In amore? I ragazzi prendano spunto da Giacomo Leopardi. Parola di Fabrizio Falco, premio Mastroianni come miglior attore emergente nel 2012 per le sue interpretazioni in E’ stato il figlio di Ciprì, accanto a Toni Servillo, e Bella Addormentata di Bellocchio. E’ uscito da poco il suo audiolibro “Fabrizio Falco legge i Canti di Giacomo Leopardi” (1 CD MP3, versione integrale, euro 12,90 – download 7,74, Emons audiolibri) e il ventiseienne siciliano è ancora intriso di poesie su amori non corrisposti, ”pensieri immensi” e ”dolci sogni”.

Scusa Falco, cosa ha da insegnare un ragazzo ‘sfigato’ come Leopardi in fatto di amore?
“Sicuramente può insegnare a dare una certa complessità. Leopardi era un indagatore scientifico dell’animo umano, insegna a non fermarsi alla prima impressione di qualcosa, ma a cercare di guardarla in maniera più approfondita. Le sue poesie mettono l’anima al microscopio. Oggi abbiamo tantissimo bisogno di gente che ci faccia andare in profondità: la tendenza è alla superficialità”.

In questo momento sei fidanzato?
No.

Innamorato?
Come sempre, bisogna cercare sempre di essere innamorati. E’ uno stato bello.

Come quello di Leopardi, anche il tuo primo amore è stato infelice?
E’ difficile dirlo. Forse anche il mio primo amore non fu corrisposto, doloroso e travagliato. Abbastanza, ora che ci penso. La cosa bella è che ognuno riesce a rivedersi in certe categorie dello spirito che Leopardi racconta. Da ragazzino, l’amore si esprime spesso in una persona, ti senti addosso quella carica che nasce dall’essere innamorato di qualcosa, di qualcuno. Adesso però sto facendo riferimento a quel tipo di amore più consapevole, faticoso da trovare.

Leopardi, come molti giovani di oggi, era deluso dall’Italia, terra ”negletta” e ”sconsolata”.
”Sì, alcune poesie si fanno trattati filosofici, come all’Italia o La ginestra. Ci sono dei temi che sono estremamente attuali tant’è che non è un caso che il film che ha fatto Martone (Il giovane favoloso, 2014, con Elio Germano, ndr) sia andato benissimo, la gente si rende conto che Leopardi è una figura che ha da dire oggi all’Italia”.

Quali cose dice ad esempio?
“La perdita di certe origini, la perdita di valori legati al passato, che oggi non abbiamo più, non c’è più rispetto per il passato”.

Come ti sei sentito quando ti hanno chiesto di leggere il più grande poeta dell’Ottocento?
”Ho percepito subito la portata della sfida da affrontare. Da Vittorio Gassman a Arnoldo Foà, tutti i più grandi attori hanno interpretato I Canti. Ho cercato di approcciarmi con umiltà, cercando di mettere da parte tutto questo peso delle interpretazioni che si sono susseguite nel tempo e ho cercato di dare in maniera molto umile una mia lettura”.

Che lettura hai dato?
“Ho cercato di prendere più alla lettera i versi, di non dare un’immagine precostituita di un romantico pessimista cui spesso uno è portato a pensare, semplificando la complessità dell’intellettuale Leopardi. A volte nelle sue poesie c’è un sorriso malinconico. Un ricordo gioioso”.