“Se la democrazia italiana non si libererà dalla zavorra delle Regioni, le Regioni trascineranno a fondo la democrazia italiana”. Goffredo Buccini, inviato del Corriere della Sera, nel suo Governatori. Così le Regioni hanno devastato l’Italia, racconta il potere degli enti locali attraverso le voci dei presidenti più influenti degli ultimi quindici anni, da Roberto Formigoni a Giancarlo Galan, da Renata Polverini a Roberto Cota. “È un potere immenso, che va ridimensionato, anche se abolirlo è impossibile”, ragiona l’autore. Tanto che nemmeno il premier Matteo Renzi, sostiene il giornalista, riuscirà ad arginare l’influenza dei governatori.

governatori buccini“E’ la storia di un saccheggio cominciato con la riforma del Titolo V nel 2001″, spiega Buccini. Il riferimento è al passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni che, nella visione dell’autore, ha creato forti squilibri e conferito una grande autorità ai presidenti degli enti locali. “Il termine ‘governatore’ in Italia non esiste – prosegue Buccini – ma è entrato nell’uso comune per dare l’idea dell’immenso potere del presidente di Regione, un po’ all’americana”. E proprio loro sono i protagonisti del libro. “Roberto Formigoni ti colpisce per il suo indomabile istrionismo – racconta l’autore – Piero Marrazzo per il suo dramma personale, Renata Polverini perché è una ‘unità combattente’, come la definisco nel libro”. E Roberto Cota, invece? “Sembrava non percepire che i soldi che ha speso erano denaro pubblico – prosegue Buccini – Mi ha detto che anche Marchionne ha un suo budget da spendere. Vagli a spiegare che lui amministra un’impresa privata”.

Questa ampiezza di potere ha generato non poche tensioni tra Stato e Regioni. L’ultima in ordine di tempo è quella sui 2,3 miliardi di tagli alla spesa sulla sanità, che ha visto la ferma opposizione dei presidenti. Senza dimenticare le recenti frizioni in tema di Jobs Act e quelle di pochi mesi fa sulla legge di Stabilità. Il premier e le Regioni, in diverse occasioni, non se le sono mandate a dire. “Bisognerebbe ridimensionare il potere delle Regioni ben più di quanto fa la riforma costituzionale, che agisce in modo ancora troppo timido – argomenta Buccini – Il problema è che Renzi ha a che fare con potentati locali. Era partito con ottime intenzioni, ma si è perso per la strada a causa delle resistenze fortissime all’interno del suo partito”. Con il risultato di un freno alle ambizioni: “Renzi non sta riuscendo a rottamare le Province, che sono ben più deboli, figuriamoci le Regioni”. Eppure, sostiene l’autore, all’interno dello stesso sistema degli enti locali si muovono spinte riformatrici. “Il tema è fortemente sentito anche dai presidenti di Regione più ‘illuminati’ – prosegue Buccini – Alcuni governatori come Caldoro, Zingaretti e Chiamparino sostengono che le Regioni devono essere superate da aree di competenze macroregionali”.

Per altro, racconta l’autore, il rapporto è difficile non solo con lo Stato, ma anche con i cittadini. “Le Regioni sono fumo negli occhi per sei italiani su dieci secondo l’Istat. Nel 2000 il 44 per cento degli italiani se ne fidava, nel 2008 il 39 per cento, nel 2014 solo il 14 per cento”, scrive Buccini. “Penso che gli elettori potrebbero castigare fortemente i politici nelle prossime elezioni regionali”, sostiene il giornalista. A fare infuriare i cittadini, è la tesi, sono stati gli scandali sulle spese pazze dei consigli regionali. E a questo si è aggiunto quello che il cronista definisce “l’infernale mercato delle vacche” sulle elezioni regionali. “Abbiamo visto accorpamenti, scioglimenti, alleanze fatte sulla semplice logica della preservazione del potere – spiega Buccini – Sono assurdità politiche. In Puglia stiamo assistendo al suicidio assistito di Forza Italia. Vincenzo De Luca, se vincerà in Campania, sarà sospeso il giorno dopo. Chi avrà voglia di votare alle prossime elezioni?”.