Alexis Tsipras ha dovuto cedere alle pressioni delle cancellerie e accettare un commissariamento de facto del proprio Paese”. A scriverlo è l’Osservatore Romano. Secondo il quotidiano della Santa Sede “chi pensava che Tsipras, forte del referendum, avrebbe avuto un peso negoziale più forte si è sbagliato. Le immediate conseguenze dell’accordo sono già sotto gli occhi di tutti: con molta probabilità il Governo di Syriza è destinato a spezzarsi, lasciando il campo a un possibile esecutivo delle larghe intese legato a doppio filo alla nuova Troika. Più che smorzare i populismi e le spinte anti-europeiste, dentro e fuori la Grecia, questa situazione porterà a una loro radicalizzazione dalle conseguenze imprevedibili“.

Quindi il nodo centrale della questione: “Sul piano tecnico, il nodo più complesso di tutti è rimasto intatto: è stato semplicemente rinviato o peggio ancora rimandato al mittente. E il mittente avrà, dal canto suo, un lavoro molto difficile da compiere. L’accordo impone infatti un calendario molto preciso. Entro il prossimo ottobre il governo ellenico dovrà affrontare il nodo del sistema pensionistico, avviare il piano di liberalizzazioni (dai traghetti alle farmacie), privatizzare la rete elettrica, rivedere la contrattazione collettiva”.

Tutto questo, sottolinea l’Osservatore Romano, “in nome della salvezza dell’integrità europea, ma di quale Europa? Di certo non quella di Adenauer, De Gasperi, Schuman, quella fondata sulla fiducia, la speranza e la solidarietà figlie di una grande visione internazionale, in grado di sfidare anche le opinioni pubbliche nazionali e gli interessi elettorali”. 

Quanto alla creazione del fondo “nel quale far confluire beni greci fino a cinquanta miliardi di euro che dovranno servire a ripagare il pacchetto di aiuti dell’Esm sono in sostanza, una garanzia, o meglio un piano di privatizzazioni forzato“, mentre resta ancora da capire come, ovvero che tipo di strategia economica Bruxelles ha in mente e se il governo avrà o meno voce in capitolo”.