Ha fatto il giro del mondo la storia del piccolo Ashya King, il bambino britannico di cinque anni colpito da un tumore al cervello, che i genitori avevano sottratto alle cure dall’ospedale di Southampton contro il parere dei medici, guarito dopo un’innovativa terapia con protoni cui si era sottoposto a Praga. Ma in cosa consiste la protonterapia questa particolare terapia oncologica, che sfrutta le proprietà del mondo dell’infinitamente piccolo?

“È un trattamento avanzato per la cura dei tumori resistenti alla tradizionale radioterapia, o non operabili perché vicini a organi vitali, come occhi, nervi, cervello”, spiegano gli esperti del Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, una delle quattro strutture al mondo in grado di effettuare questo tipo di trattamento sia con protoni che con ioni carbonio. L’Italia è, infatti, all’avanguardia in questo settore. Eppure il Cnao, una fondazione privata senza scopo di lucro istituita dal ministero della Salute nel 2001 ed entrata in funzione nel settembre del 2011, ha rischiato di chiudere nei mesi scorsi, per mancanza di fondi.Solo in extremis un emendamento alla Legge di stabilità ha scongiurato il pericolo, garantendo al centro di eccellenza pavese i 30 milioni di euro in tre anni necessari per proseguire la propria attività. “La costruzione del Centro – sottolinea Erminio Borloni – ha richiesto un investimento di 135 milioni di euro, il 50% in meno degli altri centri all’estero”.

A partire dal 2011 nelle strutture del Cnao sono stati trattati circa 500 pazienti. “Oggi al Cnao – precisa Borloni – trattiamo 23 tipi di tumore che non hanno altra possibilità terapeutica”. Ma quali sono i vantaggi di questa metodica rispetto alla radioterapia convenzionale che utilizza raggi X o elettroni? “L’adroterapia prevede principalmente l’uso di protoni – i fisici li chiamano “adroni”, particelle subatomiche non elementari, poiché formate da costituenti più piccoli come i quark -, più pesanti e dotate di maggiore energia degli elettroni, e quindi più precise nel trattamento dei tumori. In questo modo – spiegano gli esperti del Cnao – l’adroterapia, a differenza della tradizionale radioterapia, è in grado di colpire solo le cellule tumorali preservando i tessuti sani. Ciò consente di utilizzare dosi più intense di radiazioni, con maggiori probabilità di successo”.

L’adroterapia, al momento, non è ancora stata inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Il centro di Pavia è convenzionato con il Servizio sanitario nazionale solo per la Lombardia e l’Emilia Romagna. “Nelle altre regioni – spiegano gli esperti pavesi – è ancora necessario procedere con l’autorizzazione delle Asl di residenza, con grandi difficoltà per i pazienti”. Il Cnao, tuttavia, sta già attivando protocolli di collaborazione nazionali e internazionali per poter trattare anche tumori pediatrici. In questo modo, in Italia non dovrebbero essere necessarie fughe all’estero, come avvenuto al piccolo Ashya King.