Porto Torres, Quarto, Venaria. Ma anche Augusta e Gela. Dalla Sardegna alla Sicilia passando per il Piemonte, il Movimento 5 stelle vince in sei comuni su oltre 500 che sono andati al voto (al primo turno aveva preso Pietraperzia), ma dove arriva al ballottaggio passa con percentuali che superano il 50 per cento. Se il giorno dopo il secondo turno delle elezioni comunali è il Partito democratico a dover fare i conti con l’amarezza delle sconfitte locali (da Venezia ad Arezzo fino a Matera), il M5S festeggia. “E’ un filotto a 5 stelle”, ha commentato Beppe Grillo su Twitter. E il pensiero corre subito alla variabile ballottaggio della legge elettorale voluta da Renzi che rimescola le carte e promette sorprese: “Ora siamo pronti per governare e per giocarci la nostra chance alle elezioni nazionali”, ha commentato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

L’elemento che fa la differenza e permette la vittoria è appunto il ballottaggio. Ogni volta, fino a questo momento, che i 5 Stelle si sono trovati al secondo turno, sono riusciti a catalizzare le preferenze di altri partiti e non solo quelle dei simpatizzanti. E’ l’effetto Parma e Livorno, quando gli elettori hanno deciso di premiare il cambiamento pur di veder ribaltare il tavolo in città dove avevano sempre governato i partiti tradizionali. In questo caso a influire sono state anche le politiche ambientali: si è votato in centri sensibili al tema, da Porto Torres fino a Gela, dove la priorità degli elettori era vedere messa al centro la salute dei cittadini. Una sola volta, se si considera quando i capoluoghi di provincia sono andati al voto negli ultimi anni, i 5 Stelle si sono lasciati scappare un ballottaggio: è stato il caso di Modena, dove ha vinto il candidato Pd Giancarlo Muzzarelli. Sotto la Ghirlandina il candidato M5S non ha saputo raccogliere le preferenze degli extra grillini e si è fermato poco prima del traguardo.

In casa 5 Stelle sono così già tutti concentrati sull’Italicum, che, come previsto dalla riforma, prevede il secondo turno se i partiti non raggiungono il 40 per cento dei voti. E che potrebbe non essere così sfavorevole ai pentastellati. “Dove siamo andati al ballottaggio, il Movimento 5 Stelle ha asfaltato i suoi concorrenti con una media del 70%”, ha commentato su Facebook Di Maio. “Questo conferma le enormi possibilità che abbiamo di governare il Paese accedendo al ballottaggio nazionale. Le persone vogliono vederci governare. E noi siamo pronti”. Secondo Di Maio, se a livello locale sono penalizzati dai meccanismi di voto, diverso sarebbe a livello nazionale: “La legge elettorale comunale ci è avversa: prevedendo ammucchiate di 10 liste per ogni candidato sindaco, per noi diventa un’impresa storica superare il primo turno con una sola lista. Ma quando ci riusciamo, al secondo turno il voto libero ci premia. Non vogliamo fare anche noi ammucchiate, perché se vinci devi poter governare liberamente. Senza capibastone che ti tirano per la giacchetta. A livello nazionale però correremo tutti con un’unica lista. Quindi per le prossime elezioni o cambiano la legge o a Palazzo Chigi è meglio che preparino le valigie”.

Resiste così il Movimento di Grillo e si radica un po’ di più sul territorio, con risultati che solo a gennaio sarebbero stati impensabili per chiunque e in particolar modo per deputati e senatori. Ci sono volute le comparsate in televisione e il contributo dei partiti, da Forza Italia allo stesso Partito democratico, che tra polemiche su corruzione e impresentabili hanno spento gli entusiasmi degli elettori. Se alle Regionali i 5 Stelle hanno retto il gioco senza portare a casa il governo di nessuna delle realtà al voto (nemmeno dove era più probabile, vedi Liguria), alle amministrative possono mettere le bandiere in sei comuni. Il patrimonio politico si allarga un po’ di più e soprattutto cresce la responsabilità: governare non è stare all’opposizione e i grillini dovranno fare i conti con maggioranze e obiettivi da raggiungere. Primo fra tutti i problemi c’è Gela: la legge elettorale ha dato la maggior parte dei seggi ai consiglieri Pd che governeranno con un sindaco M5S che almeno per i primi due anni non può essere sfiduciato. Si valuterà così giorno per giorno, provvedimento per provvedimento per cercare di non perdere per strada voti e sostegni in vista della sfida nazionale. Che a questo punto può riservare molte sorprese.