Lontano dai riflettori e forte della sua maggioranza, il governo Renzi tira dritto sugli F35, sicuro di sbaragliare senza clamori anche le ultime deboli resistenze parlamentari di chi vuole il ridimensionamento o la cancellazione dell’impopolare e costosissimo programma militare.

Solo grazie al sito web del Pentagono veniamo a sapere che la Difesa italiana ha firmato a inizio giugno un nuovo contratto con Lockheed Martin ordinando altri quattro F35 e portando così a 14 il totale dei velivoli acquistati finora dal nostro Paese. Il contratto, da circa 35 milioni di euro, è relativo all’ordine di un nuovo lotto di F35 (il decimo) comprendente quattro aerei: due convenzionali e due in ‘versione portaerei’ a decollo corto e atterraggio verticale. La cifra, una sorta di piccola caparra di prenotazione, riguarda solo i componenti a lunga consegna (Long Lead Items), mentre il grosso del pagamento – 150 milioni di euro ad aereo – verrà versato a rate alla conferma d’acquisto (2016) e poi alla consegna. E’ stato firmato anche un altro contratto datato 30 giugno, da circa mezzo milione di dollari: ennesimo pagamento per lo sviluppo del software di bordo che prosegue, con enormi difficoltà e ritardi, dal 2002.

La Difesa – che entro l’anno acquisterà definitivamente i due F35 del lotto precedente ordinati due anni fa – sta seguendo la tempistica di acquisizione prevista dalla pianificazione contrattuale originaria calcolata sul totale di 90 velivoli: sei aerei nel 2013, due nel 2014, due quest’anno (dovevano essere tre), quattro il prossimo (quelli appena ordinati), cinque all’anno nel triennio 2017-2019 e nove nel 2020. Esattamente i 38 velivoli previsti entro tale data dal Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) presentato dalla Difesa a inizio giugno, che infatti conferma il budget complessivo del programma, circa 13 miliardi di euro, stabilito nel 2012 dopo la riduzione da 131 a 90 aerei. Budget che invece, secondo la ‘mozione Scanu’ approvata lo scorso settembre, deve essere dimezzato.

Questo è il motivo per cui nella Commissione Difesa di Montecitorio, chiamata entro fine luglio a esaminare il Dpp del ministro Roberta Pinotti, i deputati delle opposizioni (Sel e M5S) e lo stesso capogruppo Pd, Gian Piero Scanu, chiedono al governo il rispetto degli impegni presi con il parlamento: “Sul programma F35 – ha dichiarato Scanu nella prima seduta sul Dpp – si rileva una mancanza di coerenza tra la programmazione degli acquisti cui il governo intende procedere e gli impegni indirizzati al governo stesso con la mozione approvata dall’Assemblea il 24 settembre scorso con il parere favorevole dello stesso Esecutivo”.

Se il capogruppo Pd in Commissione si dice sicuro che alla fine il governo accetterà il dialogo e farà un passo indietro sugli F35, le opposizioni sono pessimiste e prevedono che anche questa volta la Pinotti tirerà dritto, interpretando a modo suo l’impegno preso con il parlamento, dove in ogni caso nessuno ha i numeri per mettersi di traverso.

Per Luca Frusone, Cinquestelle, “la Pinotti verrà a ripeterci che non c’è nessuna contraddizione con la mozione Scanu giocando sulla debolezza e l’ambiguità di quel testo, non a caso approvato dal governo perché lasciava ampi margini di interpretazione”. Il riferimento è all’assenza di numeri di aerei e cifre finanziarie, alla dicitura “dimezzamento del budget originario” (quello per 90 o per 131 aerei?) e alla postilla “tenuto conto dei ritorni economici” (per Finmeccanica, diversi miliardi, o per l’erario, nulla?).

Secondo Donatela Duranti di Sel, più che le interpretazioni contano i numeri: “Quando in Commissione si arriverà a votare sul Dpp, una eventuale risoluzione contraria congiunta sostenuta da Sel, Cinquestelle, Scanu e pochi altri del Pd come Galli e Bolognesi, verrà semplicemente bocciata dalla schiacciante maggioranza Pd favorevole agli F35. Certo, rimane il significato politico, perché a quel punto verranno scoperte le carte in tavola e gettate tutte le maschere”.

Di fronte alla rassegnazione che sembra prevalere tra i parlamentari, Francesco Vignarca, portavoce di Rete Disarmo e della campagna Taglia le ali alle armi sostiene la necessità di non arrendersi e di continuare a pretendere che il governo rispetti le decisioni del parlamento: “Sugli F35 il Ministero sta andando avanti senza ripensamenti, senza trasparenza e ignorando le mozioni parlamentari che chiedevano una riduzione del budget, riconfermato invece nell’ultimo bilancio della Difesa. Continuiamo a chiedere alla Pinotti un incontro, che finora ci ha negato, per discutere questa grave situazione”.