Ed è arrivata anche la seconda email dello staff: quella dell’espulsione dal Movimento 5 Stelle. Ora le tre consigliere comunali di Assemini, cittadina alle porte di Cagliari, potranno procedere con un ulteriore “ricorso al Comitato d’appello seguendo la procedura indicata dal regolamento”, così si legge nel testo firmato dallo “staff di Beppe Grillo”. Ma al momento Rita Piano, Irene Piras e Stefania Frau non faranno nulla: non si dimetteranno, né invieranno ulteriori controdeduzioni. Avevano accusato il sindaco Mario Puddu e la giunta, il primo eletto dal Movimento nell’Isola, di avere “uno staff occulto con ingerenze nel lavoro di governo ed evidenti conflitti di interesse”. E dalle informative ai vertici M5S e dagli interventi in Consiglio comunale sono passate a un esposto alla Procura. “Ci riserviamo di certo qualche azione – dice Irene Piras a ilfattoquotidiano.it – ma non sappiamo ancora quale, prendiamo tempo. Al momento non invieremo nulla, lo abbiamo già fatto singolarmente, non potevamo fare di più”. Il caso ha fatto molto discutere il Movimento in Sardegna, tanto che Ornella Piredda, l’ex funzionaria in Regione che con la sua denuncia ha fatto partire l’inchiesta sulle spese pazze ha deciso di lasciare il M5S in polemica.

L’espulsione era nell’aria dopo la sospensione decretata a maggio, ma la tempistica ha creato ulteriore delusione: “Hanno aspettato le elezioni amministrative”. E in particolare l’ulteriore ballottaggio di Porto Torres di metà giugno, in cui ha trionfato un sindaco a 5 stelle. Prima del voto, raccontano ancora, abbiamo tentato di contattare pure i parlamentari Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista in Sardegna per la chiusura della campagna elettorale. “Erano ad Assemini – specificano – ma non ci hanno risposto”. Le tre dissidenti, ormai ex, hanno deciso che resteranno in Consiglio comunale: “Il mandato elettorale è distinto dal mandato politico. Siamo state elette dai cittadini e abbiamo una missione da portare avanti”.

Nell’email che decreta la fine della carriera M5S, nero su bianco le contestazioni: ossia la violazione – grave, reiterata e sostanziale – degli “obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura e dei principi fondamentali di comportamento degli eletti del Movimento 5 Stelle”. Non solo: sono accusate di diffamazione e di aver boicottato l’attività politico istituzionale di primo cittadino, giunta e consiglieri. In particolare avrebbero svolto “attività propagandistica contro altri consiglieri comunali eletti nella lista civica del M5S, in difetto di espressa autorizzazione”. E con l’aggravante del “clamore”. Da qui il possibile “danno di immagine”. Loro rigettano le accuse, ribadiscono di non aver violato i principi del Movimento e di aver un chiaro obbligo di “vigilanza” acquisito con l’elezione. E aggiungono: “Quando entra in gioco la magistratura, la politica dovrebbe tacere”.

Nessuna sorpresa nemmeno per il primo cittadino Mario Puddu: “Sono mesi che vanno avanti gli insulti e le offese sull’operato della giunta. Ci sono elementi gravissimi e loro non hanno uno straccio di prova di quanto sostenuto”. Impossibile utilizzare ancora il simbolo della lista certificata a suo tempo a livello nazionale: “Non abbiamo capi, ma solo un’organizzazione collaudata. E non si può sentire che gli onesti, i puri siano sempre quelli espulsi: dai parlamentari ai consiglieri”. L’ultimo caso, analogo nella modalità, anche se di certo ben differente, è quello di Antonio Russo, in Liguria. Per Puddu, in ogni caso: “La maggioranza sarà meno forte, ma terrà. Sarebbe la stessa, in teoria, se qualcuno andasse via, ma non sarà così…”.