensionati dovrebbero smetterla di utilizzare per fini politici impropri le casse dell’istituto pensionistico.

Altro che organismo previdenziale: da anni l’Inps è stato trasformato in un carrozzone assistenziale al quale si chiedono prestazioni che nulla hanno a che fare con la sua mission originaria, l’erogazioni delle pensioni. Diciamola tutta: l’Inps è stato considerato da quasi tutti gli ultimi governi come un provvidenziale bancomat per foraggiare politiche e istituti del tutto estranei ai suoi compiti istituzionali: dalla cassa integrazione, alle maternità, dalle malattie alle invalidità.

Basta dunque con questo terrorismo, cari signori. Lasciamo all’Inps fare il suo mestiere. Per le pensioni le risorse ci sono eccome. Basta non distorgliele per altri scopi. Tenendo bene a mente che se il governo vuole mettere in campo le sue politiche sociali e assistenziali, per riscuotere facili consensi, i soldi può andarseli a trovare altrove. Magari nel grande buco nero dell’evasione fiscale che ogni anno sottrae all’erario almeno un centinaio di miliardi di euro.

Solo che per far questo ci vogliono una solida volontà politica e  pure delle competenze. Che, ahimé, tardano ancora una volta a manifestarsi. Ammesso che ci siano.