Il tasso di disoccupazione ha sfondato quota 12% sul totale della popolazione e sale oltre il 42% tra gli under 25, fotografia di una delle peggiori condizioni che subiscono i giovani italiani rispetto ai coetanei europei. Non solo. In Italia i disoccupati, nel periodo 2008-2014, sono raddoppiati, passando da poco meno di 1,7 milioni a 3,2 milioni di persone. Una situazione negativa che non si verificava dal 1977. A certificarlo è Bankitalia nella sua relazione annuale.

Sull’allarme dell’istituto di palazzo Koch ha detto la sua il segretario generale della CGIL Susanna Camusso, che ha parlato in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica dal Museo Cervi di Gattanico in Emilia. Replicando a chi le chiedeva un commento sui dati, il leader confederale ha detto che “non vorrei che anche la Banca d’Italia venisse definita gufo”, riferimento provocatorio nei confronti del premier Matteo Renzi. Quanto alla proposta di dialogo giunta dal segretario generale CISL Annamaria Furlan, Camusso si è limitata a replicare che “le resistenze su questo tema noi non le abbiamo mai avute, mi pare che sia il Governo ad avere allergie a discutere con chiunque, a partire dal tema della scuola”.

Tornando ai dati sulla disoccupazione, tra il 2008 ed il 2011 il numero delle persone in cerca di lavoro è “leggermente più contenuto della perdita dei posti di lavoro: rispettivamente circa 400mila e oltre 500mila unità. In quel periodo la minore offerta di lavoro, legata all’uscita dal mercato dei lavoratori scoraggiati, aveva contenuto il tasso di disoccupazione”, salito all’ 8,4% dal minimo storico del 6,1% raggiunto nel 2007. Invece, nel periodo 2011-2014,  a fronte di una perdita di altri 300mila posti di lavoro, le persone in cerca di impiego sono aumentate di oltre un milione. Tra i giovani il tasso di attività si è stabilizzato al 27,1%, anche grazie alla maggiore frequenza dei giovani nelle scuole di secondo grado, che posticipa di conseguenza l’ingresso nel mercato del lavoro. Tuttavia lo studio di Bankitalia afferma anche che “il peggioramento delle condizioni finanziarie delle famiglie e l’aumento delle rette di iscrizione hanno scoraggiato le immatricolazioni e indotto gli studenti già iscritti a ridurre i tempi di completamento dei corsi di studio”.

La quota dei giovani che non lavora né cerca un impiego è scesa all’11,9%, rimanendo però al di sopra dei livelli che si registravano prima del 2008. Inoltre il numero dei disoccupati di lunga durata è aumentato del 14,8%, passando dal 45,2% del 2008 al 60% delle persone in cerca di lavoro. Infine, Bankitalia rileva che il prolungamento della durata media della disoccupazione “ha interessato, in modo pressoché omogeneo, tutti i profili professionali”.