La scienza delle stelle va verso una precisa direzione. “Entro cinque anni scopriremo tantissime altre biosfere lì su nello spazio, tanti pianeti adatti alla vita e sui cui è possibile che questa si sia sviluppata: ne sono più sicuro”. Ad affermarlo a ilfattoquotidiano.it, da Londra, è Garik Israelian, astrofisico di origine armena, che guidò il team che per la prima volta trovò l’evidenza, alla fine degli anni Novanta, della creazione di enormi buchi neri in seguito all’esplosione delle supernovae. Uno studio enormemente importante per le conoscenze attuali, ma ora Israelian punta a ben altro. “Ora abbiamo le tecnologie e abbiamo il sapere per indagare su quei pianeti che potrebbero ospitare la vita. Certo, magari non la vita come la conosciamo noi al momento, sicuramente qualcosa di diverso ma non per questo di meno affascinante. Ora, potenzialmente, siamo in grado di farlo”.

Israelian lavora quotidianamente fra le Canarie, dove ha sede sul Pico de Teide un enorme telescopio, e tante altre città del mondo. Ma non è un caso che il suo Starmus, il festival da lui lanciato nel 2011 che combina astronomia e arti e che si terrà anche l’anno prossimo sull’isola spagnola di Tenerife, sia stato presentato proprio nella capitale britannica. Proprio in questi giorni è stato infatti rivelato come la sede principale del più grande telescopio al mondo in progetto sarà proprio nel Regno Unito.

Lo Ska, Square Kilometre Array, programma internazionale per il quale finora sono già stati finanziati 650 milioni di euro, utilizzerà enormi antenne fra Australia e Africa meridionale proprio per indagare al di là dell’attualmente conosciuto. Un enorme osservatorio a livello globale che appunto utilizzerà diverse infrastrutture e che, oltre a investigare sulle origini dell’universo e sulla teoria della relatività di Einstein, cercherà anche prove della vita su altri pianeti. Proprio quello che ora più appassiona Israelian e tanti altri scienziati che sempre più si dedicano alla biologia “extraterrestre”.

Israelian, del resto, era un grande amico di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla luna il 20 luglio del 1969, venuto a mancare il 25 agosto del 2012. L’uomo che quindi per primo superò una prima barriera, portando il suo corpo, fisicamente, oltre una frontiera che pareva insuperabile. “Paradossalmente, Armstrong – che parlò alla prima edizione di Starmus nel 2011, di fronte a una platea entusiasta, ndr – era un po’ stufo di dover sempre parlare dello sbarco sulla luna. Era una persona molto timida, molto modesta, forse era anche stanco di essere associato a questo traguardo dell’umanità”. Ma anche Armstrong, sottolinea Israelian, aveva le sue stesse convinzioni: “I governi di tutto il mondo – spiega – dovrebbero investire molto più denaro nello studio delle stelle e dello spazio, perché così avremmo una società più bella. L’astronomia migliora le persone e ho sempre notato nella mia carriera come gli individui più interessati agli altri mondi abbiano una mente più aperta, persone che hanno capito quanto inutili rispetto al cosmo noi siamo e quanto stupido sia a volte questo pianeta sul quale viviamo”. Le guerre, la fame, la politica corrotta, la cattiveria. Tutto questo spaventa un astrofisico come Israelian, “ed è per questo che dobbiamo educare le giovani generazioni a questi studi, appunto per migliorare la società del domani”.

Studi che, appunto, potrebbero un giorno aprirci ad altre civiltà sparse chissà dove, perché no. “Dateci ancora qualche anno”, promette Israelian, “e vedrete che su qualche pianeta troveremo l’evidenza di un qualcosa di straordinario”. Anche di questo si parlerà, dal 27 giugno al 2 luglio del 2016, alla terza edizione di Starmus, che sarà inoltre un vero e proprio tributo a Stephen Hawking, astrofisico, cosmologo e astronomo britannico che è una vera e propria icona vivente della cultura scientifica popolare, quasi quanto lo stesso Albert Einstein. Quest’anno il film La Teoria del Tutto, diretto da James Marsh, ha avvicinato ancora di più il grande pubblico al pensiero e alle scoperte di questo scienziato, che l’anno prossimo presenzierà di persona al festival. Kermesse il cui obietttivo sarà appunto anche quello di combinare scienza e arti musicali: prevista la partecipazione anche di Peter Gabriel e di Brian May.