Nel giorno dell’ennesimo vertice per tentare di venire a capo della crisi greca, Alexis Tsipras ha lasciato Atene alla volta di Bruxelles accusando i creditori di “non aver accettato le proposte” del suo governo per sbloccare l’ultima tranche di aiuti e “non volere l’accordo”. Sul suo account Twitter il premier ellenico ha scritto che “l’insistenza di alcune istituzioni nel non accettare misure equivalenti non si è mai verificata prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto”. “Questo atteggiamento”, continua il tweet, “può solo significare due cose: o non sono interessate all’accordo o sono al servizio di interessi specifici“.

L’attacco alla ex troika va letto anche alla luce delle critiche interne al piano presentato da Tsipras ai creditori, che prevede una rimodulazione dell’Iva, un aumento delle tasse per i cittadini con redditi relativamente alti, una nuova imposta per le aziende con oltre 500mila euro di utili ma anche un graduale stop ai prepensionamenti e un innalzamento dell’età di uscita dal lavoro. L’ala sinistra di Syriza ha escluso di poter dare il proprio ok a queste misure, definite “estreme e antisociali”. Tsipras ha risposto, per tramite del portavoce Gabriel Sakellaridis, che se il governo non otterrà la maggioranza in Parlamento potrebbe decidere di indire elezioni anticipate o un referendum popolare.

Secondo un documento citato dai mezzi di informazione greci, i creditori internazionali hanno presentato una controproposta in cui insistono sulla necessità di ulteriori tagli alle pensioni e un maggiore aumento dell’Iva, ma chiedono di non ritoccare all’insù le imposte sulle società perché la misura potrebbe trasformarsi in un boomerang per la già disastrata economia ellenica. Mentre non ritengono sufficiente l’aumento delle entrate del sistema pensionistico attraverso l’incremento dei contributi.

Si tratta di pessime premesse in vista del vertice con il presidente della Bce Mario Draghi, la numero uno del Fondo Christine Lagarde e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker durante il quale dovrebbero rimodulati i tempi del rimborso del debito, che Atene chiede siano ulteriormente allungati. Fonti europee hanno confermato che “le posizioni prima dell’incontro con Tsipras sono ancora lontane su molti punti”. “Ieri non ci sono stati molto progressi”, ha detto un funzionario vicino alle trattative, sottolineando che la ristrutturazione del debito, richiesta chiave del governo Tsipras in cambio delle riforme, non è sul tavolo al momento perché non rientra nell’attuale accordo di salvataggio, il secondo. “Non ci siamo ancora, resta molto lavoro da fare”, ha precisato Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, che si riunirà di nuovo in serata dopo la fumata nera di lunedì. I tempi per trovare l’accordo sono strettissimi: ormai manca meno di una settimana al 30 giugno, quando Atene deve rimborsare 1,6 miliardi di euro al Fondo pena il default.

In attesa dell’incontro, le Borse europee che nei giorni scorsi avevano dato segno di credere nella possibilità di un accordo sono deboli. Piazza Affari, che aveva aperto in rialzo dello 0,41%, dopo le parole di Tsipras ha virato in negativo. E anche il rendimento dei titoli di Stato italiani a dieci anni, in discesa da venerdì scorso, è tornato a salire.