“Appoggiare Felice Casson o Luigi Brugnaro? Sarebbe un tradimento, un gesto innaturale per il Movimento 5 Stelle. Spingeremo per portare avanti il nostro programma”. Davide Scano, candidato M5S per la poltrona di sindaco a Venezia e già un mandato alle spalle da consigliere nei Verdi guarda al ballottaggio di domenica 14 giugno tra Pd e centrodestra con amarezza. E, nel pomeriggio di giovedì 11 giugno, parla a Ilfattoquotidiano.it. “Ci chiamate perché volete tirarci da una parte o dall’altra. Ma dov’era la stampa durante la campagna elettorale del primo turno? Dov’erano tutti quando noi cercavamo di scardinare un sistema corrotto? Adesso non faremo mai una dichiarazione pubblica. Ognuno farà le sue valutazioni con la propria testa”. L’alleanza scontata per tutti sarebbe quella con Casson contro l’imprenditore berlusconiano Brugnaro. Il senatore democratico ed ex magistrato è da sempre in buoni rapporti con il Movimento 5 Stelle: ad esempio proprio insieme ai grillini ha lottato in commissione Giustizia a Palazzo Madama per la legge anticorruzione e il dialogo tra le parti non è mai mancato. Però ancora una volta non basta: “Il problema di Casson”, dice Scano, “è che si porta dietro il Pd locale, quella macchina che non ha più nessuna credibilità dopo gli scandali. Come possiamo sostenerlo? Per noi non è abbastanza un segnale di cambiamento”.

Scano lo dice a mezza bocca: la sua rabbia è per essere stato abbandonato e perché nessuno, tranne forse lui, ha mai creduto che potesse fare un buon risultato. Venezia, travolta dallo scandalo Mose nei mesi scorsi, avrebbe potuto essere il banco della ribalta per un Movimento che predica pane e anticorruzione. Invece hanno ottenuto poco più del 12 per cento. Grillo in Laguna non è mai andato a fare comizi e quell’assenza forse ha fatto la differenza: “Ha deciso così”, continua Scano. “Ha scelto di mandare avanti noi. E’ vero che è tutto più difficile, ma così abbiamo ancora più responsabilità dei voti che prendiamo. E poi è venuto Alessandro Di Battista”. Ma niente in confronto alle pizze servite ai tavoli di Genova e Napoli o alle campagne mediatiche per la Liguria. Insomma, a Venezia hanno mollato la partita prima ancora di cominciarla.

E’ nervoso Scano, ma sono nervosi anche dalla base 5 stelle. “Non si può dire, ma Casson lo votiamo”, commentano alcuni attivisti che preferiscono rimanere anonimi. “Anzi, diremo di più, in molti lo hanno già votato al primo turno”. Secondo Repubblica i parlamentari M5S avrebbero mandato messaggi sul territorio dicendo di votare per il candidato Pd. Ma dallo staff negano: “Non è mai successo. Tutti lo desiderano, ma noi non ci schieriamo”.

I 5 Stelle di Venezia hanno deciso così di presentare un documento in 5 punti con il loro programma. Niente a che vedere con Laives, in Trentino Alto Adige, dove a condizione di veder sottoscritto il documento hanno deciso di sostenere la giunta di centrodestra del sindaco Christian Bianchi. “E’ il nostro modo”, spiega Scano, “per convincere le persone ad andare a votare. Siamo di fronte a una situazione in cui la maggior parte delle persone non andrà nemmeno alle urne o annullerà le schede. Invece così vogliamo spostare l’attenzione sui contenuti e non sulle dinamiche interne e cercare di dare speranze agli elettori che qualcosa possa cambiare. E del resto abbiamo avuto l’apertura sia di Casson che di Brugnaro”.

Tra i punti proposti: riorganizzazione della struttura burocratica del Comune così da tagliare gli incarichi inutili; progettazione urbanistica che preveda di non costruire su nuove aree agricole; riduzione delle società partecipate; infine le grandi navi fuori dalla laguna e lo scavo di nuovi canali.  “La stampa”, conclude Scano, “vuole uno sponsor per uno o per l’altro. Noi non ci stiamo e pensiamo al programma. Io non voglio solo fare il cane da guardia delle istituzioni, ma voglio portare a casa dei risultati”.