I 500-700 milioni ipotizzati a ottobre dopo la bocciatura agli stress test della Banca centrale europea non bastano. Il consiglio di amministrazione di Carige ha varato infatti giovedì un aumento di capitale fino a 850 milioni di euro, che sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti convocata il 23 aprile prossimo. La decisione è arrivata il giorno dopo il via libera della Bce al piano di rafforzamento patrimoniale messo a punto per far fronte al “buco” di 814 milioni messo in luce dai test dell’organismo di vigilanza europeo. Per l’istituto di credito genovese, che ha chiuso lo scorso esercizio con perdite per 543,6 milioni e sta tentando di risollevarsi dopo la mala gestione dell’era Berneschi, si tratta del secondo aumento nel giro di un anno, dopo quello da altri 800 milioni del giugno 2014.

All’inizio di marzo la Fondazione Carige, che fino a un anno fa aveva il 46% della banca, ha ridotto la propria partecipazione all’8,5% cedendo il 10,5 alla famiglia Malacalza, divenuta così primo azionista. Una svolta che ha permesso di rivedere al rialzo l’ammontare dell’operazione, che l’ente zavorrato dai debiti e dalla maxi svalutazione della quota detenuta in Carige non sarebbe stato in grado di sostenere. Chiedendo più soldi ai soci, poi, il gruppo guidato da Giampiero Montani potrà prendersi più tempo per valutare l’eventuale cessione della controllata Cesare Ponti, specializzata nel private banking, e della società di credito al consumo Creditis, da cui stima di incassare circa 190 milioni.

La ricapitalizzazione, si legge nella nota dell’istituto, porterà la componente più pregiata del capitale (il Cet 1 ratio) al 12,7%, contro l’11,5% minimo richiesto dalla Bce, l’8,4% del 31 dicembre 2014 e l’8,7% a cui si arriva tenendo conto della vendita per 310 milioni al gruppo statunitense Apollo di Carige Assicurazioni e Carige Vita nuova, “il cui closing è unicamente subordinato al rilascio dell’autorizzazione” da parte dell’Ivass.

Il cda ha anche approvato il piano industriale 2015-2019 della banca, al termine del quale la banca punta a registrare un margine di intermediazione 1,1 miliardi e un utile netto di 208 milioni. Nell’orizzonte del piano è prevista la chiusura di 45 filiali e la cessione di sofferenze per 1-1,5 miliardi di euro.