La Fondazione Carige, azionista di maggioranza della banca genovese guidata da Cesare Castelbarco Albani, è riuscita lunedì a vendere, con un incasso di 91,2 milioni, un altro pacchetto di azioni Carige. Scendendo dal 29,8 al 19%, la soglia a cui il Tesoro l’ha autorizzata ad arrivare. Con un nuovo blitz, dopo quello messo a segno il mese scorso con scarso successo (il numero di quote cedute e i prezzi erano stati inferiori alle previsioni), l’ente guidato da Paolo Momigliano ha centrato così l’obiettivo di ridimensionare il proprio peso nel capitale prima dell’avvio della ricapitalizzazione da 800 milioni della banca, che dovrebbe prendere il via il 16 giugno. In questo modo la Fondazione, che all’inizio dell’anno aveva ancora in pancia oltre il 46% di Carige, potrà iniziare a ripagare i debiti, a partire da quelli vantati da Mediobanca (che ha anche in pegno una quota del 6,9% dell’istituto di credito), e partecipare all’aumento di capitale senza risentire di una pesantissima riduzione della propria quota nell’azionariato. 

A rilevare le azioni, a un prezzo unitario poco superiore a 0,38 euro, è stato “un ristretto numero di investitori istituzionali”, si legge in una nota della fondazione, che ha chiuso il 2013 con un rosso di 926 milioni dovuto per buona parte proprio alle perdite derivanti dalla svalutazione delle azioni di Banca Carige, che erano iscritte in bilancio a 1,35 euro e sono state portate a 0,43 (-70%). Da quanto si è appreso, anche in questa tornata tra gli acquirenti non ci sarebbe il nome di Andrea Bonomi, il numero uno di Investindustrial, il cui nome era circolato – insieme a quello dei genovesi Malacalza – tra quelli dei soggetti potenzialmente interessati a entrare in Carige. Questa volta, a differenza di quanto avvenuto il 20 maggio, la compravendita è avvenuta fuori mercato, perché la fondazione si era impegnata a non vendere in Borsa per 90 giorni le azioni che le sarebbero rimaste in mano dopo il collocamento del 10,96% (l’obiettivo iniziale era del 15%) per 95,2 milioni di euro. 

Intanto martedì mattina si è svolta, davanti al pm Silvio Franz e al procuratore aggiunto Nicola Piacente, la seconda parte dell’interrogatorio (iniziato venerdì scorso) di Giovanni Berneschi, l’ex presidente di Banca Carige arrestato il 22 maggio con l’accusa di truffa ai danni dell’istituto ligure.