Ancora qualche settimana e la legislatura virerà per il giro di boa di metà mandato. Un appuntamento che, per prassi, coincide con il rinnovo della fiducia ai presidenti di commissione. E quello che si profila è una sorta di “rimpasto” parlamentare. Tra Camera e Senato, infatti, sono diverse le poltrone che traballano. E nel toto nomine del chi entra e chi esce c’è già chi è praticamente certo di incassare un paio di presidenze. Come il ras della Toscana Denis Verdini. Insieme ai suoi fedelissimi, subito dopo le Regionali di fine mese, si prepara a dare l’addio a Forza Italia per creare una componente autonoma costruita proprio intorno allo spirito del Patto del Nazareno e delle riforme che, d’altra parte, hanno contribuito direttamente a scrivere insieme a Matteo Renzi. Monetizzando, politicamente parlando, l’approdo e il sostegno alla causa del renzismo con la ricompensa delle agognate poltrone.

VALZER DELLE POLTRONE  A Montecitorio fino a qualche settimana fa era data in forse la permanenza dei dem Francesco Boccia (Bilancio) e Guglielmo Epifani (Attività produttive), in buona compagnia del collega di Palazzo Madama Massimo Mucchetti (Industria), che definire non allineati con le posizioni del governo è un eufemismo. «Ma alla fine, i presidenti in quota Pd resteranno al loro posto e a saltare saranno solo quelli di Forza Italia», assicura un autorevole esponente non renziano del Partito democratico. A rischiare la poltrona c’è, per esempio, l’azzurro Daniele Capezzone (Finanze), che a giorni alterni cannoneggia sulla politica economica dell’esecutivo. Poi c’è quella di Giancarlo Galan, alle prese con troppi guai giudiziari per restare a capo della commissione Cultura. Una casella praticamente già riassegnata: l’erede designato è il verdiniano Luca D’Alessandro. Al Senato, invece, scricchiola la sedia dell’azzurro Altero Matteoli (Lavori Pubblici). Ma anche quella del “Celeste”, Roberto Formigoni (Agricoltura), in quota Area Popolare, potrebbe essere immolata ad esigenze di riequilibrio delle forze in una maggioranza che ha visto negli ultimi mesi il Pd aprire le porte a nuovi arrivi, specie dalla fu Scelta Civica.

MAGGIORANZA BLINDATA  A confermare un ridimensionamento di Forza Italia alla guida delle commissioni è, del resto, il vice capogruppo alla Camera del Pd, Ettore Rosato: «Nel Partito democratico non sono previsti cambiamenti. Se le altre componenti della maggioranza vogliono fare una rotazione la scelta spetta a loro». Discorso diverso invece va fatto per Forza Italia: «Sono cambiate le condizioni politiche rispetto all’inizio della legislatura quando è nato un governo con una diversa coalizione che includeva Forza Italia – ammette il reggente del gruppo Pd alla Camera – Quindi sui singoli nomi verificheremo mentre su Galan è chiarissimo che non sarà più presidente di commissione: solo un regolamento barocco ci ha impedito di cambiarlo prima». Difficile per ora fare previsioni sui papabili in entrata sulle poltrone interessate dal “rimpasto”. Anche perché i rincalzi potrebbero arrivare non solo dall’elenco degli attuali componenti delle commissioni in odore di avvicendamento. Nulla vieterebbe, infatti, ai gruppi parlamentari di puntare anche sugli “esterni”, cioè su deputati e senatori che al momento siedono in altre commissioni.

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