La struttura di missione, il feudo guidato per una dozzina di anni con mano salda e felpata da Ercole Incalza, è stato soppresso. Il ministro Graziano Delrio ha spento il cuore pulsante del ministero delle Infrastrutture dell’era berlusconiana. La cabina di regia delle grandi opere al centro dell’indagine della Procura di Firenze del marzo scorso che ha portato alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi e agli arresti per Ercole Incalza, che la dirigeva, oltre per il direttore dei grandi lavori Stefano Perotti, che spesso otteneva le direzioni lavori delle grandi opere, è stata soppressa.

La rampa di lancio di molte delle opere tristemente note per le inchieste degli ultimi anni, dal Mose all’Alta velocità, era passata indenne (a parte una breve eclissi con Antonio Di Pietro ai tempi del governo Prodi) nell’era di Corrrado Passera e Mario Monti, nell’era di Enrico Letta e anche in quella del premier attuale che aveva lasciato al suo posto sia Maurizio Lupi che il suo amico Ercole. Il fulcro del sistema della legge Obiettivo, disegnato da un grande progettista di trafori come Pietro Lunardi proprio per bypassare i controlli con il general contractor e la Struttura di missione, ha subito un gran colpo in gran silenzio una ventina di giorni fa. Il decreto del 9 giugno scorso che sopprime la Struttura porta la firma del ministro delle infrastrutture Graziano Delrio e rappresenta la prima mossa dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio per mettere le mani sulle leve della macchina di Porta Pia.

La prima conseguenza indiretta è stata che Incalza è oggi un uomo libero. Il suo avvocato Titta Madia – che spera di ottenere il suo proscioglimento per la quindicesima volta – ha sfruttato proprio la soppressione del suo ex ufficio per sostenere che Incalza non aveva più nulla da inquinare, anche volendo. La prima conseguenza diretta invece è stato lo spodestamento dell’uomo destinato a succedere a Incalza, quel Paolo Emilio Signorini che poteva rappresentare una sorta di rinnovamento nella continuità per gli uomini del passato. Che fine farà il potere un tempo accentrato nelle mani di “Ercolino”? Le competenze sono già state suddivise tra le direzioni generali esistenti.

Delrio non ha ancora messo sulle poltrone più importanti del suo ministero uomini di sua fiducia e si sta guardando attorno. A gestire le competenze sulle grandi opere stradali che in passato erano in mano a Incalza troviamo il direttore generale Ornella Segnalini. Per le opere ferroviarie le competenze passano ad Antonio Parente. Quelle di edilizia statale come per esempio il Mose vanno alla direzione di Giovanni Guglielmi, già coinvolto in varie indagini sulla ricostruzione dopo il sisma di L’Aquila. Alla direzione per le metropolitane troviamo Virginio Di Giambattista protagonista di una telefonata trascritta negli atti dell’indagine che ha portato all’arresto di Incalza. Di Giambattista, non indagato parla con Sandro Pacella, un collaboratore di Incalza anche lui arrestato.

Nella telefonata Pacella informa il direttore delle opere ferroviarie che Incalza si sarebbe trasferito con lui in un ufficio a Roma vicino al ministero, appena lasciata la struttura di Missione. Pacella sembra aver confidenza con il dirigente: “Devi venire a trovare a me insomma eh! Mica soltanto a Ercole… io lavoro comunque con lui fuori (…) lontano dagli occhi lontano dal cuore capito lontano da tutti sto lì e quindi poi mi muovo con Ercole quando c’abbiamo da fare fuori … (. . .) … io pensavo che mi chiedessero qualcosa per essere da traît d’union… ma a quanto sembra … problemi loro insomma poi vedremo .. va bene okay”. A capo della direzione lavori autostradali troviamo invece Mauro Coletta, già capo dell’Ispettorato dell’Anas. Fu assolto nel 2011 per una convenzione del 2004 stipulata da Anas e Agenzia Torino 2006 con le aziende di Marcellino Gavio, sponsorizzata dall’ex viceministro di An Ugo Martinat. Gavio e Martinat sono deceduti prima della sentenza. I pm chiedevano un anno per Coletta ma per i giudici non era consapevole dell’illiceità della convenzione. Assolto e promosso ora controlla i lavori autostradali.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 giugno 2015